Minibot e debito pubblico italiano, parole chiare di Draghi per governo e commissari

Parole chiare di Mario Draghi per l'Italia. Il governatore della BCE ha bocciato ieri i "minibot", ma allo stesso tempo ha lanciato un monito alla Commissione europea sul debito pubblico italiano.

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Parole chiare di Mario Draghi per l'Italia. Il governatore della BCE ha bocciato ieri i

I mercati sono rimasti delusi dalla conferenza stampa di Mario Draghi, segno di un’era in cui nemmeno annunciare che si riceveranno prestiti a costo zero e, anzi, che si pagheranno le banche per riceverli, sorprende più di tanto. Lasciamo che la finanza rifletta sull’assurdità della sua risposta negativa di ieri pomeriggio alla BCE e concentriamoci sulle parole che il governatore ha riservato all’Italia.

Sollecitato sui “minibot”, i titoli di stato di piccolo taglio che il governo vorrebbe emettere per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione, egli ha dichiarato che “o sono valuta, per cui sono illegali, o sono debito e accresceranno lo stock; non esiste una terza via”. Una settimana fa esatta, all’unanimità la Camera dei Deputati ha approvato una mozione, che impegna il governo a pagare i debiti commerciali, anche utilizzando l’emissione di questi minibot.

Perché i minibot sono una moneta parallela e rischiano di farci uscire dall’euro

Il PD, non senza imbarazzo, dopo avere offerto il suo assenso ha comunicato di non essersi reso conto dell’inserimento di questi strumenti di pagamento, ritirando l’appoggio politico alla misura. Ieri, Moody’s ha emesso un suo comunicato, nel quale spiega di considerare tali minibot un pericolo di per sé, in quanto verrebbero percepiti come il primo passo che l’Italia compierebbe per uscire dall’euro, trattandosi di una moneta parallela a tutti gli effetti.

Ma Draghi ha detto anche altro, cioè che “nessuno chiede all’Italia di tagliare il debito tutto e subito, perché non sarebbe un’operazione sostenibile. Serve un piano credibile di riduzione”, ha spiegato. Una dichiarazione rivolta certamente al governo Conte, ma anche ai commissari, come per dire al primo di smetterla di ipotizzare soluzioni fantasiose per fare quadrare i conti pubblici, dato che già “i mercati e le persone sembrano avere bocciato l’idea” dei minibot; d’altro canto, il banchiere centrale avverte i commissari europei che non potranno certo pretendere che l’alto debito pubblico accumulato da decenni in Italia possa essere smaltito in pochi mesi o qualche anno.

Assist di Draghi all’Italia sul debito

Il combinato delle due risposte di Draghi alle domande in sala può sintetizzarsi così: “caro governo Conte, guarda che nessuno ti sta chiedendo – né potrebbe – di tagliare il debito pubblico tutto d’un colpo. Devi semplicemente capire che serve che ti presenti a Bruxelles con un piano credibile, sottinteso pluriennale, di riduzione del rapporto debito/pil, cioè misure che contengano la spesa pubblica e stimolino la crescita. Anziché minacciare la UE con misure rischiose per la credibilità sovrana sui mercati, concentra i tuoi sforzi su questo. E cari signori della Commissione, con tutto rispetto non potete pensare di imporre un taglio del rapporto debito/pil subitaneo, perché rischiate semplicemente di acuire la crisi economica italiana e, in ultima analisi, di contribuire all’uscita dall’euro dell’Italia”.

La procedura d’infrazione sul deficit può essere evitata, ma senza i 5 Stelle al governo

E Moody’s, sempre ieri, ha anticipato che la sua revisione del rating a settembre dipenderà dalla risposta che Roma fornirà a Bruxelles sulla sua politica fiscale. Come dire, nelle prossime settimane l’Italia si gioca la sua residua credibilità e deve segnalare di essere capace e pronta di varare riforme di risanamento da un lato e pro-crescita dall’altro. Se a Palazzo Chigi risiedessero serenità di giudizio e intelligenza, capirebbero che ieri da Francoforte è arrivato un assist all’Italia, non una critica, al netto della bocciatura (ovvia) dei minibot. E in vista del Consiglio europeo di luglio, chiamato ad esprimersi sull’attivazione della procedura d’infrazione richiesta dalla Commissione, su queste parole il governo dovrebbe fare leva per allontanare la minaccia sia di una sanzione, sia di pretese dall’impatto recessivo. Per questo, non potrà presentarsi con le mani vuote come un Varoufakis qualunque.

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