Mutui tasso fisso: stangata su nuovi contratti, per ora meglio il variabile

I mutui a tasso fisso stanno risentendo dell'impennata dei rendimenti sui mercati, mentre è ancora pacchia per quelli a tasso variabile.

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I mutui a tasso fisso stanno risentendo dell'impennata dei rendimenti sui mercati, mentre è ancora pacchia per quelli a tasso variabile.

I rendimenti dei titoli di stato e, in generale, delle obbligazioni europee sono aumentati considerevolmente nelle ultime settimane, pur rimanendo nei pressi dei minimi storici. Inevitabile la ripercussione anche sui mutui, i quali risentono dei tassi di mercato. I nuovi contratti a tasso fisso si stanno rivelando molto meno convenienti rispetto a solo qualche mese fa, mentre paradossalmente non ne stanno risentendo ancora quelli a tasso variabile, che continuano ad essere convenienti come non mai.

Facciamo chiarezza. Come abbiamo spiegato più volte, i mutui a tasso fisso sono agganciati all’Eurirs, in base alla durata dell’ammortamento. E così, un mutuo decennale (fisso) sarà agganciato al tasso Eurirs a 10 anni vigente alla data di stipulazione del contratto, durante il cui ammortamento non vi sarà alcuna variazione della rata periodica, in quanto il tasso è fissato, appunto, ai livelli vigenti nel giorno in cui è stato contrattato il finanziamento. (Leggi anche: Rendimenti BTp schizzano)

Mutui a tasso variabile ancora convenienti come non mai

I mutui a tasso variabile sono, invece, agganciati ai tassi Euribor, i quali variano da 1 a 12 mesi al massimo. Come spiega la stessa espressione, la rata periodica dipenderà dal tasso di base variabile a seconda delle condizioni di mercato, sul quale si applica uno spread fisso.

Ora, sta accadendo che da settimane i tassi di mercato stiano risalendo dai minimi toccati in estate, ma non lungo tutte le scadenze, bensì solo per quelle medio-lunghe. E così, scopriamo che fino a un anno, i tassi stanno rimanendo immutati ai minimi storici, mentre si stanno impennando con l’aumentare della durata. (Leggi anche: Mutui tasso variabile diventano convenienti)

 

 

 

Mutui a tasso fisso, stangata sui nuovi contratti

Ne consegue che i mutui a tasso variabile continuano a rimanere ultra-convenienti, mentre i nuovi contratti a tasso fisso sono diventati molto meno allettanti rispetto al top di fine agosto. In quella fase, l’Eurirs a 10 anni era dello 0,26%, a 15 anni dello 0,55%, a 20 anni dello 0,68%, a 25 e a 30 anni dello 0,71%. Venerdì scorso, risultavano cresciuti rispettivamente a 0,68%, 1,01%, 1,16%, 1,18% e 1,19%.

Ipotizziamo di avere contratto un mutuo a 20 anni alla fine di agosto per un valore di 120.000 euro, con rate di periodicità mensile e spread al 2%. L’importo di ciascuna rata sarebbe stato di 646,46 euro. Se lo stesso identico mutuo l’avessimo stipulato al termine della settimana scorsa (spread invariato), l’importo mensile sarebbe salito a 675,17 euro, quasi 30 euro in più al mese, +345 all’anno e ben +6.890 euro lungo l’intero ventennio di ammortamento.

Fortunato, quindi, chi ha stipulato un mutuo a tasso fisso qualche mese fa, riuscendo a “bloccare” per tutta la durata dell’ammortamento un tasso ai minimi di sempre. Attenzione, perché il ragionamento appena esposto non implica che d’ora in avanti torneranno ad essere più convenienti i mutui a tasso variabile, in quanto con l’aumentare dei tassi di mercato, saranno proprio i più esposti alle variazioni. Tuttavia, poiché per ora i rendimenti dei bond stanno salendo per le scadenze più lunghe, captate dall’Eurirs e non dall’Euribor, questi ancora non stanno risentendo del mutamento di clima tra gli investitori. Presto, inizieranno ad avvertirlo pure loro. (Leggi anche: Mutui tasso fisso o variabile, quali saranno i più convenienti?)

 

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