Segnatevi queste 3 date che porteranno alla nascita del nuovo governo

La nascita del prossimo governo avverrà dopo queste tre date. Vediamo quali e cosa accade in quei giorni e quali conseguenze politiche porterebbero.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La nascita del prossimo governo avverrà dopo queste tre date. Vediamo quali e cosa accade in quei giorni e quali conseguenze politiche porterebbero.

Iniziano domani le seconde consultazioni al Quirinale tra i leader dei gruppi parlamentari e il capo dello stato. Il secondo giro di colloqui si concluderà venerdì con i presidenti di Camera e Senato. Il centro-destra salirà unito al Colle, osteggiando compattezza e, soprattutto, per segnalare sia al presidente Sergio Mattarella, sia al leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, che la coalizione deve essere considerata come un unico soggetto e non si dividerà nelle prossime settimane. Un messaggio importante, perché dovrebbe essere, in teoria, proprio il candidato del gruppo più numeroso a ricevere il pre-incarico per formare il prossimo governo. Tuttavia, Mattarella ha stabilito che l’ultimo gruppo a salire al Colle sarà quello pentastellato, segnalando come, almeno sul piano del galateo istituzionale, consideri la coalizione di centro-destra non un unicum e seconda all’M5S. Poco importa, perché alla fine saranno i numeri a prevalere su ogni ragionamento. E senza 316 deputati e 158 senatori nessuno andrà da nessuna parte.

Difficile che la matassa venga sbrogliata anche al termine di questo giro, a causa dei veti incrociati tra i tre schieramenti: il PD non sosterrà alcun governo, non intende allearsi con nessuno; l’M5S vuole allearsi solo con Lega o PD, ma nel primo caso senza il “fardello” di Forza Italia e Silvio Berlusconi; Matteo Salvini rivendica l’unità della coalizione e avverte Di Maio: “potremmo anche governare da soli”.

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Le tre tappe da qui al governo

C’è molta tattica in queste mosse di ciascuno, perché è verosimile che un nuovo governo, se nascerà, verrà dalla fine di questo mese. Tre saranno le tappe che segnaleranno in quale direzione si spingerebbero le alleanze. La prima si terrà il 22 a Campobasso. Il Molise vota per le elezioni regionali e i due candidati realmente in corsa per la carica di governatore sono quello di centro-destra e il grillino. Qui, l’M5S ha preso il 45% dei consensi alle politiche del 4 marzo, per cui sarebbe favorito. Tuttavia, il centro-destra ha messo in piedi ben 17 liste a sostegno del suo candidato e dai sondaggi di fine marzo emergerebbe un sostanziale testa a testa con i grillini. Una settimana dopo, esattamente il 29 aprile, a votare saranno gli elettori del Friuli-Venezia-Giulia, dove la Lega schiera il suo Massimiliano Fedriga, 37 anni, che sembra correre decisamente per la vittoria. In questa regione, il Carroccio ha consensi solidi, mentre l’M5S non spacca.

Ma tra il 22 e il 29 c’è una terza data, quella del 24. Che accade quel giorno? Nulla di apparentemente politico. Si tiene l’assemblea degli azionisti di TIM, chiamata tra l’altro a votare sulla richiesta del fondo Elliott di rimozione di 6 consiglieri vicini a Vivendi, i francesi di Vincent Bolloré che controllano la compagnia con il 23,94%. Cosa c’entra con il governo? C’entra, c’entra. Se i francesi vanno in minoranza, grazie all’asse tra Cdp (in ingresso nel capitale fino al 5%) e fondi nazionali ed esteri, Bolloré uscirà indebolito quasi mortalmente dalla sua campagna d’Italia, che ha visto anche la scalata ostile ai danni di Fininvest in Mediaset, di cui Parigi detiene il 29,9% dei diritti di voto, anche se dovrà congelare la quota eccedente il 10% per espressa disposizione dell’authority.

Ora, Mediaset risponde al nome di Silvio Berlusconi, che tutto vorrebbe, tranne che perdere le sue aziende, dopo avere già subito una sconfitta personale bruciante alle scorse elezioni. Con un Bolloré debole, tirerebbe un sospiro di sollievo e forse agevolerebbe più facilmente un’eventuale alleanza tra solo Lega e M5S, magari con premier una figura terza e di garanzia anche dei suoi interessi. Se, invece, Bolloré resistesse e superasse la difficile prova del 24, l’ex premier dovrebbe cercare di entrare in ogni modo nel governo, onde evitare che questi non lo tuteli con risolutezza nella battaglia contro Vivendi.

E, attenzione, perché anche nel caso di una sconfitta dei francesi all’assemblea TIM, il rischio per Fininvest di perdere il controllo di Mediaset non svanirebbe. Anzi, a quel punto, i francesi potrebbero segnalare di uscire dalla compagnia per prendersi il boccone ghiotto delle TV. E l’asse di questi giorni con Unicredit non farebbe dormire sonni tranquilli ad Arcore. In questo secondo scenario, dunque, Berlusconi farebbe ogni cosa, pur di non lasciare Salvini da solo nelle braccia di Di Maio, temendo che i due possano farlo fuori non solo politicamente, ma attentando anche ai suoi interessi aziendali.

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Politica e finanza intrecciate

Riepilogando: se il centro-destra vince sia in Molise che nel Friuli, l’asse del governo si sposta decisamente in suo favore. Se l’M5S conquistasse la sua prima regione, invece, sarebbe un pareggio tra i due vincitori delle politiche, ma resterebbe da vedere, in questo caso, quali rapporti di forza si avrebbero tra le due principali formazioni del centro-destra, ossia Forza Italia e Lega. Anche perdendo il Molise e conquistando il Friuli, infatti, Salvini ne uscirebbe rafforzato, non fosse altro per il fatto che Fedriga sia un “suo” uomo. Per questo, si ritaglierebbe un potere negoziale ancora maggiore dentro la coalizione e non possiamo escludere il salto della quaglia di parlamentari azzurri verso il Carroccio, nel tentativo di abbandonare la nave che affonda e di imbarcarsi in quella con destinazione il futuro.

Nel mezzo, dicevamo, il destino di TIM e Mediaset, perché se da un lato lo stesso Di Maio sarebbe favorevole a una “cacciata” dei francesi dalla compagnia e a una conseguente rinazionalizzazione della rete, salvaguardando un asset strategico nazionale, dall’altro appare inverosimile che il premier grillino muova un solo dito per difendere Mediaset da eventuali operazioni ostili alla sua proprietà. Specie perché il governo che dovesse nascere, sarebbe destinato a durare un anno o poco più e opererebbe in un clima da campagna elettorale permanente. E l’M5S non può permettersi anche solo di fornire l’impressione di stringere accordi sottobanco con il nemico giurato Berlusconi.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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