Milan: UEFA nega anche il patteggiamento. E ora che succede ai rossoneri di Gattuso?

La UEFA respinge il patteggiamento richiesto dal Milan sulla violazione del fair play finanziario. Tra le sanzioni attese spicca persino l'esclusione dall'Europa League. Ma se arrivano novità a breve, il futuro per i rossoneri sarebbe molto più sereno.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La UEFA respinge il patteggiamento richiesto dal Milan sulla violazione del fair play finanziario. Tra le sanzioni attese spicca persino l'esclusione dall'Europa League. Ma se arrivano novità a breve, il futuro per i rossoneri sarebbe molto più sereno.

Brutto colpo per il Milan. La camera di investigazione dell’organo di controllo della UEFA ha bocciato il “settlement agreement”, dopo che già aveva respinto nei mesi scorsi il “voluntary agreement” sulla violazione delle regole del fair play finanziario, relativamente alle passate 3 stagioni. A questo punto, la decisione finale sulle sanzioni da comminare al club rossonero spetterà alla camera arbitrale con una sentenza attesa per metà giugno e che annovera tra le ipotesi anche l’esclusione della squadra dalla partecipazione all’Europa League. Bisogna decidere in fretta, perché dalla decisione di Nyon dipenderà anche il futuro nelle coppe europee di Atalanta e Fiorentina. Se al Milan fosse impedito l’accesso all’Europa League per la prossima stagione, l’Atalanta lo sostituirebbe e i viola disputerebbero le gare preliminari. In realtà, lo scenario appare ad oggi poco probabile. La sanzione estrema non è caldeggiata dagli stessi dirigenti UEFA, che non avrebbero alcuna convenienza a punire così pesantemente il club più blasonato d’Europa dopo il Real Madrid.

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Ma Nyon ha dovuto prendere atto dell’assenza di novità emerse da via Aldo Rossi. Tre le contestazioni salienti: il rifinanziamento ancora in stand-by, la proprietà cinese e il mercato cinese. Quanto al primo punto, il Milan non è stato ancora in grado di fornire rassicurazioni concrete sui 303 milioni più gli interessi che dovranno essere rifinanziati, essendo in scadenza nei confronti di Elliott Management in ottobre. Il fondo americano ha prestato 123 milioni al club e 180 milioni a Yonghong Li, il proprietario al 99,3% tramite Rossoneri Sports Lux, la holding con sede nel Lussemburgo. Nessun problema avrebbe il Milan a vedersi rifinanziato il debito proprio, mentre nessun fondo o banca internazionale segnala di volere accollarsi anche i debiti di Li.

Le contestazioni UEFA al Milan

E qui veniamo al secondo punto delle contestazioni: la proprietà cinese appare di dubbia consistenza. Nessuno conosce realmente il patrimonio del magnate, ignoto persino in patria. E non hanno accresciuto la sua reputazione i suoi recenti guai finanziari, con la holding a lui facente capo dichiarata fallita da un tribunale cinese.

Infine, il mercato cinese. Qui, Li punta a espandere commercialmente il Milan e anche grazie ad esso la società ritiene di potere raddoppiare i ricavi entro i prossimi 4 anni. Tuttavia, la UEFA non ha colto ad oggi alcun dato concreto sul quale confidare. Lo sbarco in Cina dei rossoneri non è nemmeno iniziato, per cui le ambizioni dell’ad Marco Fassone rimangono velleitarie.

Cosa succede adesso? Il Milan sarà soggetto certamente a sanzioni. Esse vanno da una multa milionaria (e in gran parte legata al rispetto o meno degli obiettivi pluriennali che verranno imposti al club), alle limitazioni della rosa (il monte-ingaggi non superiore al 60% del fatturato), passando per le limitazioni o il blocco tout court del calciomercato per una o più sessioni (probabile che, al netto delle cessioni, gli acquisti di giocatori dovranno risultare in valore inferiori) e fino ad arrivare, appunto, all’esclusione dall’Europa League.

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Eppure, esistono anche concrete speranze che nulla di tutto ciò accada. Come? Se arrivasse da qui a poche settimane il rifinanziamento dei debiti. L’ipotesi appare poco probabile, almeno relativamente alla quota in capo a Li, ma se il magnate compisse un passo indietro, tutto diverrebbe possibile. Anche che Elliott, che ha in pegno le azioni societarie, rilevi il Milan e cerchi di rivenderlo il prima possibile per 4-500 milioni di euro, ovvero a un valore nettamente inferiore ai 740 milioni a cui è stato acquistato da Li, ma superiore ai suoi crediti. In questo modo, il fondo avrà realizzato un utile ragguardevole dall’operazione di finanziamento e sul mercato si troverebbero pretendenti disponibili a diventare i nuovi proprietari.

I possibili pretendenti del Milan

E proprio con riferimento ai rumors dei possibili interessati all’acquisto, troviamo Goldman Sachs e Stephen Ross, quest’ultimo titolare del Miami Dolphins e interessato alla costruzione di uno stadio di proprietà per il Milan. I due farebbero parte di una cordata, che si attiverebbe solo nel caso in cui Li rinunciasse alla proprietà. Ad oggi, il cinese non solo non ha segnalato alcuna intenzione di vendere, ma obiettivamente va notato come abbia onorato ciascuna scadenza, mettendo mano al portafoglio con gli ultimi aumenti di capitale fissati sin dalla primavera del 2017, quando si ebbe il passaggio di consegne dalla famiglia Berlusconi.

E nei giorni scorsi è circolata una notizia non meno interessante per via Aldo Rossi, ossia che Fininvest, essendo la responsabile del “buco” contabile delle stagioni che vanno dal 2014 al 2017, sarebbe disposta a pagare di tasca propria la multa che verrà quasi certamente comminata al club. In teoria, non sarebbe obbligata, visto che Li conosceva la situazione finanziaria difficile del Milan all’atto dell’acquisto, per cui si può immaginare che abbia scontato lo scenario attuale nel prezzo concordato con la vecchia proprietà.

Giustamente, i tifosi rossoneri tremeranno al solo pensiero di perdere l’accesso persino all’Europa League, che per una squadra che in bacheca vanta 7 Champions League resta un obiettivo minore, per quanto unico possibile in questa fase. Tuttavia, la drammaticità del momento paradossalmente potrebbe finire per sbloccare l’impasse e spingere Li a decidersi in fretta sul da farsi: restare e, però, trovare nuove risorse con cui rilanciare la società, chiudendo il capitolo penoso sul debito; vendere e consentire a chi i capitali li possiede davvero di azzerare i debiti ed effettuare gli investimenti necessari per la costruzione di uno stadio di proprietà. Chissà se con l’avvio del prossimo campionato di Serie A, i ragazzi di Rino Gattuso finalmente potranno giocare per obiettivi più in linea con la storia della maglia che indossano.

Milan, sanzioni UEFA saranno morbide?

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Argomenti: Economia nel pallone

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