Migranti e riforme europee: se la Germania fa asse con Salvini contro Macron

La strategia sui porti del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sta funzionando. L'Europa è costretta a prendere iniziative concrete, mentre tra Roma e parte del governo tedesco potrebbe essere asse persino sugli altri temi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La strategia sui porti del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sta funzionando. L'Europa è costretta a prendere iniziative concrete, mentre tra Roma e parte del governo tedesco potrebbe essere asse persino sugli altri temi.

Angela Merkel ha accettato l’ultimatum di due settimane del suo ministro dell’Interno, Horst Seehofer. Se entro la fine del mese, ovvero successivamente al Consiglio europeo del 28-29 giugno prossimo, la UE non si sarà mostrata in grado di avanzare soluzioni credibili e immediate per gestire il fenomeno migranti, Berlino si sentirà in diritto di provvedere unilateralmente alla reintroduzione dei controlli alle frontiere della Germania. Cade un tabù apparentemente insormontabile per il governo tedesco, dopo giorni di tensione altissima al suo interno tra esponenti della CSU bavarese di cui è leader proprio il ministro e la cancelliera. Quest’ultima ha ottenuto, per ora, che non vengano decise espulsioni automatiche di chi entri sul suolo tedesco illegalmente.

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Che cosa succede adesso? Frau Merkel dovrà cercare di fare di tutto per convincere gli alleati ad accollarsi le quote spettanti di migranti. Si scontrerà a Bruxelles con il Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), così come con l’Austria, che sono per la linea dura: niente accoglienza, ma espulsioni immediate e blocco navale nel Mediterraneo. L’Italia, alla quale andrebbe bene già anche solo l’ipotesi dello smistamento dei migranti approdati sulle nostre coste, con il ministro dell’Interno e vice-premier Matteo Salvini sarebbe incline ad appoggiare questa seconda linea, quella della fermezza.

Del resto, l’asse tra Vienna, Roma e Budapest è già nei fatti e Seehofer attende di poterne fare parte. L’Italia, con la sua ostinazione a non indietreggiare sulla decisione di chiudere i porti alle Ong, ha fatto breccia in Europa, insinuandosi tra le divisioni in seno al governo tedesco e tornando centrale in politica estera dopo un numero incalcolabile di anni di subordinazione all’asse franco-tedesco. Parigi ci ha attaccati con insulti e ha dovuto compiere un passo indietro, mentre la stessa Merkel, che pure non parteggia certo per Salvini, ha dovuto usare toni molto comprensivi con Roma, temendo la reazione dura del nostro governo.

Contro la Francia, Germania con Salvini?

Per dirla alla Salvini, “fare la voce grossa a volte paga”. E sembra che lo faccia, anzitutto, sul piano dei consensi, visto che la Lega sarebbe volata a oltre il 29% per l’ultimo sondaggio di Swg per il TG La 7, superando il Movimento 5 Stelle e attestandosi al primo posto nelle intenzioni di voto. Impensabile solo fino a qualche mese fa. Sul piano internazionale, il leader leghista sta ormai preparando le basi per quella che sembra, a tutti gli effetti, una più ampia strategia di riposizionamento dell’Italia nello scacchiere europeo. La vicinanza al cancelliere austriaco Sebastian Kurz e la comunanza di visione con lo stesso Seehofer stanno sparigliando le carte, ottenendo un primo risultato: al Consiglio europeo sarà centrale il tema dell’immigrazione, quando ci si sarebbe dovuto occupare quasi esclusivamente delle riforme proposte dalla Francia di Emmanuel Macron su bilancio comune e ministro unico delle Finanze nell’Eurozona.

Cosa accade all’Italia se cade il governo Merkel?

