MPS, salvataggio pubblico: ecco perché i privati ci perderanno lo stesso

Salvataggio pubblico di MPS, ecco le ipotesi in campo e un'unica certezza: azionisti e obbligazionisti dovranno partecipare alle perdite.

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Salvataggio pubblico di MPS, ecco le ipotesi in campo e un'unica certezza: azionisti e obbligazionisti dovranno partecipare alle perdite.

Il titolo MPS è sprofondato ieri del 19,4%, portando a -30% il bilancio di sole due sedute. Su base annua, le perdite in borsa arrivano oggi all’85%, pur considerando lo spolvero delle azioni di Siena, che in mattinata guadagnano oltre l’8%, secondo il classico rimbalzo tecnico successivo a un crollo.

La situazione è molto pesante a Rocca Salimbeni, che adesso capitalizza a Piazza Affari appena 800 milioni, 12 volte in meno del suo patrimonio netto. Poco fa, il vice-presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha rassicurato i mercati sul monitoraggio attento della situazione delicata di alcune banche nell’Eurozona, facendo esplicito riferimento ad alcuni istituti italiani.

Salvataggio MPS, si tratta

Tra Roma e Bruxelles è trattativa serrata per giungere a un salvataggio pubblico, anzitutto, proprio di MPS, ma anche delle altre banche in difficoltà. Il crollo di Siena di questi giorni è dovuto alla richiesta della BCE di smaltire entro il 2018 circa 10 miliardi di sofferenze nette, passando dai 24,2 a 14,6 miliardi nel triennio. L’istituto aveva già varato un piano per lo smaltimento, ma si fermava a 5,5 miliardi nello stesso arco di tempo.

Perché tale sollecitazione è avvertita come rischiosa dagli investitori? Perché imporre un’accelerazione della cessione dei crediti a rischio implica la necessità di doverli “svendere”. Oggi, il mercato prezza mediamente le sofferenze la metà dei loro valori di iscrizione nei bilanci, per cui liberarsi di 10 miliardi di sofferenze potrebbe significare per Siena registrare ulteriori perdite per 4-5 miliardi.

 

 

 

 

Crisi MPS, le ipotesi allo studio

Il prossimo 29 luglio saranno resi noti i risultati degli stress-test delle 130 banche europee monitorate dalla BCE, tra cui anche MPS. In quell’occasione verificheremo quanto sia l’eventuale ammanco di capitale richiesto da Francoforte per resistere ai casi di crisi e il governo italiano si troverà così dinnanzi a cifre esatte per mettere in atto un qualche intervento.

Ormai, si parla apertamente di salvataggio pubblico, ma è sulle modalità che si sta registrando un duro scontro tra Roma e Bruxelles. I commissari, sostenuti sul punto dalla Germania, sono contrari alla sospensione del bail-in, l’insieme delle nuove regole, entrato in vigore da quest’anno con il recepimento della direttiva comunitaria Brrd (“Bank recovery and resolution directive”), che impone agli stati di intervenire solo dopo che azionisti, obbligazionisti subordinati e senior e, infine, i correntisti più fortunati siano stati caricate di perdite per un valore non inferiore all’8% del passivo complessivo.

Bail-in MPS sarà parziale, ma ci sarà

Un bail-in è quanto il governo Renzi non potrebbe permettersi, come dimostra il caso del salvataggio delle quattro piccole banche nel novembre scorso (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti), che avendo comportato l’azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate, ha scatenato polemiche che si trascinano fino ad oggi. E MPS è una grande banca in terra toscana, ovvero a casa del premier. Mandare alle ortiche i risparmi di migliaia di piccoli investitori e finanche dei risparmiatori ne segnerebbe probabilmente la fine politica.

Eppure, la stessa direttiva Brrd non esclude un intervento pubblico per salvare una banca a rischio insolvenza, ma seguendo il principio del “burden sharing”, ovvero della condivisione dell’onere. Per essere chiari, lo stato potrà anche intervenire con capitali pubblici, ma parte delle perdite dovrà ugualmente gravare su azionisti e obbligazionisti.

 

 

 

Cessione sofferenze MPS crea “buco” capitale

Vediamo quali ipotesi sarebbero allo studio. Partiamo da un dato incontrovertibile: la BCE pretende che il livello delle sofferenze scenda a livelli non patologici entro tre anni. In realtà, quand’anche il piano fosse recepito e del tutto implementato, MPS continuerebbe ad avere in pancia crediti a rischio per circa il 150% del suo attuale patrimonio contabile, un’anomalia in ogni caso.

Come dicevamo, la cessione delle sofferenze dovrebbe comportare perdite per le minusvalenze accusate. Il fondo Atlante interverrebbe acquistando parte del pacchetto dei crediti a prezzi vicini a quelli di bilancio e superiori a quelli di mercato, ma per questo dovrebbe ricapitalizzarsi, disponendo ad oggi appena 1,2-1,3 miliardi allo scopo. E si consideri che non esiste solo il caso MPS.

Bond MPS, le soluzioni tecniche

Una volta accertata la dimensione dell’ammanco di capitale, l’istituto potrebbe emettere un bond convertendi, ovvero un’obbligazione che sarebbe convertita obbligatoriamente in azioni dopo tre anni. L’emissione sarebbe garantita dallo “scudo” di 150 miliardi, che l’Italia ha ottenuto dalla UE di potere usare a sostegno della liquidità delle banche. Resta il fatto, però, che davvero bisognerebbe essere fin troppi ottimisti per acquistare obbligazioni MPS, sapendo che sarebbero convertite prima o poi in azioni della stessa banca, con il rischio di ritrovarsi alla fine con un pugno di titoli spazzatura.

Ecco, allora, emergere un’altra ipotesi, ovvero quella di un’emissione di bond da parte del Tesoro, con caratteristiche simili ai famosi Monti-bond. Si parla a tale riguardo già di “Padoan bond”. Comunque sia, potrebbero essere titoli anche convertibili in azioni, nel caso in cui l’istituto non fosse in grado di rimborsare il capitale ottenuto e/o gli interessi. Da un punto di vista contabile, parte di questi bond potrebbero essere computati come capitale e ciò metterebbe almeno parzialmente le cose a posto.

 

 

Contribuente sarà ancora stavolta fregato

Come abbiamo avvertito sopra, però, azionisti o obbligazionisti subiranno ugualmente perdite. Come? Sia in caso di ricapitalizzazione o di emissione di obbligazioni convertibili, i primi subiranno la diluizione del capitale e i prezzi dei titoli accuseranno nuovi cali, anche forti. Quanto agli obbligazionisti, certamente i più a rischio saranno quelli subordinati, che dovrebbero compartecipare al risanamento patrimoniale di MPS con il parziale taglio del valore nominale dei bond detenuti.

C’è, infine, un ultimo sconfitto in tutta questa storia: il contribuente. Già oggi, il crollo di Siena lo ha danneggiato, considerando che meno di un anno fa, il Tesoro entrava nel capitale con circa il 4% delle azioni, prese in carico a 2 euro ciascuna, mentre oggi dovrebbe rivenderle ad appena 28-29 centesimi.

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