Milan, il braccialetto rossonero di Salvini anticipa la vendita del cinese Li?

Il Milan starebbe per essere ceduto a un nuovo investitore. E l'arrivo di Matteo Salvini al governo potrebbe non essere una semplice coincidenza.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Milan starebbe per essere ceduto a un nuovo investitore. E l'arrivo di Matteo Salvini al governo potrebbe non essere una semplice coincidenza.

Il Milan ha avuti giorni migliori, ma almeno venerdì sera ha potuto godersi lo spettacolo del giuramento del nuovo governo con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a presentarsi alla cerimonia d’insediamento con un braccialetto rossonero al polso. Non c’è stato, però, il tempo di mostrarsi soddisfatti in via Aldo Rossi per l’evento in sé curioso, perché urge fornire risposte in tempi strettissimi alla UEFA, dove la Camera giudicante potrebbe accettare il suggerimento di quella investigativa, che nei giorni scorsi avrebbe invocato l’esclusione del club dall’Europa League. E così, il proprietario cinese Yonghong Li si è precipitato a Milano, dove sta tenendo riunioni serrate con banche e fondi, al fine di ottenere il rifinanziamento del prestito da 180 milioni più gli interessi al 15%, erogatogli lo scorso anno da Elliott Management e che scade in ottobre. E per fugare i dubbi sulle sue intenzioni, ha già versato i 10 milioni di euro supplementari richiesti dalla società, anche se formalmente il denaro, spedito da Hong Kong e non da Shanghai com’era avvenuto sinora, si trova depositato presso la holding Rossoneri Sports Lux. Altri 30 milioni dovrà versarne entro giugno.

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Il problema riguarda Nyon, che in assenza di segnali in arrivo da Milano, entro le prossime due settimane potrebbe comminare al club rossonero la massima sanzione. Un colpo durissimo per il Milan, che rischia di perdere ulteriore appeal e fatturato senza disputare le coppe europee, allontanandosi dall’obiettivo del “break-even” e del rilancio sul campo e sul piano finanziario.

Ed ecco spuntare due ipotesi, di cui una molto suggestiva e apparentemente abbastanza concreta: Li avrebbe trovato un socio di minoranza, grazie al cui ingresso la UEFA potrebbe limitarsi a imporre limitazioni alla rosa per un certo periodo e una multa milionaria. Tuttavia, difficile che il closing dell’operazione in corso avvenga entro la data attesa per la sentenza, per cui si valuta una seconda strada temporanea, ovvero la presentazione di una fideiussione bancaria da 100 milioni di euro, pari alle perdite attese della società. Garanzia richiesta dalla UEFA a novembre, ma non presentata dalla società. Il tentativo dell’ad Marco Fassone di separare come ragionamento la condizione finanziaria del club da quella della proprietà è stato respinto a Nyon, dove proprio l’assenza di certezze sulla continuità aziendale farebbe propendere i dirigenti per calcare la mano.

Socio solo di minoranza?

Nessuna informazione sulla possibile identità del socio in ingresso, tranne che si tratti di una persona giuridica e non fisica. Insomma, ad acquistare una quota di minoranza del Milan sarebbe una società, una banca o un fondo, non un investitore individuale. Se questo è vero, bisogna chiedersi quale sarebbe il senso di un’operazione simile. Due le ipotesi: che un fondo (Elliott stesso?) stia entrando per cercare di rivendere la quota a un valore maggiore nei prossimi mesi o anni, cercando di realizzare una plusvalenza; che l’ingresso sia semplicemente propedeutico per rilevare l’intera società o la maggioranza del suo capitale.

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Da premettere che, socio nuovo o meno, tutte le azioni del Milan restano in pegno a Elliott, per cui chi entrasse oggi nel capitale si assumerebbe il rischio di ritrovarsi espropriato dal creditore nel caso in cui il socio di maggioranza non fosse in grado di tenere fede agli impegni. Chi mai si assumerebbe un tale rischio? Evidentemente, l’operazione punta a un secondo tempo in tempi molto vicini (qualche mese), ovvero al mutamento del controllo societario. Non possiamo nemmeno escludere, poi, che si tratti dello stesso fondo americano, che inizierebbe a prendersi quote del Milan, sgravando Li dai 180 milioni di debito in scadenza a ottobre, rendendolo più agevolmente rifinanziabile. Se così non fosse, tra 4 mesi il creditore si prenderebbe l’intera torta, assumerebbe il controllo e gestirebbe il club con l’obiettivo di massimizzarne il valore.

Per concludere, le voci drammatiche dalla UEFA starebbero forse facendo più bene che male alla proprietà, ritrovatasi con le spalle al muro e impossibilitata a procrastinare decisioni dirimenti per il destino del club. Difficile, però, che si stia trovando un socio intenzionato a restare in minoranza e, quindi, ad esporsi alle avversità derivanti da una gestione di terzi del club e, peraltro, sulla cui solidità patrimoniale si addensano nubi fitte ormai da mesi. Siamo alla vigilia di un cambio di proprietà. Il Milan potrebbe finire in mani americane o forse russe. Vi ricordate le voci su presunti magnati di Mosca residenti a Londra in contatto con Salvini dopo le elezioni, al fine di valutare se il leader leghista e primo tifoso rossonero , una volta al governo, vedrebbe di buon occhio un loro investimento? C’è di nuovo che al governo Salvini ci è arrivato davvero. E chissà che questo non stia rassicurando proprio qualche pretendente russo in questi giorni decisivi.

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Argomenti: Economia nel pallone