Mondo islamico accoglie Trump con mega-accordi miliardari, ecco cosa significa la svolta

La visita di Donald Trump in Arabia Saudita è stata un gran successo. Riavvicinamento al mondo islamico e sunnita, ma soprattutto asse con Riad contro Iran. Firmati accordi per 380 miliardi di dollari.

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La visita di Donald Trump in Arabia Saudita è stata un gran successo. Riavvicinamento al mondo islamico e sunnita, ma soprattutto asse con Riad contro Iran. Firmati accordi per 380 miliardi di dollari.

Chi lo avrebbe mai detto che il primo grande successo internazionale dell’amministrazione Trump sarebbe stato in quel Medio Oriente islamico, contro cui il presidente USA ha tuonato sin dalla sua campagna elettorale? Invece, che Donald piaccia o meno, non si può non considerare una svolta positiva per le relazioni tra Washington e mondo mussulmano (Iran escluso, come vedremo) quanto è accaduto nel fine settimana, quando il presidente Trump si è recato all’estero per la prima volta dal suo insediamento alla Casa Bianca. Tappa: Riad, Arabia Saudita. Qui, a capo di una folta delegazione di manager e politici, ha siglato accordi commerciali per la bellezza di 380 miliardi di dollari in 10 anni, pari al 2% di pil americano.

Di questi, la fetta più consistente ha riguardato il settore della difesa con 110 miliardi. Boeing ha annunciato che Riad acquisterà elicotteri Chinook, servizi di supporto associati e sistemi di difesa guidati, mentre intende acquistare aerei P-8 di sorveglianza. Non è stato comunicato l’importo delle commesse ottenute, ma stando a un report di dicembre del Dipartimento di Stato USA, dovrebbe aggirarsi sui 3,51 miliardi. Giustamente, i membri dell’amministrazione, dallo stesso Trump al segretario di Stato, Rex Tillerson, hanno commentato quasi euforici la sigla di tali intese, tra cui 20 licenze rilasciate a grosse società USA per sostenere investimenti diretti tra i due paesi nel campo della tecnologia, in particolare, che creeranno “migliaia di posti di lavoro americani”. (Leggi anche: Trump, ISIS, Corea del Nord: qual è il messaggio USA al mondo)

Trump accolto con tutti gli onori

Dal canto suo, il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, si è mostrato molto soddisfatto dell'”accordo storico” in conferenza stampa con il collega americano, sostenendo che gli accordi di questi giorni aiuteranno il regno a sviluppare vari campi della sua economia, oltre che la stessa istruzione, creando lavoro.

Ma il business, centrale nell’incontro tra Trump e la casa reale saudita, non è stato l’unico vero successo del primo. Già quando dall’Air Force One il presidente scendeva con la moglie Melania (senza velo) dalla scaletta all’aeroporto di Riad, Re Salman lo attendeva per incontrarlo, un gesto di accoglienza non riservato al predecessore Barack Obama, a cui non era stato offerto nemmeno il tè nella sala riservata, altro segno di vicinanza dichiarata dei regnanti alla nuova amministrazione.

La coalizione sunnita di Trump contro l’Iran

Per capire come mai il più agguerrito presidente anti-islamico sia stato accolto con tutti gli onori dai Saud bisogna attendere proprio lo svolgimento della visita del primo, nel corso della quale egli ha invitato tutti i leader del mondo sunnita accorsi ad ascoltarlo a combattere ogni forma di estremismo, ma contrariamente a quanto sinora espresso nei suoi discorsi e tramite Twitter, Trump ha stavolta parlato di scontro tra “criminali barbari” e “persone che vogliono difendere le loro vite e la loro religione”. Di più: ha invitato il mondo islamico a isolare l’Iran, così come ha parlato di volontà degli USA di ricercare “progressi graduali e non interventi repentini”. Francamente, nemmeno nelle loro migliori speranze i sauditi avrebbero potuto auspicare di più.

