Milan, futuro in borsa? Ecco perché tornano tutte le grandi stelle rossonere

Il futuro del Milan potrebbe essere a Piazza Affari. Il fondo Elliott sta cercando di rilanciare il club rossonero, partendo dall'immagine.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il futuro del Milan potrebbe essere a Piazza Affari. Il fondo Elliott sta cercando di rilanciare il club rossonero, partendo dall'immagine.

Il Milan è passato in appena un mese dall’essere sprofondato all’inferno al vivere il sogno di una riscossa dopo anni di purgatorio. No, il club rossonero non è certamente tornato in paradiso. La situazione finanziaria resta difficile, anche se con il passaggio di proprietà dal cinese Yonghong Li al fondo Elliott Management, i 123 milioni più interessi di debiti contratti dal primo verso il secondo sono stati trasformati in equity e, pertanto, non fanno più parte della massa passiva della società. Ad oggi modo, i numeri sono quelli che sono: fatturato sceso a 180 milioni di euro e fuori dalla top 20 europea nella stagione 2016/2017, un disavanzo di gestione che stenta a rientrare nei 30 milioni massimi fissati dal “fair play finanziario” e la massima ambizione per il momento sarebbe di fare bene in Europa League. Insomma, c’è tanto, tanto lavoro da fare, ma nelle ultime settimane le sorprese positive per i tifosi rossoneri non sono mancate, arrivando l’una dopo l’altra. E così, se fino a luglio il tormentone era “Europa League sì, Europa League no” e a giugno “cinese sì, cinese no”, ad agosto cambia il ritornello.

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Adesso, in rosa non c’è più Leonardo Bonucci, ma entrano Gonzalo Higuain e Mattia Caldara, mentre tra i dirigenti abbiamo un pezzo grosso come Paolo Scaroni alla presidenza, Leonardo come direttore tecnico e Paolo Maldini a capo dell’area strategica, in attesa che a settembre arrivi pure Kakà per imparare il mestiere di manager. Sembra una sfilata di stelle come non si vedeva da molto tempo a Milanello. La conferenza stampa di qualche giorno addietro per il ritorno ufficiale di Maldini offre il senso della nuova stagione milanista, chiudendo quella poco autorevole con gli occhi a mandorla. L’ex boss di ENI con la sua sola presenza impregnava lo schermo di forza, autorevolezza, fiducia per il futuro, rassicurazione ed esperienza. Impossibile che un monumento della sua statura ci stia mettendo la faccia per non concludere nulla. In fondo, è il Cristiano Ronaldo di via Aldo Rossi. Non lo vedrete giocare, palleggiare, forse raramente lo sentirete persino parlare, ma egli sì che sposterà gli equilibri, prendendo a prestito un’espressione cara all’ormai ex difensore centrale, ritornato in fretta in casa Juve come il più pentito dei figliol prodighi.

Che ci fanno Leonardo, Maldini, Scaroni e presto Kakà al Milan? A rilanciare l’immagine di un club, sfigurata dalle barzellette che sono circolate in questi mesi sui bonifici e le inconsistenze patrimoniali dell’ex titolare. Di immagine non si vince sul campo, eppure aiuta con gli sponsor, i creditori e i possibili nuovi proprietari. Chi sarebbero? Non pensate solo e tanto a Rocco Commisso o alla famiglia Ricketts, bensì al popolo variegato degli azionisti. Già, il Milan del futuro potrebbe sbarcare in borsa. Nulla di originale, essendo stato anche il piano di Li. Tuttavia, ad oggi non esistono le condizioni per la quotazione. La società dovrebbe almeno chiudere in attivo un paio di bilanci prima di fare richiesta alla Borsa Italiana e deve segnalare un cambio di passo sul piano finanziario, perché al momento vive nella paradossale situazione di essere la seconda più blasonata d’Europa dopo il Real Madrid, esibendo numeri finanziari da nanerottolo.

