Milan, l’ombra di Elliott si allunga e per l’Europa League 180 minuti di fuoco

La deludente stagione del Milan costringe i rossoneri a giocarsi il tutto e per tutto fino all'ultimo minuto. L'accesso all'Europa League resta essenziale per un club con entrate sotto i 200 milioni e con sanzioni UEFA in arrivo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La deludente stagione del Milan costringe i rossoneri a giocarsi il tutto e per tutto fino all'ultimo minuto. L'accesso all'Europa League resta essenziale per un club con entrate sotto i 200 milioni e con sanzioni UEFA in arrivo.

E’ stata una stagione fallimentare per il Milan, inutile girarci intorno. La finale di Coppa Italia, che aveva suscitato tanto entusiasmo e aspettative tra i tifosi, si è trasformata in un incubo. Non solo è stata persa per 4 reti a 0 contro la Juventus, ma i segnali arrivati dal portiere non sono stati affatto positivi. A Gigio Donnarumma sono addebitabili la seconda e la terza rete. Il morale del 19-enne napoletano è a terra e questo non lascia tranquilli, quando mancano 180 minuti al termine del campionato di Serie A. E fino all’ultimo secondo servirà giocare al massimo ai ragazzi di Rino Gattuso, i quali incontreranno oggi in trasferta l’Atalanta e domenica prossima in casa accoglieranno la Fiorentina, manco a farlo apposta, due squadre che ambiscono ancora alla sesta posizione, quella in cui si trova il Milan e ultima disponibile per accedere all’Europa League senza preliminari.

Partecipare alle coppe europee, pur la minore tra le due, appare essenziale per l’appeal dei rossoneri e per le loro entrate. Con oltre 52.000 tifosi in media ad ogni gara casalinga, il Milan è secondo quest’anno solo all’Inter per presenze allo stadio, ma la delusione per una stagione che poteva essere e che non è stata non autorizza nessuno in via Aldo Rossi a profetizzare numeri altrettanto alti da agosto in poi, quando dovrebbero non essere più in rosa proprio Gigio e Suso. I due consentiranno al club di incassare qualcosa come 80-90 milioni di euro in totale, liquidità preziosa per migliorare i conti e acquistare un bomber, come promesso dal proprietario cinese Yonghong Li con il calciomercato estivo.

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Sanzioni UEFA e creditori alle calcagna

A fine mese, ma forse anche a giugno, la UEFA renderà note le sanzioni comminate alla società guidata da Marco Fassone per gli eccessivi debiti maturati sotto la precedente gestione. E’ attesa una multa milionaria, solo parzialmente da pagare subito e per il resto (i due terzi?) nel caso di mancato rispetto degli obblighi impartiti. Verranno molto probabilmente imposte limitazioni agli ingaggi, legandoli al fatturato (60%?) e/o richiedendo al Milan di chiudere per qualche anno ogni finestra di calciomercato in pareggio o in attivo. Sotto questo profilo, le cessioni estive in programma consentirebbero a Fassone di superare i prossimi mesi senza grosse difficoltà, abbattendo anche parte dei 123 milioni di debiti finanziari in scadenza verso Elliott, di cui 15 milioni già rinviati al giugno 2019.

Elliott è reduce dal successo in TIM, avendo estromesso Vivendi dal controllo, facendo asse con la Cdp e nominando così 10 dei 15 consiglieri di amministrazione. Il fondo americano di Paul Singer ha in pegno il 99,3% delle azioni del club e ad oggi in mano a Li, nel caso in cui questi non fosse in grado di restituire i suoi 180 milioni a ottobre, oltre agli interessi. Un’ipotesi, che ancora appare poco probabile, dato che il cinese avrebbe tutte le intenzioni di pagare, ma che se si concretizzasse, equivarrebbe a una rivoluzione dirigenziale e persino tecnica. Oltre a Fassone, farebbero le valigie Massimiliano Mirabelli, direttore sportivo, così come forse lo stesso Gattuso, nonostante quest’ultimo abbia risollevato il morale della squadra, dei tifosi e i punti in classifica dopo un disastroso inizio di campionato sotto Vincenzo Montella.

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A Milanello tutti sanno che così non si può andare avanti. La squadra ha vinto dal 2011 ad oggi solo una Supercoppa italiana a fine 2016 contro la Juventus ai rigori. Troppo poco per una storia così blasonata. E oltre all’orgoglio, mancano le entrate, con il fatturato annuo ben al di sotto dei 200 milioni di euro nella stagione 2016/2017, praticamente fuori dalla top 20 europea, a causa dell’esclusione dalle coppe europee. Secondo Brand Finance, il marchio Milan varrebbe oggi appena 315 milioni di dollari, poco più della metà della Juve e solo 19-esimo in Europa, meno dei 324 del West Ham e lontano dai 475 dell’Inter. A poco valgono per consolarsi i circa 5,2 milioni incassati con la finale di Coppa Italia tra premio (3,5) e biglietti (45% dei 3,8 milioni). Senza alzare alcun trofeo, gli sponsor non sganciano. A febbraio, Adidas ha girato i tacchi e al suo posto è arrivato Puma, che sborserà 15 milioni a stagione, 4,7 in meno dello sponsor precedente, oltre a bonus legati al merchandising e risultati sportivi. Un circolo vizioso, che adesso inizia seriamente a preoccupare. Emozionano, ma non possono bastare, i cori dei tifosi per sostenere la squadra pure sul 4-0.

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Argomenti: Economia nel pallone