Renzi e Berlusconi pronti a governare insieme, nascondendo la stangata fiscale

Silvio Berlusconi e Matteo Renzi cercano la via per governare insieme dopo le elezioni, puntando al caos politico-istituzionale. Il PD vuole il voto anticipato per nascondere agli italiani la maxi-stangata fiscale in arrivo sull'IVA.

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Silvio Berlusconi e Matteo Renzi cercano la via per governare insieme dopo le elezioni, puntando al caos politico-istituzionale. Il PD vuole il voto anticipato per nascondere agli italiani la maxi-stangata fiscale in arrivo sull'IVA.

Silvio Berlusconi e Matteo Renzi tornano a parlarsi, almeno sulla legge elettorale. Il leader di Forza Italia lancia un appello al PD per spingere sul modello tedesco, ovvero su un sistema di voto proporzionale con soglia di sbarramento relativamente elevata (al 5% in Germania), che al contempo assegni un premio di maggioranza alla lista o coalizione che raggiungesse almeno il 40% dei consensi validi espressi.

La lista o la coalizione che ottiene più voti esprimerebbe il nuovo premier. Secondo Berlusconi, reduce nel fine settimana da una svolta “neo-animalista”, l’alternativa sarebbe una “vittoria causale”, con riferimento ad altri sistemi di voto, come il maggioritario, che assegnando la maggioranza a uno dei tre schieramenti, tutti alla pari nei sondaggi, di fatto darebbe vita a un governo non rappresentativo.

Renzi non è un sostenitore del proporzionale corretto, non fosse altro perché gli verrebbe molto difficile ottenere la maggioranza parlamentare per tale via. E allora, su quale punto avverrebbe il compromesso? Sull’anticipo della fine della legislatura in autunno, forse già a settembre, stando allo stesso Berlusconi. In questo modo, il segretario del PD spererebbe di capitalizzare il successo alle primarie, ma soprattutto di evitare di guidare alle urne un partito, che verrebbe percepito dall’opinione pubblica come principale responsabile della stangata fiscale varata a fine anno con la legge di Stabilità per il 2018. (Leggi anche: I populisti italiani si rallegrino: Renzi e Berlusconi tornano a inciuciare)

La stangata fiscale che il PD vuole nascondere

Ad attendere gli italiani vi è una super-manovra da 20 miliardi per evitare che scattino gli aumenti dell’IVA al 25% per l’aliquota più alta, al 13% per quella intermedia. Parliamo delle ormai famose clausole di salvaguardia, le quali furono a suo tempo rinviate proprio dal governo Renzi, forse confidando che si sarebbe votato nei primi mesi del 2017.

Il modello tedesco lanciato da Berlusconi farebbe comodo a entrambi i leader e l’interesse nazionale non c’entra in queste considerazioni. Il leader azzurro punta a sganciarsi dall’alleanza con la Lega Nord di Matteo Salvini, raccogliendo un numero di consensi sufficienti (15%, 20%?) necessari per rimettersi al centro dell’arena politica dopo le prossime elezioni, divenendo indispensabile per la formazione di un nuovo governo, fosse anche guidato ancora dal PD.

Dal canto suo, il PD deve necessariamente anticipare le elezioni a prima della legge di Stabilità, evitando di regalare ulteriori consensi a Movimento 5 Stelle e Lega, allorquando gli italiani scoprissero di essere vittime di un maxi-aumento dell’IVA. (Leggi anche: Torna il rischio patrimoniale per evitare aumento IVA)

Il rischio di avere fatto male i conti

Il Nazareno-bis si reggerebbe su questa convergenza di interessi, ma che rischia di trasformarsi in un boomerang per i suoi contraenti. Una campagna elettorale che puzzasse di inciucio dopo il voto tra PD e Forza Italia spingerebbe parte dell’elettorato azzurro a riversarsi verso Salvini o Beppe Grillo, così come la base più di sinistra del PD a puntare sugli “scissionisti” del Movimento democratico e progressista o sempre su Grillo.

Se Renzi e Berlusconi puntano al caos per impedire che vinca nitidamente il Movimento 5 Stelle (nessuno schieramento può ad oggi credibilmente ambire al 40%) e per (continuare a) governare dopo le elezioni, non è detto che la confusione li rafforzerà. Messi insieme, Forza Italia, PD e centristi non raggiungerebbero oggi che circa il 45% dei voti, non sufficienti per avere i numeri per varare un governo insieme, ammesso che al loro interno, specie FI e PD fossero omogenei sul punto. (Leggi anche: Berlusconi punta al 40%, ma poi che succede?)

Una convergenza solo temporanea

Lo scenario più verosimile con il modello tedesco sarebbe quello di un governo istituzionale, guidato da un tecnico super-partes, che potrebbero essere l’attuale ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ma anche personalità come il presidente Inps, Tito Boeri, per arrivare a figure come Mario Draghi, governatore BCE, nel caso più drammatico di circolo vizioso tra caos politico e crisi di fiducia sui mercati finanziari.

Berlusconi, interessato ormai per ragioni anagrafiche a una prospettiva politica di solo qualche anno, punta ad accreditarsi quale kingmaker per il prossimo governo, mentre a Renzi interessa più che altro creare le condizioni per gestire la prossima difficile congiuntura sui conti pubblici, esternalizzandola a un premier non direttamente riconducibile al suo PD, per poi riprendere le redini del governo, una volta che si saranno calmate le acque e che magari si sarà riscritta per l’ennesima volta la legge elettorale nel senso più a lui favorevole.

Evidente come sia Berlusconi che Renzi stiano giocando troppo d’azzardo, altrettanto evidente che a rischiare di gran lunga di più sia il fiorentino. (Leggi anche: Troika sempre più vicina, scenario greco per l’Italia dopo le elezioni)

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