Milan fuori dall’Europa League, frutto avvelenato della pessima stagione cinese

Milan escluso dall'Europa League per chiudere le sanzioni delle sentenze UEFA, relative all'infrazione del "fair play finanziario" dal 2014 in poi. La breve stagione cinese ha provocato gravi danni e adesso Elliott punta a chiudere questo capitolo.

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Milan escluso dall'Europa League per chiudere le sanzioni delle sentenze UEFA, relative all'infrazione del

Al Milan è fatto divieto di partecipare all’Europa League per la stagione 2019/2020. Lo ha stabilito la sentenza di oggi del Tribunale arbitrale sportivo di Losanna, in accordo con la società rossonera stessa, con cui ha raggiunto un “consent award”, teso ad annullare le precedenti sanzioni. Con la decisione odierna, il TAS cancella la multa da 12 milioni di euro e relativa all’infrazione del “fair play finanziario” per il triennio 2014/2017, oltre che la sentenza UEFA con cui nel 2018 il Milan è stato condannato all’esclusione dall’Europa League per uno degli anni tra il 2022/2023 e il 2023/2024 per il caso di mancato raggiungimento del “break even” entro la stagione 2020/2021, pena legata ai conti del triennio 2015-2018.

Milan, Gazidis gela i tifosi e il fair play finanziario minaccia anche l’Europa League

A questo punto, come aleggiava nell’aria ormai da settimane per volontà dello stesso ad Ivan Gazidis, espressione del fondo Elliott, proprietario della società da un anno esatto, il club rossonero ha deciso di tagliare la testa al toro, di ritirare il ricorso contro le due sentenze avverse della UEFA, accettando l’unificazione delle sanzioni in relazione ai conti sballati dei due trienni 2014-2017 e 2015-2018, anche in previsione di un deficit fuori controllo per la stagione in corso, atteso nell’ordine dei 70-80 milioni e che avrebbe rischiato l’apertura di una terza indagine UEFA relativa al triennio 2016-2019, con la conseguenza che il Milan si sarebbe infilato in un tunnel senza uscita nel medio periodo.

Obiettivo Champions

Non è ancora chiaro se la società otterrà almeno un anno di tempo in più per centrare il pareggio di bilancio. A tale proposito, si dovrebbe attendere l’emanazione di una nuova sentenza da parte della UEFA.

L’unica certezza è che con oggi si porrebbe la parole fine alla breve, ma intensamente negativa stagione cinese di Yonghong Li, l’ex proprietario misterioso e titolare di un patrimonio parzialmente sconosciuto allo stesso mondo della finanza, il quale esordì a Milano con un ricco calciomercato nell’estate del 2017, costato alla società oltre 200 milioni di euro e che finì presto per squilibrare i conti già messi parecchio male nell’ultima fase dell’era Berlusconi.

Il “fair play finanziario” consta in un complesso di regole della UEFA, tra cui figura il tetto massimo di 30 milioni lungo l’arco di un triennio per il disavanzo di una società di calcio. Il Milan ha abbondantemente sforato tale limite nei due trienni sopra citati, anzi continua a chiudere i bilanci in profondo rosso. L’accesso alla Champions League, sfumato nell’ultimo quarto d’ora di campionato a maggio, gli avrebbe consentito di incassare almeno una cinquantina di milioni per la sola partecipazione alla fase a gironi, mentre risibili sarebbero stati i ricavi in Europa League, le cui partite avrebbero imposto alla squadra dispendio di energie e risorse al momento insostenibili. Il rischio fiutato da Gazidis era di disperdere le forze rispetto all’unico grande obiettivo affidato al neo-tecnico Marco Giampaolo, cioè di agguantare almeno il quarto posto in Serie A per accedere alla Champions nella stagione 2020/2021 e tentare da lì la risalita della china.

Come vi avevamo anticipato oggi stesso, la dipartita di Gigio Donnarumma è praticamente certa. Il portiere si trasferirebbe al Paris-Saint-Germain per 50 milioni di euro, fruttando una plusvalenza di pari valore, anche se per almeno 20 milioni investita per rilevare proprio dal club parigino il portiere Alphonse Areola. Gazidis dovrà cercare di chiudere il calciomercato estivo con un saldo positivo da mettere a bilancio per la stagione 2019/2020, così da iniziare a tagliare il deficit per puntare al “break even”. Il problema, però, sarebbe il circolo vizioso che s’innescherebbe tra assenza di risultati sportivi, mancato arrivo di grossi nomi – anzi, fuga dei pochi nomi di peso dalla rosa – calo di interesse tra i tifosi e il vasto pubblico e riduzione dei ricavi.

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