Natale nella miseria in Venezuela: pil crollato di un terzo in 4 anni

Disperazione in Venezuela, dove la fame spinge centinaia di migliaia di persone a fuggire in altri stati. E la speranza di una svolta si allontana con il giro di vite del regime "chavista".

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Disperazione in Venezuela, dove la fame spinge centinaia di migliaia di persone a fuggire in altri stati. E la speranza di una svolta si allontana con il giro di vite del regime

Non vi erano dubbi che il 2016 fosse stato un anno nero per l’economia in Venezuela e che nel 2017 le cose siano riuscite persino a peggiorare, ma adesso abbiamo l’ufficialità dei dati. Secondo i documenti inviati dal governo di Caracas alla SEC, la Consob americana, con riferimento ai titoli obbligazionari emessi e negoziati nel paese, il pil è crollato del 16,5% lo scorso anno, quando anche la produzione di petrolio è scesa del 9,9%, mentre l’economia non petrolifera si è contratta del 16,1%. Il petrolio è l’unica risorsa esportata dal Venezuela e il tracollo delle sue quotazioni sta avendo ripercussioni drammatiche sin dal 2014 su un’economia già in sé mal gestita. Nell’ultimo quadriennio, il pil si sarebbe così contratto del 33,8%, tenendo conto che per quest’anno il Fondo Monetario Internazionale stimi un ulteriore crollo del 12%, seguito da un -6% per l’anno prossimo.

Nemmeno la Grecia ha fatto così male e in così poco tempo. E qui, il problema si chiama anche e, soprattutto, iperinflazione. Se per ammissione dello stesso governo, l’inflazione sarebbe schizzata al 274,4% nel 2016, in decisa accelerazione dal 180,9% dell’anno precedente, mancano numeri ufficiali per quest’anno, ma le stime degli analisti indipendenti appaiono scioccanti: si va dal 652,7% stimato per quest’anno dall’FMI al 7.000% annuo negli ultimi sei mesi, secondo Bloomberg. E tutti convergerebbero che nel 2018, l’accelerazione dei prezzi sarà ancora più drammatica, con l’FMI a prevedere il +2.500%.

Si capisce come i frequenti aumenti decisi dal governo per i salari minimi orari siano del tutto insensati e insufficienti a garantire ai lavoratori venezuelani anche solo la tenuta del passo con l’esplosione del caro-vita. Al momento, tenendo conto che un dollaro scambia contro più di 115.000 bolivares al mercato nero, in crescita del 3.500% quest’anno (il cambio ha perso quasi il 97%), il salario minimo mensile ammonterebbe ad appena 1,5 dollari e ce ne vorrebbero almeno 21,5 per coprire solo le spese minime delle famiglie per acquistare i generi alimentari.

(Leggi anche: Lotta alla fame in Venezuela? Anche con giochi online)

Natale privo anche di speranza

La situazione è agghiacciante. Il bolivar non ha alcun valore e continua a perderlo di giorno in giorno, tanto che per i beni durevoli, come gli elettrodomestici, i negozianti espongono il prezzo direttamente in dollari, in barba ai divieti legali. Se accettassero di essere pagati in valuta locale, infatti, non riuscirebbero nemmeno a coprire i costi. Migliaia di persone, tra cui giovanissimi, quotidianamente attraversano il confine con la Colombia per cercare di vendere di tutto nell’altro paese, da frutta e ortaggi a persino ciocche dei propri capelli. Si hanno centinaia di casi confermati di donne medici o di altre professioni di livello, che si recano oltreconfine per prostituirsi. Tutto, pur di racimolare qualche spicciolo non in bolivar e lucrare anche dalla differenza dei prezzi tra le due economie.

E la malnutrizione sta portando a un’ascesa dei tassi di mortalità infantile. Il Venezuela è ai vertici mondiali per questo dramma, superando da tempo anche paesi straziati dalla guerra, come la Siria. Nel solo 2016, 11.446 bambini di età fino a un anno sono morti, un aumento del 30% sul 2015. Si capisce meglio così il dato dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione, secondo cui nelle altre principali nove economie sudamericane, vi sarebbero 629.000 venezuelani residenti, quando due anni fa erano ancora solo 85.000. Quasi 550.000 persone, quindi, sarebbero espatriate, un numero già scioccante in sé, che diventa ancora più incredibile, se si considera che rappresenterebbe l’1,7% dell’attuale popolazione residente nel paese andino.

La stragrande maggioranza di chi fugge prende la via della vicina Colombia, dove sono arrivati in due anni oltre 425.000 persone dal Venezuela, circa l’80% del totale dei nuovi migranti da Caracas.

Con il passare dei mesi, la speranza di ritornare a casa si affievolisce. Molti hanno abbandonato il paese giusto il tempo che le cose si sistemino a livello politico ed economico, ma nel 2018 si terranno le elezioni presidenziali e l’uscente Nicolas Maduro dovrebbe vincere, in assenza di candidati che si presenteranno per le opposizioni, alle quali sarà molto probabilmente persino vietato partecipare. Qualche settimana fa, i “chavisti” al governo hanno reclamato una imponente vittoria alle amministrative, conquistante il 90% dei sindaci in palio, chiaramente a causa dell’assenza di candidati alternativi. Le probabilità di una svolta si sono drasticamente ridotte di recente e proprio mentre le cose si mettono di male in peggio per gli oltre 30 milioni di venezuelani. Il Natale quest’anno sarà tristissimo e ancor meno speranzoso di quello passato. (Leggi anche: Venezuela, Maduro lancia moneta virtuale Pedro e prosegue le purghe)

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