Milan, colpo di scena: i creditori si prendono la squadra, il cinese Li verso l’addio

Il Milan sarebbe quasi già nelle mani dei creditori americani e sempre dall'America avanza il nome del possibile nuovo proprietario. Il controllo cinese di Yonghong Li sarebbe prossimo alla fine.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Milan sarebbe quasi già nelle mani dei creditori americani e sempre dall'America avanza il nome del possibile nuovo proprietario.  Il controllo cinese di Yonghong Li sarebbe prossimo alla fine.

I 32 milioni di euro di aumento di capitale del Milan e dovuti dal proprietario cinese Yonghong Li sono arrivati sul conto della società rossonera, ma il bonifico sarebbe stato effettuato ieri sera dal fondo americano Elliott Management, creditore per 123 milioni di euro verso il club e di altri 180 milioni nei confronti della proprietà, oltre agli interessi. Ne da notizia Il Sole 24 Ore e se l’indiscrezione fosse confermata, sarebbe un vero colpo di scena nella saga che riguarda il destino di via Aldo Rossi. Secondo i termini dell’accordo siglato un anno fa, adesso Li avrebbe 10 giorni lavorativi di tempo per rimborsare Elliott, altrimenti questi avrà titolo per escutere le azioni in pegno e subentrargli nel controllo della società.

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Dunque, il Milan sarebbe praticamente in mano ai creditori. Questione di giorni e arriverebbe la conferma formale. Tuttavia, lo scenario si arricchisce della ricerca in corso di un socio, di minoranza nelle intenzioni espresse dal cinese, ma sembra che si tratti a tutti gli effetti di un nuovo proprietario. Il nome che avanza è quello di Thomas Ricketts, a capo dei Chicago Clubs, il cui padre Joseph è stato sostenitore del presidente Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2016, nonché fratello del governatore repubblicano del Nebraska, John Peter. La famiglia è accreditata da Forbes di un patrimonio da 2,4 miliardi di dollari.

Aspettando la sentenza UEFA

Sponsorizzato da Morgan Stanley, il potenziale nuovo proprietario del Milan si farebbe avanti nel caso in cui Elliott s’impossessasse delle azioni del club e decidesse di rivenderle alle migliori condizioni possibili, ottenendo un margine dall’operazione, possibilmente superiore agli stessi interessi applicati ai prestiti. In effetti, per cifre superiori ai 350 milioni di euro, sarebbe tutto di guadagnato per il fondo americano. Se, invece, Li restasse a capo del Milan, probabile che farebbe entrare Ricketts nell’azionariato da socio di minoranza e magari attendere la scadenza del prestito di ottobre per cedergli la quota di maggioranza.

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Bisogna fare presto, perché già per oggi è attesa la sentenza della UEFA sul mancato rispetto delle regole del fair play finanziario da parte dei rossoneri. Si vocifera da settimane che i giudici opterebbero per escludere il Milan dall’Europa League per la prossima stagione, una sanzione pesante e che allontanerebbe una delle squadre europee più blasonate dalle competizioni continentali. In teoria, nel caso in cui la batosta diventasse realtà, il club avrebbe la possibilità di fare ricorso al Tribunale di Losanna. Per allora, se davvero vorrà avere chance credibili di spuntarla, servirebbe che fosse chiaro l’assetto proprietario, perché l’esclusione dalle coppe europee sarebbe comminata proprio per le preoccupazioni della UEFA con riguardo alla continuità gestionale, specie considerando l’opacità del patrimonio di Li, oggetto di attenzioni da mesi da parte dei media internazionali per la scarsa conoscenza di cui godono i suoi affari in patria. Intanto, la sentenza potrebbe essere rinviata a lunedì e questa in sé non sarebbe una cattiva notizia per il popolo rossonero, segnalando l’intenzione dell’organismo calcistico di seguire gli sviluppi delle vicende in corso, correggendo potenzialmente il giudizio in corsa.

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Argomenti: Economia nel pallone