In un certo senso, la Merkel può ringraziare Salvini per avere reso centrale un tema, che per quanto difficile da digerire proprio per la sua leadership, quanto meno non pone la Germania in un angolo, come quello delle riforme. Berlino non è pronta a cedere sulle richieste di Parigi per una maggiore condivisione dei rischi nell’area, a maggior ragione adesso che la terza economia dell’Eurozona è governata da formazioni euro-scettiche. Come pensare di arrivare a una maggiore integrazione delle politiche fiscali, quando a Roma c’è chi ipotizza che la BCE debba condonare il debito pubblico italiano in suo possesso?

Si potrebbe immaginare che, una volta che il governo italiano ottenesse un risultato concreto sul fronte dei migranti, sarebbe ancora più in debito con i partner europei sul versante dei conti pubblici. Sembra, invece, che possa accadere il contrario. La fermezza di Salvini nell’affrontare il tema della sicurezza al largo delle coste italiane ha creato un precedente. A Bruxelles, tutti hanno capito che l’Italia di Giuseppe Conte non bluffa, che non sarebbe più disposta a soggiacere a regole che la penalizzino, come ha dimostrato anche annunciando la mancata ratifica del CETA, l’accordo commerciale tra UE e Canada. Tirare la corda per vedere fino a quale punto voglia arrivare non conviene alla Germania per prima, perché se ciò scatenasse una crisi finanziaria ai danni dei BTp, si arriverebbe a mettere in pericolo più che in passato la sopravvivenza dell’euro. Rispetto al 2011-’12, infatti, non vi sarebbero forse più le condizioni politiche per tenere ancora una volta tutti insieme e cercare di evitare il peggio.

Asse europeo oltre questione migranti

Questo non significa che basterà presentarsi a Bruxelles alzando i decibel della voce e sbattendo i famosi pugni sul tavolo; semmai, che le alleanze intra-europee ci vedono meno isolati che fino a poche settimane fa, perché le simpatie che stanno nascendo tra il nostro governo e quello austriaco, nonché con l’ala bavarese della maggioranza al Bundestag, agevoleranno le discussioni sui temi fiscali. In fondo, l’Italia non chiederà soldi ai tedeschi, come nel caso della Grecia con tre salvataggi in appena 5 anni, bensì invocherà il diritto a politiche pro-crescita per abbattere il rapporto debito/pil e l’elevata disoccupazione. Concederebbe in cambio rassicurazioni sul mantenimento di alcune riforme-chiave già varate, come sul Jobs Act e le pensioni (l’impianto della legge Fornero non verrebbe stravolto, se non a parole) e la promessa di non infrangere il tetto massimo del deficit consentito, oltre che di non mettere più in discussione la moneta unica.

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Se dall’esito delle trattative sul “Masterplan” sui migranti, i conservatori bavaresi ne usciranno vincitori contro la linea delle frontiere aperte della cancelliera, con Salvini potrebbe nascere una nuova intesa sul “no” a Macron contro l’integrazione politica nell’area. Ai tedeschi andrebbe bene per non avere a che fare più di oggi proprio con noi italiani, oltre che con greci, portoghesi, spagnoli, francesi, etc, mentre per l’attuale governo rappresenterebbe una vittoria all’insegna del “sovranismo” contro la delegazione crescente dei poteri a Bruxelles. L’Italia sta tornando centrale in Europa, forse aldilà della stessa bravura tattica di Salvini e Conte. E’ come se il risveglio dal lungo torpore di Roma consentisse a diverse capitali di far uscire fuori la propria avversione per l’asse franco-tedesco e a Berlino quella per la linea macroniana di “più Europa”, che non va giù proprio al mondo conservatore. Se oltre a chiudere i porti, il ministro e vice-premier si mostrasse capace di tenere il punto anche sugli altri temi in agenda a Bruxelles, otterremmo benefici a tutto tondo sull’economia, sperando che non vengano dissipati per fare spesa pubblica elettoralistica, in funzione di eventuali politiche anticipate e accorpate con le europee tra 11 mesi. E con una Lega vicinissima al 30% dei consensi, difficile che Salvini resista alla tentazione di capitalizzare i suoi successi.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Crisi Eurozona, Debito pubblico italiano, Economia Europa, Economia Italia, Politica, Politica italiana