Napolitano avverte i partiti: “Ora le riforme”

Una nuova legge elettorale è al primo posto tra le priorità. Il Presidente: "Non basta ritoccare il Porcellum"

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Una nuova legge elettorale è al primo posto tra le priorità. Il Presidente:
Per riavvolgere del tutto il nastro della storia politica di Giorgio Napolitano occorrono decenni e traumi politici mai sopiti. Era il 1953, la prima elezione alla Camera, e mai avrebbe immaginato l’attuale Presidente di ritrovarsi ad essere l’unico dal doppio mandato, per di più in un momento di totale caos, o se vogliamo di emergenza, sul fronte delle riforme.
L’Italia che si aggrappa alle istituzioni è anche un pò l’Italia del Napolitano saggia guida. Lo ha dimostrato ancora una volta ieri, in una lunga intervista videoregistrata che ha strappato applausi a Firenze sotto l’attenta cura di Eugenio Scalfari. La conversazione, lunga e partecipativa, non ha deluso le attese. L’atteggiamento responsabile non può prescindere da una severità di fondo particolarmente viva dal momento della rielezione, quasi un credito da riscuotere nei confronti di una classe politica chiamata ad operare, ora sì, in un contesto di necessaria crescita.
Una parola magica non esce mai dal fulcro dei discorsi: riforme. Possibilmente subito. “Sono per le riforme, da sempre, e non sono per nulla intenzionato a rivivere da Presidente quei giorni, in Affari Costituzionali, in cui si pestò l’acqua nel mortaio”. E in parallelo suona forte il “sono per una nuova legge elettorale indipendentemente ma quelli che saranno i ritocchi indicati dalla Corte Costituzionale” che evidentemente non basteranno secondo Napolitano: una sorta di richiamo a tutta la classe politica, che per qualche giorno aveva mormorato l’ipotesi ‘Porcellum modificato’ senza correre il rischio di dover procedere a stravolgimenti. L’idea, che aveva fatto breccia in maniera trasversale, è quindi bloccata sul nascere dal Presidente.
Così come chiede di bloccare “le divisioni sbalorditive che rallentano un Governo attivo da appena quaranta giorni”, nato per “dare una speranza e come forma di esigenza”, nel tentativo di non permettere ad ognuno “di sventolare la propria bandiera senza risvolti”. La rassicurazione nasce dalla percezione di durata. “Tutte le alleanze sono da considerarsi a termine – ha ricordato Napolitano – tanto più lo sono quelle nate da una situazione di emergenza  o di condizione eccezionale, proprio come nel periodo della solidarietà nazionale”.
Ed è qui che il Presidente ha ricordato la sua storia politica dagli esordi. Una militanza comunista definita “sospinta dall’impulso morale, poiché il Pci era il partito che meglio aveva combattuto il Fascismo” tanto da essere “in piena simbiosi con il popolo di Napoli”. Scalfari ricorda l’episodio Togliatti, quella presunta alleanza con Badoglio datata ’44. “Togliatti che mi colpì – la risposta di Napolitano – per i chiari riferimenti all’unità nazionale già nel ‘45”
Nella conversazione non mancano i ricordi, da Ingrao a Terracini, definito “bastian contrario”, fino ad una  tessera del Partito d’azione mai arrivata “causa scarsa presenza a Napoli” ricorda Napolitano, che quando si parla di Berlinguer ricorda come si tratti del “periodo del mio arrivo in Parlamento”. “Avevo soltanto ventotto anni – riferito alla prima legislatura – e non si trattava della stessa mole di lavoro odierna. Alla Camera non si stava solo uno o due giorni alla settimana, ma dal lunedì al venerdì”.
Sul segretario del Pci, poi, si lascia andare ad un toccante ricordo. “Era l’uomo di partito ma eravamo anche molto amici, tant’è che nel ’76 sostenni fortemente la sua linea affinchè andasse in scena l’incontro con Moro” pur specificando che la scelta personale nasceva “da una politica di alleanza che affrontasse l’inflazione galoppante e il terrorismo”. Non proprio “quel fattore ideologico presente nelle ricostruzioni”.
Quella esperienza finì dopo due anni, “un errore” secondo Napolitano, causato “da una alleanza in condizioni difficili, sostenendo da fuori un governo degli avversari”.
Uno scenario che sembra riproporre proprio le resistenze dei partiti di oggi su alcune tematiche.
C’è una larga intesa, ci debbono essere “solidità istituzionale e governabilità” senza dimenticare “il cambiamento necessario e approvato in maniera largamente condivisa”. Anche questo, se vogliamo, è un messaggio velato indirizzato ai partiti di oggi.

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