Milan, Li fallito in Cina e il fondo USA allunga le mani sul club con altri 35 milioni

Il proprietario cinese del Milan è stato dichiarato fallito. Il club rossonero potrebbe passare entro ottobre nelle mani dei creditori di Elliott, lo stesso fondo che sta scalando Telecom.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il proprietario cinese del Milan è stato dichiarato fallito. Il club rossonero potrebbe passare entro ottobre nelle mani dei creditori di Elliott, lo stesso fondo che sta scalando Telecom.

Sempre più nei guai Yonghong Li, il presidente e proprietario del Milan, condannato dal Tribunale del popolo di Shenzen per il dissesto del fondo Jie Ande, sul quale pendeva la richiesta di liquidazione da parte della Banca di Canton per un debito di pochi milioni di euro. Un bel colpo alla credibilità del magnate cinese, visto che la società dichiarata fallita figurava come la sua “cassaforte” e la più liquida tra gli assets facenti parte del suo patrimonio. Cosa ancora più preoccupante, per quanto non vi saranno conseguenze dirette sul club rossonero, l’ultima vicenda giudiziaria ai danni della proprietà del Milan segnalerà alla UEFA problemi nella continuità gestionale, precondizione richiesta alle squadre di calcio continentali per disputare le gare delle coppe europee. Anche per questo, il fondo americano Elliott Management sarebbe in procinto di erogare alla controllante Rossoneri Sports Lux 35 milioni di euro per assicurare la continuità aziendale della squadra milanese fino alla fine della stagione. Denaro, che sarà successivamente e interamente girato proprio al club.

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Il Milan è già esposto verso Elliott per 303 milioni, al netto degli interessi, in conseguenza di due prestiti da 123 e 180 milioni, rispettivamente accesi in favore della società calcistica e della proprietà. Entrambi scadono a ottobre e sinora non si è trovato alcun istituto intenzionato a rinnovare il finanziamento a Li, mentre per il Milan non vi sarebbero problemi, non fosse altro perché qualsiasi prestito sarebbe assicurato dagli assets societari. I 35 milioni di Elliott entrerebbero nelle casse di via Aldo Rossi nel caso in cui Li non adempiesse al suo impegno di ricapitalizzare la società da qui ai prossimi mesi. A fine febbraio, il cinese ha tenuto fede agli obblighi, varando un aumento di capitale di 11 milione, ma versando apparentemente solo una parte della cifra, in attesa di stanziare il resto.

Perché questo atto di generosità di Elliott? In realtà, il fondo sta tutelando il proprio investimento. Sa che nel caso in cui la UEFA ad aprile prendesse atto della mancata garanzia della continuità gestionale, a causa delle vicissitudini relative alla proprietà, sarebbe costretta a sanzionare il Milan, che perderebbe di valore. Attenzione, le sanzioni arriveranno ugualmente, ma per avere infranto altri termini del cosiddetto “fairplay” finanziario. E si consideri che il creditore ha in pegno quasi il 100% del capitale sociale del club, per cui entro ottobre potrebbe ritrovarsi a capo dei rossoneri. A quel punto, dovrebbe cercare di massimizzarne il valore e di minimizzare i tempi della successiva vendita. Del resto, Elliott è specializzata proprio in questo, ovvero in attività speculative a breve termine, come segnala anche la sua ascesa in corso in Telecom con l’obiettivo di rivendere le quote acquistate a prezzi più alti e il prima possibile.

Ma il Milan di Gattuso ha la media punti da scudetto

Dalle vicende giudiziarie riguardanti Li, si ricava un quadro a dir poco desolante. L’uomo acquistò il Milan meno di un anno fa (la firma arrivò nell’aprile 2017) per 740 milioni di euro. A garanzia dell’operazione aveva portato una lista di assets, tra cui la holding appena fallita, mentre altre società attive nel settore delle “commodities” risulterebbero componenti fumose del suo patrimonio. Egli, poi, è stato solito farsi prestare denaro a tassi di interesse altissimi (il 24% per un finanziamento non onorato da pochi milioni e garantito successivamente grazie alla moglie), segno di scarso merito creditizio e di un estremo fabbisogno finanziario.

Difficile immaginare che il cinese resterà a lungo ancora a capo del club rossonero, mentre avanza l’ipotesi che questi passi temporaneamente nelle mani dei creditori americani, tranne che l’ad Marco Fassone non riesca a concludere favorevolmente le trattative con un’altra americana, Merrill Lynch. Il problema è sempre lo stesso: nessuno vuole rifinanziare Li, per cui o egli trova in patria fondi a cui attingere per onorare il debito (ma Pechino ha sbarrato la strada a simili ipotesi per investimenti “non strategici” all’estero, per non parlare del fatto che in Cina pare che il magnate non sia né noto, né apprezzato, a maggior ragione dopo la sentenza di Shenzen) o dovrà cedere la corrispondente quota di azioni del Milan, con Elliott che da una posizione di controllo o meno pretenderà di dire la sua su tutte le scelte aziendali di rilievo.

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Un vero peccato per una squadra, che altrimenti da qualche mese farebbe parlare di sé solo per i risultati straordinari ottenuti con Rino Gattuso nelle vesti di allenatore. Si consideri solo che in questo 2018, i rossoneri hanno messo a segno 25 punti in 9 partite (8 vittorie e un solo pareggio), una media da scudetto, alla pari con il Napoli e sotto solo di 3 punti rispetto alla Juventus. Una sterzata, quella dell’ex centrocampista del Milan, che sta rinvigorendo gli animi dei tifosi, i quali adesso sperano che il miracolo prosegua e che magari li porti da qui a maggio in zona Champions. Farebbe molto comodo anche ai creditori.

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Argomenti: Economia nel pallone

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