Peso messicano giù del 2,7% quest’anno, i tweets di Trump costati 4 miliardi

Peso messicano in caduta libera, tanto che la banca centrale ha dovuto difenderne il cambio contro il dollaro, vendendo assets per 4 miliardi. E potrebbero non bastare. Sale la pressione, in vista dell'insediamento di Trump.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Peso messicano in caduta libera, tanto che la banca centrale ha dovuto difenderne il cambio contro il dollaro, vendendo assets per 4 miliardi. E potrebbero non bastare. Sale la pressione, in vista dell'insediamento di Trump.

Il presidente Donald Trump ringrazia via Twitter anche Fiat Chrysler, dopo che l’ad Sergio Marchionne ha annunciato investimenti per un miliardo di dollari in Ohio e la creazione di nuovi 2.000 posti di lavoro. Ciò, dopo che anche Ford aveva pubblicamente rinunciato a effettuare investimenti in Messico per 1,6 miliardi, creando qualche altro migliaio di posti di lavoro nel Michigan. E proprio il successo mediatico ben oltre le attese, che sta riscuotendo l’azione di “moral suasion” via tweets del presidente eletto, ha già provocato svariati danni al confinante Messico, a carico del cui governo, ha confermato Trump (sempre su Twitter), sarà costruito il muro anti-clandestini.

Il peso messicano ha perso nel corso della settimana scorsa il 2,3%, chiudendo il venerdì scorso con un rialzo giornaliero di appena lo 0,2%, dopo che la banca centrale (Banxico) era intervenute per due sedute consecutive a difendere il cambio, intaccando le riserve valutarie per 4 miliardi di dollari. (Leggi anche: Peso messicano sprofonda sui tweets di Trump)

Riserve valutarie messicane scese di 20 miliardi in 2 anni

L’intervento messicano è stato di dimensioni doppie a quello realizzato nel 17 febbraio dello scorso anno, quando il crollo del peso per via dei ribassi delle quotazioni petrolifere aveva spinto l’istituto a vendere valuta straniera per 2 miliardi di dollari.

In teoria, il paese disporrebbe ancora di un cuscinetto di 40 miliardi per difendere il cambio. Sta di fatto, che adesso possiede riserve per 176,5 miliardi, quando due anni fa esatti ne disponeva per oltre 196 miliardi. Il calo è stato, quindi, di quasi una ventina di miliardi, a dimostrazione delle tensioni relative all’economia emergente latino-americana e che sono anteriori all’ascesa politica e alla successiva vittoria alle elezioni presidenziali di Trump. (Leggi anche: Messico, immigrati negli USA si preparano all’era Trump con rimesse record)

 

 

 

 

Un peso troppo debole non farebbe felice Trump

Man mano che ci avviciniamo alla data del 20 gennaio, giorno d’insediamento del presidente eletto alla Casa Bianca, il cambio tra peso e dollaro potrebbe subire nuovi scossoni, specie nella giornata di questo mercoledì, quando Trump terrà una conferenza stampa molto attesa, in vista del giuramento. In quell’occasione potrebbe ribadire alcuni concetti-chiave della sua campagna elettorale, rispolverando tematiche negative per il Messico, come la messa in discussione del NAFTA, l’area di libero scambio tra i tre paesi più a nord delle due Americhe.

Un anno fa, insieme all’uso delle riserve, la banca centrale messicana alzò anche i tassi di riferimento di 50 punti base. Non è da escludersi che faccia lo stesso anche nelle prossime settimane, specie se il cambio dovesse flirtare con quota 22 contro il dollaro. Nell’ultimo anno, la valuta ha perso il 12,6%, ma rispetto al momento dello scoppio della crisi finanziaria mondiale, il conto è ancora più salato: -45%.

L’inflazione è salita ai massimi da due anni al 3,36% a dicembre, anche se l’accelerazione non appare ancora preoccupante. D’altra parte, un cambio troppo debole potrebbe provocare contraccolpi proprio all’economia americana, rendendo più convenienti le importazioni dal Messico e minacciando così la politica di protezione delle produzioni nazionali, perseguita da Trump. (Leggi anche: Investire in Messico ai tempi di Trump? Possibile scommessa vincente)

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Argomenti: Crisi paesi emergenti, Economia USA, economie emergenti, super-dollaro, valute emergenti