MPS, ecco il piano del Tesoro per scaricare sugli italiani 6 miliardi di perdite

I crediti deteriorati di MPS verranno rilevati da Amco, società controllata dal Tesoro. La BCE minaccia la bocciatura del piano, considerato un aiuto di stato, ma ecco trovato l'escamotage per fregare gli italiani.

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I crediti deteriorati di MPS verranno rilevati da Amco, società controllata dal Tesoro. La BCE minaccia la bocciatura del piano, considerato un aiuto di stato, ma ecco trovato l'escamotage per fregare gli italiani.

Slitta a inizio 2020 la presentazione alla BCE del piano del Tesoro sulla cessione della partecipazione in Monte Paschi di Siena (MPS), alla luce dell’interlocuzione in corso sul “de-risking”, vale a dire sulla dismissione dei cosiddetti crediti deteriorati o NPL per il controvalore di 11 miliardi di euro.

Il governo aveva garantito a Francoforte di liberarsi della quota del 68,24% detenuta nella banca senese entro il 2021. Per questo, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sta studiando una “road map” che porti all’uscita dello stato dal capitale. Ma a rischio bocciatura vi è la modalità con cui vorrebbe smaltire i crediti a rischio.

A tale proposito, Amco, la ex Sga controllata dal Tesoro stesso e di recente ricapitalizzata per 1 miliardo, rileverebbe gli 11 miliardi di NPL a un costo medio prossimo al 30% del loro valore nominale, cioè nella parte bassa della forchetta sin qui ipotizzata. Poiché mediamente tali prestiti risultano ancora iscritti a bilancio al 54% del loro valore originario, le perdite che MPS sarebbe costretta a iscrivere ammonterebbero a non meno di altri 1-1,5 miliardi, stando ai calcoli diramati dal Ministero dell’economia e finanze.

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L’escamotage per coprire gli aiuti di stato

Ma c’è di più. Nemmeno la cessione al 30% sarebbe in linea con i valori di mercato, tanto che la BCE avverte che essa verrebbe considerata aiuto di stato. Per questo, il Tesoro ipotizza che Amco acquisirebbe i crediti deteriorati e li pagherebbe attraverso la vendita di azioni proprie ai soci di minoranza di MPS. Allo stesso tempo, il “buco” di bilancio che si creerebbe verrebbe ripianato dalla banca che successivamente si comprerebbe MPS tramite una fusione. Essa metterebbe le mani su un patrimonio netto, che al 30 giugno scorso valeva 9,3 miliardi e che dopo lo smaltimento degli NPL evidentemente diminuirebbe, ma “ripulendo” i conti senesi una volta per tutte.

Senonché, a pagare è il solito Pantalone. Oggi, il Tesoro detiene il 68,24% in MPS, che ai valori attuali di borsa corrisponde a poco più di 1 miliardo di euro.

Peccato che poco più di 2 anni fa, il salvataggio statale comportò un esborso complessivo per 6,9 miliardi, di cui 5,4 miliardi attraverso una ricapitalizzazione diretta e altri 1,5 miliardi tramite lo swap tra azioni e obbligazioni subordinate. Il prezzo medio di carico a cui il Tesoro iscrisse la sua partecipazione è di 4,28 euro, a fronte degli 1,39 euro a cui quota il titolo MPS a Piazza Affari a fine 2019. I conti sono presto fatti: i contribuenti italiani perderebbero quasi 6 miliardi dall’operazione.

Dunque, solo formalmente il governo eviterà di mettere mano all’ennesimo ripiano delle perdite di Siena, in quanto lo farà in maniera indiretta. Come? Poiché il buco di bilancio derivante dalla cessione degli NPL determinerà un nuovo drastico calo dei prezzi di borsa della banca, il valore della partecipazione del Tesoro si ridurrà ulteriormente e, quindi, quando questa verrà ceduta ai privati, i contribuenti italiani subiranno un salasso per effetto della minusvalenza tra l’investimento iniziale e la dismissione. Infine, ribadiamo che Amco stessa sia una società pubblica e che rileverebbe gli NPL di MPS con i soldi iniettati nel suo capitale dal Tesoro, cioè sempre da noi italiani. Buon 2020!

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