Microplastiche nelle bevande gassate e soft drink: marchi interessati dall’inchiesta choc

Microplastiche nelle bevande gasate, l'inchiesta de Il Salvagente che ci mette di fronte alla realtà dell'inquinamento anche nella catena alimentare.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Microplastiche nelle bevande gasate, l'inchiesta de Il Salvagente che ci mette di fronte alla realtà dell'inquinamento anche nella catena alimentare.

Interessante inchiesta de Il Salvagente sulle microplastiche contenute nelle bibite gassate. D’altronde la plastica è sempre stato un problema enorme per il mondo, siamo sommersi di plastica nei mari, nei fiumi e in tanti altri luoghi ma quello che forse l’uomo non sa è che è presente anche in ciò che mangiamo e beviamo poiché non visibile a occhio nudo. Nel mirino stavolta ci sono le bevande industriali che potrebbero contenere delle microplastica ossia particelle solide insolubili di acqua più piccole di 5 millimetri derivanti da poliammide, polietilene tereftalato, polivinilcloruro, acrilico etc.

Dove si trovano le microplastiche?

Difficile, se non impossibile, notare la presenza della plastica nei cibi che mangiamo o nei drink che beviamo. La ricerca negli ultimi anni si è battuta per analizzare questi frammenti e capire realmente da dove arrivano. Le microplastiche potrebbero essere dunque presenti nei frutti di mare, sale marino, pesce, acqua minerale e di rubinetto, nei prodotti con il miele, solo per citare alcuni dei prodotti in cui i laboratori hanno trovato tracce. Questo non vuole dire, ovviamente, che tutti i frutti di mare che mangiamo contengono particelle di plastica è bene precisarlo. Il problema però va affrontato e in maniera seria perché la plastica ha attaccato non solo  gli habitat marini ma anche la catena alimentare.

Nel mirino dell’inchiesta, e qui torniamo all’argomento iniziale, ci sono le bevande gasate o soft drink. Il Salvagente ha inviato dei campioni al laboratori del Gruppo Maurizi di alcune note bevande di marchi quali Seven Up, Pepsi, San Benedetto, Schweppes, Beltè, Coca-Cola, Fanta, Sprite. Il risultato è stato impietoso. Tutte le bottiglie analizzate hanno confermato la presenza di microplastiche con valori da 0,89 mpp/l microparticelle per litro fino 18,89 mpp/l. Nel dettaglio dalle analisi risulta che in pole c’è  Seven Up con 18,89 mpp/l, seguita dalla Gazzosa San Benedetto (15,75 mpp/l), Gazzosa Esselunga (15,33 mpp/l) e a seguire la Schweppes tonica (14,60 mpp/l) e Pepsi (13 mpp/l). Chiudono Fanta e Coca Cola con 4,57 mpp/l e 3,50 mpp/l.

Un risultato che non perdona anzi non fa che confermare come molti alimenti e bevande possono essere contaminati.  “I dati rilevati nel nostro laboratorio confermano il legame tra inquinamento ambientale e catena alimentare” ha ribadito Daniela Maurizi, A.D. Gruppo Maurizi, mentre Riccardo Quintili, direttore del Salvagente, ha precisato la portata del problema con queste parole: “Se sulla provenienza delle microplastiche, un ruolo fondamentale lo hanno avuto e lo hanno i cosmetici che le inseriscono di proposito (magari, ma non solo, per assicurare l’effetto scrub), oggi la catena di questa contaminazione appare molto più lunga e complessa”.

Una proposta per vietare gli oggetti di plastica

Di recente si era parlato della proposta di vietare oggetti di plastica usa e getta o meglio posate e vassoi, cottonfioc e tutti quei prodotti che finiscono nel mare e aumentano il rischio di inquinamento. Il WWf ha anche lanciato una petizione per chiedere agli Stati Europei di vietare 10 prodotti di plastica usa e getta e introdurre una cauzione su certi prodotti oltre che abolire la produzione di detergenti e prodotti che la contengono entro il 2015.  Firmala qui.

Leggi anche: L’Ue mette al bando piatti e posate: la proposta rivoluzionaria contro la plastica monouso

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Argomenti: Economia Europa, Economia Italia, Inchieste alimentari e scandali economici