La quotazione del Milan passa per il rilancio

Il lavoro da fare è tanto, lo abbiamo detto, ma gli spunti positivi non mancano. Il Milan è stata la seconda squadra più seguita dagli spalti nella stagione scorsa, con una media di tifosi allo stadio al San Siro di oltre 50.000 per gara casalinga. Di meglio ha fatto solo l’altra metà dei navigli, l’Inter. Non è mancato certo il sostegno del pubblico, dunque. Sui social, i margini di crescita sono sterminati. A seguire il club rossonero sono ancora solo in 4,5 milioni su Instagram, 24 milioni su Facebook e 6,7 milioni su Twitter. A titolo di confronto, la Juventus può contare su 14 milioni di follower su Instragram, su 34 milioni di “mi piace” sulla sua pagina Facebook, anche se su appena 6,2 milioni di tifosi disposti a cinguettarla su Twitter. Il Real Madrid, stella tra le stelle d’Europa, di seguaci ne conta rispettivamente 61,7, 109 e 30,7 milioni. Numeri, che ci fanno comprendere come a dover crescere sia l’intero comparto del merchandising del calcio italiano.

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Elliott si è impegnato con la UEFA a tenere il controllo del Milan per almeno tre anni. Lo stesso Maldini ha dichiarato di avere accettato l’incarico per via della stabilità garantitagli dalla nuova proprietà. Questo significa che la quotazione in borsa non sarebbe per l’oggi e nemmeno per il domani. In realtà, però, il fondo potrebbe decidere di tenersi il 51% del capitale, quotando il restante 49%. Fino ad allora, dovrà cercare di rinvigorire il più possibile l’immagine della squadra, creandole attorno quell’aura magica che caratterizzò l’era Berlusconi per un quarto di secolo, nel corso del quale Milan equivalse a vincente, con all’attivo ben 5 Champions League/Coppe dei Campioni. Oggi come oggi, invece, ammesso che formalmente la quotazione a Piazza Affari fosse possibile, ci troveremmo dinnanzi a un titolo deprezzato. Se la Juve capitalizza circa 1,5 volte il suo fatturato e quasi 70 volte l’ultimo utile dichiarato, anche Lazio e Roma quotano rispettivamente a 1 e 1,5 volte i ricavi annui, per cui davvero dovremmo attenderci una società valorizzata dal mercato a meno di un terzo del prezzo di cessione al cinese di solo un anno e mezzo fa, che fu di 740 milioni, debiti compresi.

Di cifre se ne sono sparate tante in questi mesi, come quella secondo cui in borsa il Milan varrebbe anche un miliardo di euro. Sarebbe una capitalizzazione superiore di circa 150 milioni a quella della Juve, per cui non è difficile immaginare che se Elliott, da fondo speculativo qual è, punta certamente a massimizzare il risultato, dovrà dare il massimo per fare esplodere le quotazioni rossonere, in attesa che il titolo possa essere negoziato a valori anche nettamente superiori a quelli di recupero totale dell’investimento effettuato con il prestito complessivo da 303 milioni di un anno erogato alla vecchia proprietà e al club stesso e con l’iniezione di liquidità per 50 milioni messa a disposizione a luglio per garantire la continuità aziendale della controllata. In questa movimentata calda estate di calciomercato per la Serie A, i colpi a sorpresa non sembrano finiti, quando mancano pochi giorni al primo fischio di campionato. A centrocampo Leonardo vuole garantire a Rino Gattuso un giocatore di medio-alto livello e per questo la società sarebbe disposta a spendere fino a 40 milioni. A differenza di un anno fa, non si tratta di investimenti a fondo perduto, quanto di oneri necessari per rifondare la squadra e fare nel tempo del Milan un club al pari delle grandi spagnole in chiave europea. E allora sì che l’IPO vi sarà, e pure scoppiettante.

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Argomenti: Economia nel pallone