Nave Diciotti, Salvini indagato e veto al bilancio UE: la Lega marcia verso Palazzo Chigi

Il caso dei migranti al porto di Catania, l'insensibilità dell'Europa e le indagini a carico del ministro Salvini lasciano pensare che siamo entrati in una nuova fase politica e che il collasso della Seconda Repubblica stia accelerando.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il caso dei migranti al porto di Catania, l'insensibilità dell'Europa e le indagini a carico del ministro Salvini lasciano pensare che siamo entrati in una nuova fase politica e che il collasso della Seconda Repubblica stia accelerando.

E’ stato un fine settimana di alta tensione sul fronte politico, giudiziario e nei rapporti con il resto d’Europa. Il caso della Nave “Diciotti”, ferma per diversi giorni al porto di Catania e con 177 migranti a bordo, ha segnato uno spartiacque nella breve vita dello stesso governo Conte. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha vietato di scendere alla stragrande maggioranza degli ospiti, fino a sabato sera, tranne ai minori prima e alle persone in condizioni di salute critiche dopo. Il pm di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha aperto un’indagine a carico del ministro e del suo capo di gabinetto per le ipotesi di reato di “sequestro di persona, abuso di ufficio e arresto illegale”. Nelle ore immediatamente precedenti, il vertice tecnico informale a Bruxelles non esitava alcun passo in avanti sulla gestione degli sbarchi in sede UE, tanto che il premier Giuseppe Conte annunciava l’uso del veto contro il bilancio comunitario e il vice-premier Luigi Di Maio alzava i toni, sostenendo che l’Italia taglierà i 20 miliardi di finanziamenti annuali alla UE, sentendosi replicare dalla Commissione europea che rischia così la comminazione di sanzioni e il pagamento degli interessi, trattandosi di “un obbligo legale”.

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Qual è il senso di tutto ciò? L’inevitabile corsa verso il baratro dell’Europa sul piano politico, anzitutto. La vicenda è stata la più palese dimostrazione di come la UE non esista, sia semplicemente un’accozzaglia di stati senza alcun coordinamento e che ciascun governo pensa per sé. In queste condizioni, non si vede perché il razzista debba essere (solo) Salvini e non anche i restanti 26-27 stati dell’area. La stessa soluzione trovata per sbloccare l’impasse ridicolizza Bruxelles: 20 migranti se li sono presi in consegna l’Albania, altrettanti l’Irlanda e un centinaio la CEI, ossia i vescovi italiani. Ora, con tutto rispetto per i rappresentanti della Chiesa, non trattandosi di uno stato sovrano, la loro offerta implica che i 100 migranti saranno ospitati su suolo italiano, anche se le relative spese saranno a carico della Chiesa. In sostanza, nulla di più lampante per dimostrare come di spirito europeo, di solidarietà e di gestione collegiale dei problemi manco l’ombra.

Perché Salvini ha tirato così tanto la corda, finendo per essere indagato? Quando il magistrato agrigentino ha aperti il fascicolo sul suo nome, il leader della Lega avrà pianto di gioia. Non sappiamo se sia stato un atto dovuto sul piano giudiziario, ma abbiamo ben presente che su quello politico è stato il più grande regalo che si potesse fare al vice-premier, un boomerang d’immagine non solo per i giudici italiani, ma anche e, soprattutto, per il variopinto mondo della sinistra, quella delle sfilate indignate al porto di Catania. Basterebbe essersi fatti un giro sui social tra sabato sera e stamattina per capire che aria tiri: gli hashtag “nessunotocchisalvini” e “iostoconsalvini” si sprecano e molti profili chiariscono di stare a fianco del vice-premier, nonostante non siano nemmeno leghisti.

La partita di Salvini

Salvini è stato trasformato in martire nazionale di una “giustizia politicizzata” e di una sinistra furibonda per avere perso la gestione del potere. Per il popolo di centro-destra, egli è diventato il nuovo Silvio Berlusconi, emblema di una persecuzione giudiziaria sempre e comunque contro i leader ostili alla sinistra. Il consenso sarà sempre più polarizzato tra “buonisti” delle porte aperte e “razzisti” pro-porti chiusi. Non ci sarà più spazio per posizioni terze e mezze soluzioni come quelle balbettanti di Forza Italia: o si sta col “capitano” e il governo Conte o si sta con il business degli sbarchi; o con l’atteggiamento “disumano” del ministro o con la risposta razionale invocata dal PD.

Dicevamo, il caso segna già uno spartiacque nella vita del governo. Salvini è riuscito a far uscire allo scoperto gli spiriti più di sinistra del Movimento 5 Stelle, rappresentati dal presidente della Camera, Roberto Fico. Questi si è sentito rispondere dal leader del suo stesso partito, ossia Di Maio, che sui migranti parla “a titolo personale”. Perché costituisce un precedente importante per la Lega? Queste distinguo di sensibilità tra i grillini saranno la leva su cui poggiare per fare saltare in aria il governo alla prima occasione utile. Il leghista ritiene che ormai siano maturi i tempi per ragionare in grande: la porta di Palazzo Chigi per Salvini si schiude e il 30% assegnato al Carroccio dai sondaggi non basta più. Adesso, si punta senza fronzoli al 40%, perché la Lega ingloberà ciò che resta di un ridicolo centro-destra, diviso tra governo (Lega, appunto), opposizione (Forza Italia) e un po’ qua e un po’ là (Fratelli d’Italia). Il progetto di Matteo è chiarissimo: attirare a sé Fratelli d’Italia, un pezzo di Forza Italia facente capo a Giovanni Toti e altri movimenti centristi di esponenti come Raffaele Fitto, Vittorio Sgarbi, Giulio Tremonti e Stefano Parisi, lasciando che i berlusconiani à là Tajani muoiano di isolamento e irrilevanza.

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Obiettivo 40%

Dal canto loro, i 5 Stelle cercheranno di occupare a sinistra gli spazi lasciati vuoti da un PD votato al suicidio quotidiano. Come? Puntando sui temi del lavoro, dell’economia, quelli che stanno più a cuore dell’elettorato più autenticamente “rosso”. Quanto all’immigrazione, avallo a Salvini con distinguo. In fondo, i temi dell’umanitarismo non spostano consensi, mentre le tutele sui contratti a termine, il reddito di cittadinanza, le pensioni e i servizi come scuola e sanità sì. Lega e 5 Stelle vogliono dividersi quasi tutto il consenso, mettendo fuori gioco PD da una parte e Forza Italia dall’altra. Entrambi i partiti ambiscono al 40%. Resterebbe un 20% da spartire tra diverse formazioni tra loro antitetiche e destinate quasi immediatamente a sciogliersi per mancato raggiungimento dell’oggetto sociale.

La difesa oltranzista della UE e delle sue assurdità, nonché di una politica delle frontiere aperte verso gli immigrati porterà il PD a diventare il partito contro cui votare alle prossime elezioni, regionali, europee e politiche. Vi serve un politologo per comprendere da che parte stiano gli italiani in questa fase? Ebbene, questa è la scommessa di Salvini, ovvero di annullare i vecchi avversari, sostituendoli con gli attuali alleati – i grillini – fino al punto da potersi permettere di andare al voto e di giocarsi la sua partita per diventare premier proprio contro di loro. E a quel punto non ci sarà più Mattarella che tenga. Così muore la Seconda Repubblica, tra il crollo di un ponte e un ministro indagato per avere difeso i confini. E come la Dc nel 1992, il PD recita il ruolo di difensore disperato di ciò che resta del sistema che aveva governato per decenni.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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