Miracolo a Lisbona: rendimenti bond e disoccupazione crollano

Il Portogallo si vive una bella stagione di miracolo per la sua economia, riuscendo a uscire dalla crisi del debito esplosa nel 2011 e registrando un crollo della disoccupazione.

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Il Portogallo si vive una bella stagione di miracolo per la sua economia, riuscendo a uscire dalla crisi del debito esplosa nel 2011 e registrando un crollo della disoccupazione.

Il pil del Portogallo è cresciuto nel secondo trimestre del 2,8% su base annua, pur rallentando oltre le attese rispetto ai primi tre mesi dell’anno dal +1% al +0,2%. Sono ottime notizie per Lisbona, la cui economia continua ad essere trainata dalle esportazioni e da una robusta domanda interna, come segnala anche la fiducia dei consumatori ai massimi dal 1997. Contribuisce a quello che possiamo definire un vero miracolo nel Sud Europa il boom del turismo, con pernottamenti in crescita del 9,7% annuo nei primi 6 mesi del 2017. (Leggi anche: Crescita italiana doppiata dal Portogallo)

L’economia lusitana risulta in crescita da ben 15 trimestri consecutivi e nel periodo aprile-giugno è riuscita a far scendere il suo tasso di disoccupazione all’8,8%, ovvero al di sotto dei livelli dell’Eurozona, ancora superiori al 9%. All’apice della crisi nel 2013, vi era un tasso di disoccupazione del 17%. E anche tra i giovani la percentuale dei senza-lavoro risulta scesa al 22,7%, circa 13 punti in meno dell’Italia.

Pil su, deficit giù

La crescita nel 2016 è stata dell’1,4%, ma per quest’anno dovrebbe accelerare almeno all’1,8%, secondo le stime del governo, mentre la banca centrale portoghese prevede un +2,5%. Il tutto, mentre continua a diminuire anche il deficit pubblico, che nel 2016 si è attestato al 2,1% del pil (dato minimo dal 1974, anno della caduta del regime di Salazar) e quest’anno dovrebbe scendere all’1,6%. A maggio, la Commissione europea ha chiuso ufficialmente la procedura d’infrazione contro Lisbona per deficit eccessivo.

Il quadro macro-economico appare così positivo, che il ministro delle Finanze, Mario Centeno, è in pole position per sostituire l’olandese Jeroen Dijsselbloem alla carica di presidente dell’Eurogruppo, dopo che Lisbona è stata pubblicamente lodata da Bruxelles per essere riuscita a raggiungere gli obiettivi fiscali, senza compromettere la crescita.

(Leggi anche: Portogallo abbandona austerità, ma Krugman invita alla prudenza)

Lo scetticismo sul governo Costa

Eppure, le premesse sembravano del tutto diverse alla nascita dell’attuale governo del premier socialista Antonio Costa. Esso si regge su un’alleanza tutta di sinistra tra socialisti, comunisti, Blocco di Sinistra e Verdi, le cui idee sono alquanto radicali in economia e in politica estera. Costa provocò uno shock all’estero, quando soffiò la poltrona di premier al suo predecessore Pedro Passos-Coelho, conservatore, che pur avendo rivinto le elezioni, non era riuscito a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi.

Il successo del Portogallo, dopo il bail-out da 78 miliardi chiesto e ottenuto nel 2011 e durato fino al 2014, lo si deve proprio alla capacità del precedente esecutivo di centro-destra di risanare i conti pubblici e di varare diverse riforme economiche necessarie al rilancio della competitività del paese. La ricetta, in sé non popolare all’impatto, sta funzionando, anche se al momento a raccoglierne i benefici è quell’area politica iper-critica verso le politiche degli avversari. (Leggi anche: Portogallo, nuova crisi debito non esclusa)

Rendimenti Portogallo in forte calo

E così, nonostante solo 6 anni fa il Portogallo fosse sull’orlo del fallimento, ieri i suoi bond a 2 anni hanno segnato il rendimento più basso di sempre allo 0,07%, giovandosi della notizia che il governatore della BCE, Mario Draghi, non parlerà di politica monetaria al simposio di Jackson Hole e, quindi, non annuncerà alcun “tapering” a giorni. I rendimenti decennali lusitani risultano scesi al 2,8% dal 4% di inizio anno, quando nello stesso arco di tempo quelli dei BTp sono saliti dall’1,93% al 2,03%. In sostanza, lo spread tra Portogallo e Italia è crollato quest’anno da 210 a meno di 80 punti base. (Leggi anche: Rendimento bond Portogallo scende sotto 4%)

Non è improbabile che per quest’anno il Portogallo chiuda con un pil a +3%, superando così gran parte delle altre economie dell’Eurozona e forse anche più che doppiando l’Italia, che con il +1,5% annuo segnato nel secondo trimestre è ancora penultima nell’area.

Resta da vedere quanto di questo successo venga compromesso dalla fine del “quantitative easing”, che ha permesso a Lisbona, come ai partner dell’unione monetaria, di tenere bassi i costi di rifinanziamento del debito pubblico, che quest’anno dovrebbe scendere sotto il 130% del pil, ma restando il terzo più alto dopo Grecia e Italia.

 

 

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