Nel Brasile del dopo-Lula manca la fiducia, real al nuovo minimo storico

Real in caduta libera in Brasile, dove tutti i dati macroeconomici segnalano la sfiducia dei mercati verso la presidenza Rousseff.

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Real in caduta libera in Brasile, dove tutti i dati macroeconomici segnalano la sfiducia dei mercati verso la presidenza Rousseff.

Quando nell’ottobre del 2002, Luiz Inacio Lula da Silva si accingeva a diventare presidente del Brasile, il cambio tra real e dollaro schizzava a 4,05, segnando il record minimo per la valuta locale dalla sua introduzione nel 1994. Il mercato temeva derive socialiste del futuro presidente, in particolare, nutriva il sospetto che egli potesse ripudiare il debito e dare vita, quindi, a un default. Non dimentichiamoci che all’inizio di quell’anno a dichiarare fallimento era stata la seconda economia dell’America Latina, l’Argentina. Il clima era funesto, ma cambiò radicalmente, quando Lula mosse i primi passi da capo dello stato, dimostrandosi più pragmatico di quanto non si credesse. Ad un anno dalla sua vittoria, lo spread tra i titoli di stato a 10 anni in dollari del Brasile e i Treasuries crollava dal 25% al 5%. Il differenziale risultava quasi annullato alla fine del 2010, al termine degli 8 anni alla presidenza, quando Lula consegnò il paese alla “pupilla” Dilma Rousseff, anch’ella del Partito dei Lavoratori, che poté ereditare anche una crescita economica al 7,5%, un calo del numero dei poveri di 35 milioni di persone e un cambio con il dollaro a 1,60, rivalutatosi del 113% sotto il suo mentore.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/brasile-il-real-a-un-soffio-dal-minimo-record-sui-timori-di-un-altro-declassamento/  

5 anni fallimentari per Rousseff

Da allora, tutto è cambiato. E in peggio. Sotto i primi 5 anni di presidenza Rousseff, la crescita del pil è stata la più bassa dagli inizi degli anni Novanta, il real ha perso il 60% e oggi batte un nuovo record negativo a un cambio di 4,1791 contro il biglietto verde, mentre lo spread con i  Treasuries registra un allargamento verso i 500 punti base. La borsa brasiliana ha ceduto, nel frattempo, un terzo del suo valore, mentre l’inflazione è schizzata al 9,6%.

Per quest’anno, lo stesso governo – è notizia di ieri – stima un calo del pil del 2,4%, dopo che lo scorso anno era cresciuto appena sopra lo zero. Gli analisti prevedono per il 2016 una permanenza nella recessione e una contrazione dell’economia dello 0,8%. La crisi, va detto, è in buona parte addebitabile al crollo dei prezzi delle materie prime, mentre Lula poté beneficiare di una loro lunga fase di crescita. Indicatori agghiaccianti, che si mescolano alla grave crisi politica in atto da mesi e che ha portato ieri il presidente della Camera bassa, Eduardo Cunha, ad affermare che le richieste di impeachment per il capo dello stato potrebbero essere esaminate, anche se resta il dubbio se la Costituzione del paese ammetta la messa in stato d’accusa del presidente per eventuali reati commessi prima dell’insediamento alla carica. Su Rousseff pesa il sospetto di avere truccato i conti della compagnia petrolifera statale Petrobras, ai tempi in cui ne era a capo e sotto la cui guida si ebbe un enorme giro di corruzione, con mazzette stimate in 3 miliardi di dollari.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/il-brasile-tra-rischio-rating-e-impeachment/  

Ora serve austerità

Si capisce, quindi, perché tutti fuggano dal real, che ha perso il 46,5% su base annua e il 37% dall’inizio dell’anno. Su base mensile, le perdite ammontano a quasi il 14%. Il mercato sta sfiduciando la Rousseff, che ieri ha riportato, però, un’apparente vittoria politica al Congresso, che ha approvato 26 dei 32 veti presidenziali, volti a bloccare misure di spesa pubblica. Insieme al ministro delle Finanze,  Joaquim Levy, la presidente è impegnata ad evitare politiche di espansione della spesa e ad aumentare le tasse, al fine di tramutare il primo deficit primario atteso nella recente storia brasiliana in un avanzo. Senza il veto alle numerose proposte di legge del Congresso, spiegano fonti governative, la spesa pubblica sarebbe destinata a crescere di 128 miliardi di real in 4 anni, che al cambio attuale fanno quasi 32 miliardi, circa il 2% del pil. Ma quella della Rousseff appare una vittoria di Pirro, perché di fatto non indica una fiducia dei parlamentari nei suoi confronti, ma la semplice presa d’atto che bisognerà stringere la cinghia per riguadagnare quella credibilità andata persa e che era stata con difficoltà acquisita nei 20 anni precedenti.   APPROFONDISCI – https://www.

investireoggi.it/economia/il-brasile-vara-tagli-alla-spesa-e-aumenti-di-tasse-per-17-miliardi/    

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