Milan senza Donnarumma e in mano ai creditori? I tifosi rossoneri non si agitino

Il Milan rischia seriamente di passare nelle mani del fondo creditore americano, lo stesso che sta scalando Telecom da settimane. E Gigi Donnarumma verso l'addio a fine stagione. I tifosi rossoneri dovrebbero preoccuparsi davvero?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Milan rischia seriamente di passare nelle mani del fondo creditore americano, lo stesso che sta scalando Telecom da settimane. E Gigi Donnarumma verso l'addio a fine stagione. I tifosi rossoneri dovrebbero preoccuparsi davvero?

Il Milan cercherà di scrivere una pagina di storia stasera, quando incontrerà l’Arsenal in trasferta per la gara di ritorno degli ottavi di Europa League. L’andata a San Siro ha visto soccombere la squadra di casa per 2 reti a 0. Sarà una mission impossibile quella di Rino Gattuso, ma da qualche mese la fortuna sembra sorridere al club rossonero, come segnala la rete decisiva di André Silva di domenica scorsa allo stadio Marassi contro il Genoa a 7 secondi dal fischio dell’arbitro. Il Milan ha appena acquistato Pepe Reina dal Napoli per le prossime due stagioni e con opzione per il terzo anno. Costo di cartellino nullo, essendo il portiere spagnolo a fine contratto con i partenopei il 30 giugno prossimo, mentre l’ingaggio sarà di 3 milioni di euro a stagione. Difficile credere che il club abbia preso un portiere di livello per affiancarlo a Gigi Donnarumma; molto probabile, se non scontato, che il giovane napoletano venga ceduto a fine stagione. A chi? Si parla insistentemente da mesi del Paris Saint-Germain e le cifre che i francesi sarebbero disposti a offrire a via Aldo Rossi sarebbero molto allettanti: 60-70 milioni. Liquidità, che sarebbe più preziosa che mai per le casse del Milan, che entro ottobre dovrà rifinanziare il suo debito da 123 milioni di euro. Il creditore è il fondo americano Elliott Management, lo stesso che in queste settimane sta scalando Telecom Italia, chiedendo la revoca di ben 6 consiglieri di amministrazione su 15 della compagnia, ovvero di quelli in rappresentanza di Vivendi, compreso quel Félicité Herzog, che viene sospettato di essere non indipendente, a causa di un suo precedente rapporto di consulenza con la società transalpina.

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Fosse solo per il debito del club, problemi non ve ne sarebbero. Il rifinanziamento si rende, invece, difficile per i 180 milioni di prestito ottenuto dal proprietario Yonghong Li, tramite la cassaforte lussemburghese Rossoneri Lux Sport, al tasso di interesse dell’11,5%, pari a 70 milioni. In tutto, quindi, dovranno essere restituiti a ottobre ben 380 milioni a Elliott, ma nessuno sembra intenzionato a sostituirsi all’attuale creditore per la parte che riguarda Li, il cui patrimonio in Cina è ritenuto a dir poco fumoso, come emerso anche da inchieste giornalistiche internazionali (una del New York Times), così come da guai giudiziari del tycoon, sconosciuto in patria.

Li ha versato a inizio marzo 7 degli 11 milioni di aumento di capitale deliberato a febbraio secondo i patti e dei 60 milioni di ricapitalizzazioni complessive da effettuare. Il suo debito è garantito da un pegno di quasi il 100% del capitale del Milan, per cui aumentano le probabilità che Elliott si prenda temporaneamente la proprietà del club rossonero, nel caso in cui nessuno tra banche e fondi finanziasse il cinese da qui alla scadenza di ottobre. In realtà, i tempi stringono, perché il 20 aprile bisognerà verificare cosa avrà deciso la UEFA sul mancato rispetto del fairplay finanziario del Milan. Quasi certamente, la federazione calcistica europea comminerà una sanzione plurimilionaria, porrà limitazioni alla rosa e un tetto al monte-ingaggi, che ad oggi si attesta sui 100 milioni netti all’anno.

Il Milan finirà in mano ai creditori

La cessione di Donnarumma, quindi, farebbe respirare alquanto l’ad Marco Fassone, perché dimezzerebbe i debiti societari, agevolandone il rifinanziamento da parte di Merrill Lynch, con cui sono in corso trattative da almeno 3 mesi. Sempre che la liquidità in ingresso non debba essere impegnata per fare un colpaccio di mercato. A tale proposito, si vocifera di uno scambio tra il portiere e l’attaccante del PSG, Edinson Cavani, anch’egli valutato sui 60-70 milioni di euro. Se l’operazione andasse in porto, sarebbe un ottimo segnale per i tifosi rossoneri, visto che l’investimento preluderebbe a una volontà chiara del club di puntare alla Champions League. C’è un grosso “ma” in questa vicenda: Cavani ha un ingaggio di 12 milioni all’anno. Impossibile pensare che il Milan possa anche solo avvicinarsi a quella cifra stellare, specie con le restrizioni in arrivo dalla UEFA.

E allora, esisterebbero reali probabilità che Donnarumma vada via a fine anno e che il controllo proprietario passi a Elliott. Su quest’ultimo aspetto si sono diffusi timori enormi tra i tifosi, che vedono in questo sempre più concreto scenario quasi il rischio di un fallimento della squadra. Nulla di tutto questo. Anzi, pur essendosi mostrato Li rispettoso degli accordi assunti in sede di acquisto del club, potremmo persino affermare che il passaggio della proprietà al fondo americano potrebbe persino avere conseguenze gestionali benefiche. E’ evidente, infatti, che Paul Singer, il finanziere a capo di Elliott, punterebbe a rivendere il Milan alla prima occasione utile, cercando di realizzare una plusvalenza. Per farlo, dovrà assicurarsi che i risultati calcistici e sul piano industriale arrivino il prima possibile.

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In effetti, questa appare la strategia che il fondo starebbe usando anche con Telecom: non puntare al controllo, bensì a un ricambio dei vertici aziendali per perseguire una maggiore efficienza gestionale e rivendere le azioni a valori più alti. Cosa implicherebbe un simile ragionamento per il Milan? Il fondo potrebbe accelerare i piani già in atto per la costruzione di uno stadio di proprietà, il quale aumenterebbe gli incassi del ticketing e sosterrebbe i ricavi anche degli sponsor, nonché il valore patrimoniale in vista di una rivendita. Si tratterebbe di un’operazione non immediata, che richiederebbe anni per essere realizzata, ma allettante sul piano finanziario. E se Elliott continuasse a mantenere il pacchetto in Telecom, chissà che la compagnia non trovi in futuro somme disponibili da investire nella sponsorizzazione del progetto rossonero! L’ex monopolista non ha rinnovato il contratto che da 20 anni la legava alla Nazionale di calcio italiana. Che magari si siano liberate risorse da dirottare a Milanello?

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Argomenti: Economia nel pallone

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