Nasce il Manifesto Anti-Euro. Appello alla Germania: esca dall’Eurozona

Alcuni economisti europei prendono le mosse da una proposta del Nobel Joseph Stiglitz del 2010: il Nord esca dall'Eurozona per evitare costosi trasferimenti verso il Sud

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Alcuni economisti europei prendono le mosse da una proposta del Nobel Joseph Stiglitz del 2010: il Nord esca dall'Eurozona per evitare costosi trasferimenti verso il Sud

E’ stato presentato a Parigi lo scorso 15 giugno il Manifesto di Solidarietà Europea, scritto e proposto da economisti di diversi stati, che hanno in comune l’avversione verso l’attuale sistema monetario europeo. Tra i proponenti figura quel Hans-Olaf Enkel, ex presidente della Confindustria tedesca, oggi a capo del movimento anti-euro formatosi ufficialmente ad aprile, Alternativa per la Germania.

 

Germania fuori dall’Euro: la teoria del premio Nobel Stiglitz

La considerazione contenuta nel Manifesto ha origine a livello accademico nella proposta che il premio Nobel per l’Economia, Joseph Stiglitz, lanciò nell’ottobre del 2010, quando affermò che l’unico modo per evitare che l’Eurozona piombasse in una nuova e pericolosa recessione sarebbe stata l’abbandono dell’unione monetaria da parte della Germania. E gli economisti del Manifesto anti-euro oggi rilanciano, proponendo non un ritorno alle monete nazionali, quanto una scomposizione dell’Area Euro in diverse sotto-aree, in modo da separare il Nord dal Sud ed evitare che si procrastino le cause all’origine della crisi.

 

Crisi Euro: gli errori di fondo

L’euro, secondo questi economisti, sarebbe una valuta più forte dei fondamentali degli stati del Sud, ma più debole per i fondamentali delle economie nordiche. Da qui, il Nord ha ottenuto una competitività di prezzo, potendo esportare più di prima, avvalendosi di un tasso di cambio tenuto artificiosamente basso. Al contrario, il Sud ha vissuto esattamente il problema opposto. Le politiche di austerità, imposte dall’Europa per cercare di risolvere la crisi del debito pubblico, avrebbe fatto il resto, secondo gli ammonimenti di Stiglitz.

Oggi, quindi, il Sud non avrebbe modo di tornare a crescere, se non avendo una valuta che sia basata sui fondamentali della sua economia.

Essa non risolverebbe certamente tutte le cause della crisi in cui versa, ma sarebbe per il Manifesto una condizione necessaria.

E anche lo stesso Nord inizierebbe a pagare pegno per i benefici ottenuti in dieci anni di moneta relativamente debole. Poiché i pasti gratis non esistono nel lungo periodo, la crisi di competitività che ha travolto il Sud ha provocato una recessione profonda degli stati del Mediterraneo, che sta abbassando la domanda di beni prodotti al Nord. Da qui, la Germania e gli alleati “virtuosi” dovrebbero trasferire al Sud le risorse necessarie alla ripresa di quest’ultimo, quale forma di compensazione per il fattore cambio. Peccato che l’entità si tali trasferimenti ammonterebbe, tanto per fare un esempio, al 10% del pil tedesco, improponibile a qualsiasi governo ed elettore. Per cui, l’unica risposta alla crisi – sempre gli economisti del Manifesto – passerebbe per lo sganciamento del Nord dall’Eurozona, visto non come un atto unilaterale e frutto di egoismo, quanto un atteggiamento responsabile e solidale verso il Sud.

 

Aree monetarie distinte 

Per evitare le ipotesi estreme di un super-marco da una parte e di una liretta dall’altro, si costituirebbero almeno due aree monetarie più omogenee al loro interno: una al Nord e una Sud. Il recupero di competitività al Sud spingerebbe al rialzo il pil di queste economie, mentre una valuta più consona alla forza del Nord eviterebbe le annose problematiche relative ai timori di un’alta inflazione.

E’ chiaro che in questo quadro, qualora fosse realizzato, la Germania guiderebbe il fronte nordico, mentre l’Italia avrebbe i numeri per capeggiare il Sud. In bilico la posizione della Francia, attratta politicamente dai virtuosi, ma risucchiata economicamente dai Piigs. Non è casuale che a Parigi sia stato lanciato appello degli economisti del Manifesto, affinché si faccia carico di rompere l’Eurozona. La Germania non avrebbe la forza per farlo, a causa della sua chiacchierata storia del Novecento.

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