Milan, Gazidis gela i tifosi e il fair play finanziario minaccia anche l’Europa League

Il Milan sempre nei guai con il "fair play finanziario". Rischia l'esclusione dall'Europa League e Gazidis spiega ai tifosi che la situazione finanziaria è critica.

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Il lieto fine per questa stagione non c’è stato in casa Milan. Dopo avere mancato per un soffio il quarto posto nella classifica di Serie A e l’accesso alla Champions League, lasciano la società rossonera sia il direttore generale Leonardo che l’allenatore Rino Gattuso. Il campionato si è chiuso non meno mestamente dello scorso anno, anche perché all’orizzonte vi sono guai non secondari per il club. La UEFA ha aperto da settimane un’indagine sui conti del Milan per il triennio 2016-2018, quando già aveva sentenziato contro sui conti del triennio 2015-2017, arrivando a escludere la squadra dalla partecipazione dalle coppe europee per la palese trasgressione delle regole sul “fair play finanziario”, decisione annullata successivamente dal TAS di Losanna in secondo grado. Queste prevedono la tolleranza di un deficit massimo di 30 milioni di euro a stagione, ma a bilancio nel 2018 il “buco” è stato di ben 120 milioni. E nonostante l’impegno a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2021, il rosso per la stagione in corso non sarebbe diminuito granché e dovrebbe attestarsi sui 70-80 milioni.

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Per questo, i giudici di Nyon dovranno tenere conto della recidiva e comminare sanzioni possibilmente più severe, che includano il dimagrimento della rosa e annesso “congelamento” del calciomercato, oltre all’esclusione dall’Europa League per la prossima stagione. Quest’ultima decisione ad oggi non sarebbe lo scenario di base atteso, ma c’è un problema: le squadre terze interessate avrebbero titolo per impugnare l’eventuale clemenza della corte. E la Roma, qualificatasi al sesto posto, potrebbe trovarsi costretta a fare ricorso contro il Milan, pregiudicandone l’accesso alle coppe europee.

Fuori da Europa League?

Per di più, i rumours di queste ore vorrebbero che la dirigenza milanista faccia eventualmente poca o nulla opposizione a un’ipotesi del genere, essendo l’Europa League una coppa secondaria rispetto alla Champions, magari dietro un accordo più ampio, che conceda al club più tempo per centrare il pareggio di bilancio. E senza girarci attorno, l’ad Ivan Gazidis ha dichiarato ieri che il fondo Elliott ha salvato la società e non ha intenzione di prendere in giro i tifosi con la promessa di acquisti mirabolanti o di obiettivi immediati non alla portata. Il sangue del pubblico rossonero si sarà raggelato alla lettura di queste parole, che hanno il pregio, però, di rispecchiare l’effettiva condizione finanziaria assai difficile della società.

Gazidis spera di trattenere Paolo Maldini, che a sua volta non è convinto di restare. Con lui vorrebbe trovare un nuovo allenatore e proseguire il progetto di ammodernamento della squadra anche in ottica social (“non abbiamo ancora un’app”), nonché puntando su giovani promesse che possano crescere e contribuire ai futuri successi, anziché essere rivenduti per fare cassa o prendere grossi nomi.

L’affetto del pubblico non è mancato nella stagione da poco conclusasi. Sono stati 1 milione e 38 mila gli spettatori che hanno presenziato alle 19 partite casalinghe in campionato, pari a una media di oltre 54.600 a match, dietro solo ai 61.400 dell’Inter. I biglietti staccati sono stati 445.000 (+11,3%) e hanno introitato 18,1 milioni di euro. Parliamo di cifre al netto degli abbonamenti. Di questi, 6,7 milioni riguardano la cosiddetta “corporate hospitality”, vale a dire i circa 3.000 posti riservati alle 300 aziende che hanno stipulato accordi con la società per godere di posti e servizi riservati, tra cui la ristorazione.

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Il circolo vizioso del Milan

Da queste cifre, si deduce quanto segue: i biglietti sono stati staccati a un prezzo medio di 40 euro, ma al netto delle entrate della corporate hospitality, l’importo scende a poco più di 26 euro.

Poco per una squadra dal blasone come il Milan. Considerando che gli incassi ai botteghini complessivamente siano stati di 16,9 milioni nel corso del girone di andata e immaginando una cifra simile per quello di ritorno, non si andrebbe oltre ai 35-40 milioni, quando la Juventus ha incassato poco meno di 50 milioni, a fronte di una capienza dell’Allianz Stadium quasi dimezzata rispetto al San Siro.

Il Milan è precipitato in un circolo vizioso pericoloso: non vince e non disputa le grandi sfide europee, incassa relativamente poco ai botteghini, ha conti squilibrati, non può permettersi una rosa competitiva e finisce per restare lontana dalle coppe europee, acuendo i suoi problemi finanziari. Il solo accesso alla Champions gli avrebbe fruttato sui 50 milioni, liquidità preziosa per immaginare un bilancio rispettoso del “fair play finanziario” nella prossima stagione. Invece, adesso la rosa rischia di svalutarsi ulteriormente con l’eventuale cessione di uno o più “big”, tra cui Gigio Donnarumma. I successi dei tempi che furono diventano un ricordo sempre più sbiadito. E dopo le parole raggelanti del manager, si rischia una debacle anche con la campagna abbonamenti per la prossima stagione.

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