Milan e Ibrahimovic, cosa manca per la firma dell’accordo e chi c’è dietro la proprietà?

Perdite per 1 miliardo di euro per la holding che possiede il Milan e minimo passaggio di azioni tra soci controllanti. Ecco cosa succede e perché l'attaccante svedese ancora non firma.

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Perdite per 1 miliardo di euro per la holding che possiede il Milan e minimo passaggio di azioni tra soci controllanti. Ecco cosa succede e perché l'attaccante svedese ancora non firma.

Zlatan Ibrahimovic non ha ancora firmato il rinnovo del contratto per restare al Milan. Sembrava fatta, senonché il procuratore Mino Raiola ha alzato il prezzo. Adesso, chiede 7,5 milioni di euro netti più i bonus, mentre la società rossonera per il momento resta ferma a 5 milioni più bonus. Questi ultimi riguardano l’eventuale accesso alla Champions League (500 mila euro) e la vittoria all’Europa League per la prossima stagione (500 mila euro). Tra le parti, quindi, vi stanno circa 4,4 milioni lordi ad essersi messi di traverso. Non pochi, ma neppure una montagna insormontabile. Certo, Elliott deve fare attenzione a ogni operazione, essendo i conti del Milan monitorati dalla UEFA per quella ripetuta infrazione al “Fair Play Finanziario” negli anni scorsi.

Del resto, Ibra e Raiola sanno che possono tirare un po’ la corda. Da quando l’attaccante svedese ha rimesso piede al San Siro a inizio 2020, la squadra si è trasformata. E’ tornata di casa la mentalità vincente, mentre le paure e la depressione dei mesi precedenti sono state scacciate come per incantesimo. Basti vedere la media punti del Milan, specie con la ripresa del calcio dopo il “lockdown”, da vera corsa Champions e scudetto.

Ma i numeri hanno la testa dura e a Milanello è vietato darsi a qualche ulteriore colpo di testa. Le perdite a carico della Rossoneri Sport Investment Luxembourg ammontano, infatti, a circa 1 miliardo e 47 milioni di euro. Di questi, in verità sarebbero riconducibili in capo al fondo americano solo 700 milioni, di cui 300 per la conversione del prestito in equity e 400 per l’aumento di capitale. Il resto sarebbero debiti accumulati durante la disastrosa stagione di Yonghong Li, il cinese dalle consistenze patrimoniali oscure e che da mesi risulta irreperibile per la Procura di Milano, che indaga su alcuni movimenti finanziari sospetti del presunto magnate.

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La proprietà del Milan

E’ notizia di questi giorni che la proprietà del Milan abbia dato origine a qualche passaggio di azioni. Cerchiamo di capirci meglio. La Rossoneri è la holding con cui Yonghong Li rivelò il controllo del Milan nel 2017, dopo oltre 30 anni di regno berlusconiano. Ha sede nel Lussemburgo e dal 2018 è passata sotto il controllo di Elliott, attraverso la Project RedBlack, società a sua volta controllata al 90% dai fondi Genio Investments e King George dello stesso fondo. Il restante 10% è in mano a Blue Skye, veicolo degli investitori Gianluca D’Avanzo e Salvatore Cerchione. Sul piano dei diritti di voto, il 50% spetta ad Elliott e il 50% a Blue Skye, per cui effettivamente le decisioni risultano assunte in maniera del tutto condivisa.

La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è perché Elliott dovrebbe metterci il 90% del capitale, a fronte di solo il 50% dei diritti di voto. Chi c’è dietro ai due soci italiani e, soprattutto, per conto di chi il fondo americano gestisce il Milan? Proprio in questi giorni, si è appreso che Genio ha ceduto 120 azioni a King George. In molti, tra i quotidiani hanno scritto di passaggi di proprietà, ma la definizione appare impropria. In effetti, poche azioni sono passate tra due veicoli della stessa Elliott, per cui il fondo continua a detenere il 90% della holding, che a sua volta detiene il 99% del Milan. L’1% rimanente è in mano ai piccoli azionisti della società di calcio.

Vero è, per contro, che Eliott voglia vendere il Milan, non essendo suo obiettivo (e policy) una gestione di lungo termine della società. Il fondo ha natura speculativa e alla UEFA ha garantito, semmai, continuità aziendale per 3 anni, cioè fino al 2021. Chiaramente, punta a rivendere l’asset con tanto di plusvalenze. Queste si materializzerebbero a prezzi di cessione superiori ai 700 milioni di perdite accusate, un valore che sul mercato sarebbero disposti a pagare solo con il progetto per lo stadio di proprietà già approvato e in esecuzione.

E sarebbe solo questione di tempo, anzi l’iter è in dirittura di arrivo. Dopodiché, sappiamo che il magnate francese del lusso Bernard Arnault sarebbe interessato da tempo a inserire il Milan nel suo bouquet di successo, arrivando presumibilmente ad offrire fino a un miliardo, pur tra continue smentite e trattative mai davvero avviate.

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