Mutui a tasso variabile, quanto inciderà sulle famiglie il rialzo dei tassi?

Mercato dei mutui ancora non in tensione sull'annuncio del "tapering" della BCE. Il rialzo dei tassi non è in corso, ma ecco cosa accadrà nei prossimi anni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mercato dei mutui ancora non in tensione sull'annuncio del

La BCE sta per chiudere i rubinetti della liquidità, anticipando che dal prossimo gennaio cesseranno gli acquisti di asset nell’Eurozona, pari attualmente a 30 miliardi al mese che tra ottobre e dicembre verranno dimezzati a 15 miliardi. Un segnale per i mercati finanziari sul rialzo dei tassi atteso a partire dalla metà del prossimo anno o poco dopo. Tuttavia, i tassi Euribor non hanno subito alcuno scossone, rimanendo ai minimi storici su tutte le scadenze, così come nell’ultimo anno e mezzo. Viceversa, l’Eurirs ha ripiegato dopo l’annuncio di Francoforte del giovedì scorso, con la scadenza decennale allo 0,94% e quella ventennale all’1,46%, segno che il mercato ha inteso il “tapering” come più graduale delle attese. E si tratta di buone notizie per le famiglie che hanno un mutuo. Coloro che ne hanno acceso uno a tasso fisso non hanno nulla di cui preoccuparsi, quale che sarà la situazione dei tassi nei prossimi anni, mentre coloro che hanno comprato casa indebitandosi a tasso variabile potranno godere verosimilmente di interessi ai minimi record ancora per mesi, con la risalita prevista solo nei prossimi anni e, comunque, graduale. Persino quanti si accingano a farsi un mutuo a tasso fisso possono continuare a beneficiare di offerte allettanti e qualche pensiero potranno riporlo sull’opzione variabile.

In totale, il mercato dei mutui in Italia vale 375 miliardi di euro, circa poco più di un quinto del pil. Di questo, potremmo stimare i prestiti a tasso fisso nell’ordine della metà. A tale proposito, va detto che fino a un paio di anni fa, gli italiani erano soliti accendere mutui a tasso variabile in due casi su tre, contrariamente a quanto avveniva nel resto d’Europa, dove le famiglie si mostravano ben più prudenti e optavano per il tasso fisso. Le cose sono cambiate nel 2016, quando i tassi hanno iniziato a toccare livelli minimi, destando il dubbio che da lì in avanti non sarebbero che potuto risalire. Sappiamo come non sia ancora avvenuto, effetto degli stimoli monetari della BCE più potenti e duraturi delle attese. In ogni caso, da allora oltre due mutui su tre di nuova erogazione in Italia vengono accesi a tasso fisso.

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Cosa accadrebbe con il rialzo dei tassi?

Pertanto, possiamo presumere, senza volontà di precisione, che un mutuo su due oggi acceso sia a tasso variabile. Questo significa, ad occhio e croce, qualcosa come 190 miliardi di euro. E’ su questa cifra che avrebbe effetti un eventuale aumento dei tassi Euribor. Immaginando una lievitazione media di 100 punti base o l’1%, uscirebbero dalle tasche degli italiani 1,9 miliardi di euro in più all’anno per il caro-rata, circa lo 0,11% del pil. Se si tornasse al 4% dell’era pre-crisi, considerando che oggi l’Euribor a 1 e 3 mesi viaggiano rispettivamente al -0,37% e -0,33%, l’aggravio sarebbe di ben 8 miliardi all’anno, quasi mezzo punto percentuale dell’attuale pil. Per fortuna, ciò non avverrà all’improvviso, ma richiederebbe anni e anni di ripresa del ciclo economico nell’Eurozona, in assenza di tensioni finanziarie e sull’euro. Insomma, il costo ipotizzato sarebbe teorico e quasi certamente non concreto. E ipotizzando che con il tempo un mutuo a tasso variabile comportasse il pagamento di interessi annuali di 400 punti base (4%) in più, le famiglie avrebbero pur sempre l’arma potente della rinegoziazione con la surroga, puntando sul tasso fisso, se meno oneroso, di fatto limitando il danno.

Probabile che ben prima che si arrivi a una simile condizione, molte famiglie avranno già effettuato il passaggio. In questi anni, hanno dimostrato di sapersi giostrare molto bene nella giungla dei mutui, tanto che le surroghe sono arrivate a incidere per la metà dei nuovi contratti, visto che molti mutuatari hanno approfittato del crollo dei tassi per rinegoziare il finanziamento acceso a livelli molto meno convenienti. Il contrario accadrebbe con la tendenza rialzista, quando in tanti si metteranno al sicuro, man mano che le rate si faranno più pesanti, riparandosi sotto il tasso fisso. E sarebbe un bene per l’economia italiana, perché la maggiore spesa per il caro-rate si tradurrebbe in minori consumi per tutti gli altri beni e servizi, a parità di redditi.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia