Mutui tasso fisso: salasso dalle elezioni USA, il variabile resta conveniente

Mutui a tasso fisso i più penalizzati con il surriscaldamento delle aspettative d'inflazione, dopo la vittoria di Donald Trump. Quelli a tasso variabile restano convenienti come non mai.

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Mutui a tasso fisso i più penalizzati con il surriscaldamento delle aspettative d'inflazione, dopo la vittoria di Donald Trump. Quelli a tasso variabile restano convenienti come non mai.

Le elezioni USA hanno creato scompiglio sui mercati finanziari, ma non come ci si aspettava alla vigilia del voto per il caso di vittoria di Donald Trump. I titoli azionari, specie a Wall Street, sono cresciuti, mentre hanno ripiegato i prezzi delle obbligazioni private e dei titoli di stato sulle attese di un’accelerazione dell’inflazione sotto la nuova amministrazione repubblicana, la cui politica economica si baserebbe su misure pro-crescita, ovvero sostanziosi tagli alle tasse e aumento della spesa per infrastrutture. Inevitabile la risalita dei tassi sul mercato e le conseguenze sul mercato dei mutui, anche se per adesso solo limitatamente alla tipologia a tasso fisso.

Le aspettative d’inflazione si stanno surriscaldando, ma come vi abbiamo spiegato in un precedente articolo, ciò non sta riguardando ancora un’ottica di breve periodo, ovvero gli investitori starebbero scontando un maggiore rialzo dei prezzi tra alcuni anni. A causa di questo mutamento delle previsioni, a crescere sono i tassi a medio-lungo termine, mentre quelli a breve restano ai minimi di sempre. (Leggi anche: Mutui tasso fisso, stangata su nuovi contratti)

Mutui a tasso fisso, stangata in poche settimane

I mutui a tasso fisso sono legati all’Eurirs, sulla base delle scadenze dei contratti. Vediamo come sono cambiati nel corso delle ultime settimane, con l’arrivo del ciclone Trump. Prendiamo a riferimento un mutuo ventennale di 100.000 euro. L’8 novembre scorso, il giorno delle elezioni americane, poteva essere contratto con rata mensile di 607 euro, mentre chi lo facesse oggi, dovrebbe pagare mensilmente più di 618 euro. Su base annua, parliamo di un aggravio di 146 euro, che nell’arco del ventennio di ammortamento fanno 2.925 euro.

I mutui a tasso variabile, invece, dicevamo che continuano a beneficiare di tassi ai minimi di sempre sul mercato monetario o a breve termine.

Addirittura, chi avesse già un tale finanziamento, agganciato all’Euribor a 6 o 12 mesi pagherebbe persino qualche spicciolo in meno rispetto a tre settimane fa. Dall’inizio dell’anno, l’Euribor a 1 mese si è ridotto di 16 punti base al -0,37%, che nel caso di un mutuo ventennale da 100.000 euro residui, fanno un risparmio mensile di quasi 7,50 euro, per un totale di 90 euro su base annua. Resta da vedere, però, l’evoluzione di questi tassi nei prossimi mesi, perché è probabile una loro risalita. (Leggi anche: Mutui tasso variabile più convenienti con rialzo dei rendimenti)

 

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