Miracolo della Grecia, che ora punta sulle banche per accelerare la crescita

Economia in decisa ripresa in Grecia e migliorano le prospettive con il nuovo governatore conservatore, che punta a rafforzare le banche per sostenere la crescita.

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Economia in decisa ripresa in Grecia e migliorano le prospettive con il nuovo governatore conservatore, che punta a rafforzare le banche per sostenere la crescita.

L’era Tsipras è alle spalle da un paio di mesi e adesso al governo c’è il premier conservatore Kyriakos Mitsotakis, che oltre ad essere molto più rassicurante per l’Europa si mostra assai più appetibile per gli investitori e il mondo delle imprese.

Il leader di Nuova Democrazia ha vinto le elezioni a luglio con un programma impostato su maggiore libertà economica, tagli alle tasse e privatizzazioni. E muove i suoi primi passi lungo queste direttrici, annunciando la riduzione del 22% dell’Enfia, l’odiata tassa sulle case, così come l’imposta sugli utili scenderà dall’anno prossimo al 24% dal 28% attuale, mentre quella sui dividendi verrà dimezzata al 5%. Inoltre, ha in mente di abbassare dal 22% al 9% la prima delle tre aliquote sui redditi delle persone fisiche, quella che grava fino a 10.000 euro l’anno. E l’IVA sulle costruzioni verrebbe sospesa per tre anni.

La strada sembra giusta dopo anni di mancate riforme. Tra i punti nodali del programma di governo ci sono il via libera al progetto Hellenikon da 8 miliardi di euro, che consentirà la creazione di almeno 10.000 posti di lavoro, nonché il sostegno alle banche con l’apposizione di una garanzia pubblica sui crediti deteriorati ceduti, un po’ sul modello della GACS italiana. Sul punto Atene dovrà ricevere l’ok dell’Eurogruppo.

La Grecia ha buttato oltre 100 milioni all’anno con il crollo dei rendimenti dei bond

L’intento sarebbe di garantire la tranche meno rischiosa degli Npl, così da abbattere questi ultimi di una trentina di miliardi di euro dagli 80 a cui si attestano adesso, pari a ben il 45% dei crediti totali. Le esposizioni pubbliche ammonterebbero a 9 miliardi, ma non metterebbero a rischio la stabilità dei conti, considerando i 32 miliardi di liquidità disponibile, grazie agli aiuti europei non utilizzati e alle emissioni di bond quest’anno. Di fatto, la Grecia possiede 17 punti di pil, che le consentono di non avere alcuna necessità di rifinanziamento da qui ai prossimi 2 anni.

Banche al centro della ripresa

Nella logica del governo, se le banche si sgravassero di parte dei crediti in malora, avrebbero modo di tornare a prestare denaro alle imprese e alle famiglie, sostenendo investimenti e consumi.

E sul fronte della crescita, i dati appaiono positivi: il pil si è espanso dello 0,8% nel secondo trimestre, in forte accelerazione dal +0,2% del primo. Su base annua, è passato dal +1,1% al +1,9%, confermando le previsioni della banca centrale di una crescita in area 2% per quest’anno. Resta il fatto che il pil sia ancora di circa un quarto inferiore ai livelli pre-crisi e che la disoccupazione si attesti a quasi il 18%, pur in calo dall’apice del 28% a cui si era portata in piena crisi.

Il ministro delle Finanze, Christos Staikouras, ha ribadito all’ultimo Eurogruppo di settembre la volontà di rimborsare anticipatamente parte dei 9 miliardi di prestiti ancora dovuti al Fondo Monetario Internazionale, approfittando dei bassi costi di rifinanziamento sul mercato. Mediamente, i prestiti dell’FMI comportano l’esborso di un interesse annuo del 4,9%, quelli europei dell’1,4%. Ma al momento i titoli di stato a 10 anni della Grecia rendono sul mercato secondario appena l’1,36%, quelli a 25 anni il 2,25%. Dunque, prendendo soldi in prestito dai privati per ripagare i creditori pubblici si riduce il peso degli interessi sul bilancio pubblico e, soprattutto, si rida fiducia ai mercati sulla capacità di Atene di tornare a una lenta normalità dopo tre salvataggi internazionali tra il 2010 e il 2015.

Dei circa 355 miliardi di euro di debito pubblico, solo una settantina è in mano ai privati dopo l'”haircut” del 2012. La liquidità degli scambi dei bond è bassissima, ma potrebbe risalire nei prossimi anni con le nuove emissioni e, soprattutto, nel caso in cui la BCE li inserisse nel programma di acquisti condotti con il “quantitative easing”. Affinché ciò avvenga, però, sarebbe necessario che almeno una delle quattro principali agenzie di rating (S&P, Moody’s, Fitch e Dbrs) li promuovesse a “investment grade”, mentre sinora risultano titoli “spazzatura”. Di questo passo, pur a fronte di un rapporto debito/pil al 180%, potrebbe non mancare molto.

Sarebbe un toccasana anche per le banche elleniche, in possesso sostanzialmente di tutti i bond sovrani domestici, le quali accederebbero alla liquidità di Francoforte a condizioni meno stringenti e assisterebbero a una rivalutazione degli assets, finendo per poter sostenere l’economia con maggiori prestiti.

Grecia: Moody’s pronta a migliorare il rating sul debito, bond in rialzo

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  • stefano ha detto:

    La Grecia è stata costretta a seguire il percorso che prima o poi dovrà seguire anche questo paese.Come è stato per Irlanda Portogallo Cipro e Spagna per le banche.Il punto che gli italiani non hanno ancora bene capito in cosa consiste…

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