Mentre Trump colloquiava con i leader sunniti, a Teheran venivano diffusi i risultati delle elezioni presidenziali iraniane. Contrariamente alle previsioni, l’uscente riformatore Hassan Rohani vinceva già al primo turno con il 53,5% dei consensi e grazie anche a una solida affluenza, segno che il popolo persiano non avrebbe alcuna intenzione di tornare indietro, a un passato di scontro viscerale con gli USA e il mondo occidentale. (Leggi anche: Petrolio e nucleare in gioco alle elezioni in Iran, sfida tra riformisti e conservatori)

La Realpolitik di Trump

In conferenza stampa con Tillerson, el-Jubeir ha riservato parole durissime e nette contro l’Iran, accusato di non essere un partner affidabile e di creare instabilità nella regione, attraverso il sostegno alle milizie anti-governative nello Yemen, così come esportando il terrorismo all’estero.

E ha invocato una partnership a tutto campo tra USA e Arabia Saudita, che nei fatti è nata proprio sabato scorso, sancendo la fine del periodo di freddezza tra Riad e Washington nell’era Obama.

Trump non ha invocato il rispetto dei diritti umani quale pre-condizione per stabilire nuove più solide relazioni tra i due paesi, mostrando di volere perseguire una strategia realista e non fondata sui principi, come quelli che hanno spinto il suo predecessore nel 2011 ad appoggiare le Primavere Arabe, che tante tensioni e instabilità hanno alimentato nell’area. Il presidente ha parlato anche con Al Sisi, il capo dello stato egiziano, che sin dalla sua vittoria a novembre si è dichiarato suo grande ammiratore. Trump sta cercando di mediare tra Riad e Il Cairo, entrambe desiderose di accreditarsi quale partner privilegiato degli USA sotto la nuova amministrazione.

Asse con Riad serve a gestire il dopo ISIS

Che significato assume la visita di Trump e il successo riscosso forse oltre le stesse attese? In primis, è servito ad allentare le tensioni domestiche sul Russiagate. Mentre la delegazione americana decollava da Washington, girava voce che il genero del presidente (ma sull’identità esistono dubbi) Jared Kushner, suo braccio destro alla Casa Bianca, sarà sottoposto ad indagine per avere avuto colloqui non dichiarati con esponenti russi prima della nascita del governo. Segnare un punto sul fronte del business e in favore del rilancio della propria credibilità sullo scacchiere internazionale a Trump serviva più del pane in questa fase. (Leggi anche: Trump ha rilevato informazioni segrete ai russi, rischia)

Secondariamente, il nuovo consolidato asse con i sauditi serve agli USA per rimettersi in gioco nel Medio Oriente a capo di una coalizione che possa sconfiggere l’ISIS in Siria, ma anche gestire Damasco dal giorno successivo, evitando di dare vita a un nuovo caos Iraq.

Il riavvicinamento con i sauditi e il mondo sunnita spinge Trump a contendere alla Russia di Vladimir Putin la leadership nell’area mediorientale per il dopo-ISIS, cosa che potrebbe garantirgli in patria una maggiore benevolenza anche tra i ranghi della maggioranza al Congresso verso la sua amministrazione, sciogliendo almeno parte delle tensioni relative al Russiagate.

E ora Israele, Vaticano e G7 Taormina

Più in generale, l’America è tornata a fare l’America dopo anni di flip-flop in politica estera, con Obama in cerca di obiettivi finanche nobili, come la promozione dei diritti umani nel mondo islamico, ma che si è rivelata una pratica fallimentare quasi ovunque e con esiti disastrosi per la stabilità dell’area, oltre che per la leadership americana, che non ha certo accresciuto la sua credibilità tra i partner storici, dopo avere sostenuto cambi di regime ai danni dei vecchi “amici”, come l’ultra-ottantenne Hosni Mubarak in Egitto.

La svolta di Trump verso l’islam alimenterà l’inimicizia con l’Iran, anche se difficilmente gli USA stracceranno realmente l’accordo sul nucleare, siglato a fine 2015. Semmai, Washington ha deciso apertamente per schierarsi dalla parte dei sauditi contro Teheran, cosa che lascia intravedere una Siria non nelle mani di Bashir al Assad dopo che l’ISIS sarà definitivamente estirpato dal paese, con buona rassegnazione di Putin, che dovrà cercare un’intesa con la Casa Bianca, quando ad oggi era stato il contrario. Ad attendere Trump vi sono altri appuntamenti importanti in questi giorni, da Israele al Vaticano con Papa Francesco, passando per il G7 di Taormina. Vuoi vedere che a salvare in questa fase il presidente sarà quella politica estera così disdegnata a inizio mandato? (Leggi anche: Dialogo tra Trump e Putin va avanti)

 

 

 

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