Monito Bce all’Italia: “male allentare il rigore”. Tornano le pressioni su Roma?

Per l'Eurotower è evidente una ripresa del mercato dei bond pubblici in Italia e Spagna ma l'economia va male e crescono i rischi di indebitamento. Ieri la "morale" dell'FT a Letta

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Nel suo Bollettino, la BCE analizza la situazione dell’Eurozona e per quanto riguarda l’Italia, i commenti di Francoforte sono a doppia faccia. Da un lato, si evidenzia come il nostro Paese sia tra i soli sei dell’Area Euro che nel 2012 non hanno superato il 3% di deficit in rapporto al Pil. Gli altri sono Germania, Austria, Lussemburgo, Estonia e Finlandia. Tuttavia, l’Italia è anche tra i cinque stati con un debito pari o oltre il 100% del pil, insieme a Grecia, Portogallo, Belgio e Irlanda.

E l’Eurotower vede rischi dall’allentamento del rigore degli ultimi mesi, perché se da un lato Roma, Lisbona e Madrid hanno sperimentato un ritorno degli investimenti esteri alle aste per i loro titoli pubblici, che ha favorito la discesa dei rendimenti, dall’altro, però, mette in guardia da una evoluzione dell’economia reale peggiore delle attese.

L’auspicio dell’istituto è che, quindi, l’Italia tenga la barra dritta e s’impegni a non sforare il 3% del pil anche nel 2014; fatto estremamente doveroso per un’economia, il cui debito pubblico si avvia quest’anno a superare il 130% del pil.

 

L’attacco del Financial Times al governo Letta

Il richiamo all’ordine dei conti da parte della BCE segue solo di qualche giorno la doccia fredda arrivata per il governo Letta dal quotidiano finanziario britannico Financial Times, che ha bocciato il nuovo premier, definendolo inerte e in letargo, sottolineando come dal giorno in cui egli ha ricevuto l’incarico di formare il governo da parte del presidente Giorgio Napolitano, non abbia prodotto alcun risultato e nulla avrebbe fatto per fare ripartire l’economia (Il Financial Times bacchetta Letta: “esca dal letargo, servono scelte impopolari”)

Il FT critica l’impostazione di politica economica di Enrico Letta, giudicata impossibile da realizzare, se non a costo di sforare i parametri del Patto di stabilità. Ridurre le tasse, aumentare le spese per l’istruzione e osservare il tetto del deficit imposto da Bruxelles sembra agli occhi del giornale d’Oltremanica un obiettivo impossibile da centrare e lo invita a seguire l’esempio del governo Monti, travolto dall’impopolarità, ma che avrebbe messo in sicurezza i nostri conti pubblici. In sostanza, il FT critica il premier per la sua volontà di non perdere consensi, quando al contrario servirebbero scelte impopolari.

 

Il governo non si sbilancia sullo stop all’aumento dell’Iva

Sarà forse anche per questo che il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, si è presentato davanti ai commercianti senza garantire il blocco dell’IVA, anzi spiegando di non poterlo promettere. Lo stesso ministro del Welfare, Enrico Giovannini, ha poi smentito una riforma radicale della riforma Fornero, che indiscrezioni volevano passasse per l’abbassamento a 62 anni dell’età pensionabile. Non ultima, la questione IMU sulle prime case, la cui prima rata di giugno è stata sospesa, in attesa di un riordino in materia di tassazione sugli immobili entro il 31 agosto, senza che però si abbia il senso di quale direzione si intenda seguire.

Gli annunci e le seguenti smentite del governo in economia stanno creando un clima di incertezza che rischia di penalizzare ancor di più gli investimenti, i quali restano in attesa di conoscere l’ambito fiscale e normativo in cui dovranno muoversi nei prossimi mesi e anni.

Un fatto è certo: i numeri non sono dalla parte di Letta. Non esistono spazi di manovra sul deficit, già a ridosso del tetto massimo consentito dal Patto. Il solo blocco dell’aumento IVA richiederà 4,2 miliardi di euro all’anno, di cui 2,1 miliardi per l’esercizio in corso. Per non parlare dei 3,9 miliardi di euro per abrogare del tutto l’IMU sulle prime case e un’altra “paccata” di soldi per attutire gli effetti della riforma Fornero sulle pensioni, con riguardo, in particolare, agli esodati. Letta ha promesso il taglio del cuneo fiscale, ma non ha ancora indicato una sola voce di spesa da abbattere. Per questo, la preoccupazione è evidente a Bruxelles, come a Francoforte. Il governo delle larghe intese rischia di non portare da nessuna parte.

 

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Argomenti: Bce

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