Ministri giallorossi che odiano il turismo: spunta la tassa anche sui biglietti aerei

Tasse su merendine, bibite gassate e biglietti aerei per finanziare l'aumento dello stipendio per gli insegnanti. La strana idea del neo-ministro Fioramonti, che segnala come il governo giallorosso debutti con una campagna di odio contro il turismo italiano.

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Tasse su merendine, bibite gassate e biglietti aerei per finanziare l'aumento dello stipendio per gli insegnanti. La strana idea del neo-ministro Fioramonti, che segnala come il governo giallorosso debutti con una campagna di odio contro il turismo italiano.

Tasse, tasse e tasse. Ma il governo “giallorosso” tra Movimento 5 Stelle e PD non nasceva per sventare l’aumento dell’IVA? Non si direbbe che il piano del Conte 2 sia la riduzione del carico fiscale. Anzi, è tutto un proporre nuovi balzelli da ancor prima che il nuovo esecutivo s’insediasse.

Se i 5 Stelle propongono di più che raddoppiare l’IVA dal 10% al 23% su ristoranti, alberghi e lavori domestici, prevedendo un rimborso dell’aggravio solo in favore dei clienti che paghino con carta, il loro ministro all’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha già adombrato la possibilità che vengano introdotte due nuove tasse per coprire il costo, stimato in circa 3 miliardi di euro, degli aumenti per gli stipendi degli insegnanti. Quali? Una sulle merendine e le bibite gassate e l’altra sui biglietti aerei.

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Sarebbero tasse di scopo e punterebbero nelle intenzioni del neo-ministro a disincentivare abitudini di consumo “nocive” per la salute e l’ambiente, finanziando una voce di spesa positiva, vale a dire la scuola. Uno stato etico, insomma, che già si era scorto con il lancio del reddito di cittadinanza, quando l’allora ministro allo Sviluppo, Luigi Di Maio, aveva scartato diverse voci di spesa dalla possibilità di essere sostenute con la carta inviata ai beneficiari del sussidio. Come dire, “lo stato ti da i soldi, ma tu devi spenderli per quello che ti diciamo noi”.

Tasse e paradossi

In attesa di capire se dovremo pagare per prelevare i nostri stessi soldi con il bancomat e se prenotare una camera d’albergo o mangiare la pizza il sabato sera siano diventati abitudini di lusso, non mancano i paradossi nemmeno con i due nuovi balzelli ipotizzati dal nuovo governo penta-piddino. Qualcuno fa notare che la tassa sui biglietti aerei colpirebbe particolarmente il sud, dove milioni di abitanti sono costretti a muoversi in aereo proprio per le peculiarità geografiche del Meridione, oltre che per la carenza di infrastrutture alternative.

E restando nei paradossi, molti di quelli costretti a viaggiare in aereo e che subirebbero un aggravio del prezzo dei biglietti sono insegnanti meridionali, che lavorano al nord e più volte all’anno (o anche al mese) scendono giù per ricongiungersi alle loro famiglie. Lo stato darebbe loro con una mano e toglierebbe con l’altra.

E viaggiare in aereo inquina davvero? Nel senso, più che se centinaia di persone prendessero l’auto? O il ministro Fioramonti non sa che sotto Napoli non esistano i treni ad alta velocità, per cui il viaggio in carrozza va escluso quasi aprioristicamente? Quanto alle merendine e alle bibite gassate, che non siano salutari lo sappiamo già. Che un consumatore non abbia il diritto di mangiare e bere ciò che vuole, però, appare all’insegna di quello stato etico di cui dicevamo sopra. Anche perché sarebbero tanti i cibi e le bevande a far male, spesso sulla base delle quantità ingerite. Un bicchiere di vino non ha mai ucciso nessuno, una bottiglia a pranzo e una cena bene non fanno. Cosa facciamo, tassiamo uno dei prodotti principali del Made in Italy e ci mettiamo a posto con la coscienza?

Tornando alla tassa sui biglietti aerei, oltre ad essere demenziale, segnala come il governo giallorosso sia partito col piede più che sbagliato riguardo a quello che consideriamo “il petrolio italiano”: il turismo. Tra stangate contro alberghi e ristoranti e altre sui biglietti aerei, praticamente si metterebbe in ginocchio l’unico settore ad essere cresciuto negli ultimi anni, nonostante le carenze infrastrutturali e perlopiù grazie spesso ai contraccolpi accusati da mercati concorrenti nel Mediterraneo, a seguito di atti di terrorismo e disordini interni (Egitto, Tunisia, Turchia, Francia, etc.).

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Colpito ancora una volta il settore privato

E a dirla tutta, se tasse di scopo debbano essere, cosa c’entrano i suddetti balzelli con i contratti degli insegnanti? Sarebbe comprensibile, nei limiti della decenza, che si stangasse un settore per finanziare servizi ad esso relativi, come la tassa di soggiorno, che in teoria i comuni impongono e riscuotono per coprire almeno parte dei costi sostenuti per il mantenimento dei servizi rivolti al turismo (pulizia delle strade, delle spiagge, controlli del territorio, etc.

). Ma finanziare i pur legittimi aumenti degli stipendi degli insegnanti con costi imposti a uno dei settori trainanti la nostra economia significa trasferire risorse dal settore privato al pubblico e senza nemmeno che tra i due vi sia un nesso evidente.

Iniziamo ad avere la sensazione che la disattivazione delle clausole di salvaguardia sia stata una messinscena per giustificare la nascita di un governo, che sul piano politico non avrebbe avuto ragioni di esistere, dato l’odio esistente tra i due partiti che lo sorreggono. E cosa ancora peggiore, che ci si stia dirigendo senza ammetterlo verso una stagione neo-tassaiola, che farà felici i commissari europei così attenti ai bilanci, molto meno gli italiani, che di tasse ne pagano già troppe (e alte) e a cui servirebbe l’esatto opposto per rinvigorire la loro economia. Né gioiscano gli insegnanti, perché i loro aumenti contrattuali creerebbero le condizioni per impedirne di nuovi in futuro. Solo la crescita dell’economia garantisce risorse stabilmente adeguate al settore pubblico, ma essa presuppone che il settore privato venga lasciato libero di funzionare e non che venga punito con provvedimenti risibili e disperati.

Così il governo giallorosso consegnerebbe Mediaset ai francesi di Vivendi

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