Milan, sanzioni UEFA saranno “morbide”? Ecco su cosa punterà il club rossonero

Il Milan dovrà affrontare a giorni la sua partita più difficile: quella con la UEFA. L'ad Marco Fassone avrà il bel da farsi per cercare di ammorbidire le sanzioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Milan dovrà affrontare a giorni la sua partita più difficile: quella con la UEFA. L'ad Marco Fassone avrà il bel da farsi per cercare di ammorbidire le sanzioni.

Pochi giorni e la UEFA ascolterà a Nyon, Svizzera, l’ad Marco Fassone del Milan per discutere delle sanzioni che certamente comminerà contro il club rossonero per avere infranto le regole del “fairplay finanziario”. La convocazione è nota da mesi, ma non per questo l’appuntamento viene vissuto con leggerezza in via Aldo Rossi, che dovrà dare il massimo per cercare di convincere la federazione europea a mitigare la sua decisione finale. Stando ai precedenti italiani di Roma e Inter, al Milan dovrebbe essere comunicata una sanzione milionaria, di cui solo il 30% da pagare effettivamente subito, mentre il restante 70% nel caso in cui continuasse a non rispettare gli accordi. Il calciomercato verrebbe di fatto bloccato con un tetto al monte-ingaggi annuale. La sanzione più dura, che difficilmente verrà concretizzata in questa fase, sarebbe l’esclusione del Milan dalla disputa delle coppe europee, ovvero da Champions ed Europa League. Ma, ripetiamo, non è questo il caso.

Perché il Milan deve a tutti i costi entrare in Champions League

Cosa farà Fassone per minimizzare il danno? Dovrà, anzitutto, garantire ai dirigenti UEFA sulla continuità operativa della società, di proprietà del cinese Yonghong Li, magnate dal patrimonio assai fumoso e ambiguo, tanto che la sua finanziaria di recente è stata dichiarata fallita da un tribunale in patria, aggravando i sospetti sull’inconsistenza degli assets dichiarati in sede di acquisizione del club. C’è una buona notizia sul punto: il fondo americano Elliott Management, che vanta 123 milioni dal Milan e 180 da proprietario, oltre ai rispettivi interessi, si mostra disponibile a rilevare il controllo della società, nel caso in cui Li non ripagasse i suoi debiti entro la scadenza di ottobre e garantiti con azioni in pegno sul 99,93% della società. Indipendentemente dalla fine che farebbe il cinese, quindi, il club non rischierebbe di finire allo sbando, perché il fondo avrebbe tutta la convenienza a gestire l’asset in maniera quanto più oculata possibile, essendo la garanzia per la restituzione dei crediti vantati. Domanda: basterà a rassicurare la UEFA o semmai tale garanzia non si rivelerà un boomerang, facendo intravedere il fallimento della proprietà?

Per fortuna, Fassone avrà dalla sua altre argomentazioni, come la chiusura del primo semestre con un risultato ben più positivo di quello del primo semestre 2016. La perdita netta si è ridotta da 39,4 a 22,3 milioni, ma bisogna anche ammettere che tale dato è stato frutto di operazioni contabili, come il quasi raddoppio degli ammortamenti per effetto del calciomercato estivo da 230 milioni, nonché per via delle plusvalenze a quasi 36 milioni di euro, derivanti dalla cessione di giocatori in rosa. In sostanza, l’ossatura del bilancio, pur scontando 8,8 milioni di euro di ricavi dai diritti per la partecipazione all’Europa League, resta poco entusiasmante, sebbene faccia ben sperare un dato su ogni altro: i ricavi da stadio.

La reputazione di Li resta cattiva e pesa sul Milan

Il Milan è la seconda squadra di Serie A per numero di spettatori allo stadio (prima per crescita) nelle prime 14 gare casalinghe, dietro subito dopo l’Inter, mostrando una media di quasi 53.000 presenze per gara. Si consideri che il pubblico medio della Juventus, anche per via di uno stadio privato volutamente costruito più piccolo, a malapena superi i 39.000 tifosi. Non solo, perché Fassone potrà presentarsi a Nyon con la speranza che i diritti per le prossime tre stagioni portino in cassa più soldi al Milan, anche se dalle simulazioni non dovrebbe esservi alcun rilevante scostamento dai valori attuali (79 milioni annui). E c’è un problema: siamo proprio sicuri che i diritti domestici per la Serie A lieviteranno a 1,05 miliardi, ora che Sky e Premium praticamente hanno fatto comunella?

Serie A nel pallone, calcio pieno di debiti e il Milan spera nello zio d’America

Infine, la Coppa Italia. A maggio si disputerà la finale contro la Juve e Rino Gattuso vuole portare a casa il trofeo, anche perché chi lo alza in aria potrà accedere direttamente all’Europa League. Il Milan, tuttavia, non dovrebbe avere problemi su questo piano, ma ambisce alla Champions, anche perché intende rassicurare la UEFA sul raddoppio dei ricavi entro il 2022 proprio in virtù di tale obiettivo. Difficile che la federazione possa accettare un piano basato su una pura speranza, anche perché al momento, per quanto bene abbia fatto la squadra con il nuovo allenatore, la classifica la vede ancora al sesto posto e a ben 8 punti dalla zona Champions. E sul fronte sponsor, le cose non vanno bene. Adidas e Audi non hanno rinnovato il contratto e quello siglato con Puma al 2023 non sarebbe in grado di assicurare gli introiti precedenti.

Un dato appare propizio per la proprietà: Li ha rifiutato offerte arabe e russe per il Milan, mentre ha appena pagato 11 dei 37,4 milioni di euro per l’aumento di capitale già concordato in sede di acquisto del club appena un anno fa. Di fatto, ad oggi ha onorato ogni scadenza, in attesa della prossima da oltre 26 milioni a giugno. Se non avesse speranza di rinnovare il debito da qui a sei mesi, perdendo il controllo, non si capirebbe perché mai dovrebbe tenere fede alle sue promesse, che debiti, calciomercato e aumenti inclusi gli saranno costati 740 milioni. Il problema resta la sua scarsa reputazione in Europa, tant’è che nessuna banca o fondo intende dargli credito, limitandosi a rifinanziare senza problemi il club. E alla UEFA potrebbe fare la differenza, in peggio.

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Argomenti: Economia nel pallone

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