Negozi chiusi la domenica: taglio di 34 miliardi, cosa rischiano i lavoratori

A gennaio è previsto l’avvio della proposta di legge per il voto definitivo relativo alle chiusure domenicali dei negozi, mentre uno studio di Bain & Company per Confimprese ipotizza uno scenario nero.

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A gennaio è previsto l’avvio della proposta di legge per il voto definitivo relativo alle chiusure domenicali dei negozi, mentre uno studio di Bain & Company per Confimprese ipotizza uno scenario nero.

Il futuro del commercio è a rischio e le famose chiusure domenicali potrebbero essere una delle ragioni di una crisi che va avanti da un pò. Secondo uno studio di Bain & Company per Confimprese oltre il fatturato a rimetterci potrebbero essere molti posti di lavoro.

Cosa rischiano i lavoratori

Lo studio di Bain & Company è stato commissionato per capire quali potrebbero essere le ripercussioni economiche anche dal punto di vista dei posti di lavoro qualora vada in porto l’introduzione della chiusura dei negozi la domenica, anzi precisiamo per 40 domeniche all’anno. L’indagine ipotizza che durante il primo anno in cui saranno attive le 40 chiusure domenicali, ci sarà un taglio di 34 miliardi di euro di fatturato e ancora più grave 90mila posti di lavoro in meno. A rimetterci potrebbero essere 70mila addetti alla vendita nella grande distribuzione e 10mila operatori del commercio all’ingrosso, a cui potrebbero aggiungersi altri 10mila posti nell’indotto ossia chi lavora nei ristoranti o bar situati vicini alle aree dello shopping, vigilantes, addetti alle pulizie, alla logistica, chi opera nel trasporto pubblico etc.

E’ chiaro che per i negozi dei centri commerciali le vendite maggiori si registrano proprio durante il fine settimana e una chiusura di domenica allargherebbe i danni non sono ai lavoratori dei negozi o supermercati ma anche a chi lavora in altri settori ma legati indirettamente a questi. Senza contare la possibilità di avere una busta paga più leggera, visto che chi lavora di domenica ottiene mediamente una cifra aggiuntiva di 370 euro l’anno o maggiore.

A rimetterci anche i conti delle imprese

Lo scenario ipotizzato sembra catastrofico, sempre secondo lo studio in oggetto, a rimetterci saranno i conti delle imprese con la conseguenza che molti punti vendita saranno costretti a chiudere.

Come riporta Il Sole 24 Ore, lo studio è stato presentato durante un incontro al Mise a Luigi Di Maio. Mario Resca, presidente di Confimprese, ha dichiarato: “Al Governo chiediamo semplicemente un “non fatelo”. Se la misura passerà salteranno almeno 90mila posti di lavoro con un calo dei consumi del 12 per cento. Il Paese è a un passo dalla recessione economica e ancora parliamo di chiudere i negozi le domeniche. Come possiamo fare ripartire i consumi, che sono al palo, adottando una misura recessiva che ci fa tornare indietro di vent’anni?.  Le nostre aziende, che aprono oltre 1.200 punti vendita ogni anno, stanno già limando al ribasso i loro piani di sviluppo per il prossimo anno. È inevitabile: non si può investire in un Paese che guarda indietro invece che sostenere un settore vitale per il rilancio dei consumi”.

Chi, invece, potrebbe guadagnare da questa situazione è l’e-commerce. Con la crisi dei punti vendita fisici e dei centri commerciali, il settore online potrebbe guadagnare un 35%  in più ma l’occupazione non ne beneficerà in quanto dei grandi poli logistici dell’e-commerce ormai vengono impiegati i robot e sistemi automatizzati che limitano l’impiego umano. Dunque se chiudessero negozi fisici, supermercati etc a causa delle chiusure domenicali, non sarebbe semplice reimpiegare chi ha perso il lavoro nel settore dell’e-commerce.

Nonostante tutto a gennaio è previsto l’avvio della proposta di legge per il voto definitivo relativo alle chiusure domenicali. I portavoce del M5S in commissione Attività produttive alla Camera dei deputati, hanno rilasciato una nota in risposta alle dichiarazioni del presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti: “Stiamo lavorando in Parlamento per ottenere il miglior testo di legge possibile e migliorare così la vita di tante famiglie, lavoratori e piccoli commercianti, che vivono attualmente una condizione unica in Europa. Vogliamo che la dignità delle persone venga prima dei guadagni, vogliamo valorizzare il tempo libero familiare e ripopolare i centri storici, tutelandoli dalla concorrenza sleale dei centri commerciali.

Abbiamo fatto un gran lavoro e a inizio gennaio taglieremo un nuovo importante traguardo, con l’arrivo della proposta di legge in commissione Attività produttive per il voto definitivo”.

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