Merkel e Macron litigano sulle riforme, la Germania vuole tenersi la cassa europea

La Germania dice "nein" a Macron sulle riforme dell'euro. La cancelliera Angela Merkel non accetta l'ipotesi di un fondo europeo in mano ai commissari.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Germania dice

Il discorso del presidente francese Emmanuel Macron di ieri all’Europarlamento non ha convinto il suo alleato più importante: la Germania. Parlando al gruppo parlamentare della CDU-CSU, la cancelliera Angela Merkel ha nei fatti demolito le proposte avanzate da Parigi, rispedendo al mittente quella sul fondo europeo. Macron e la Commissione europea vorrebbero trasformare l’ESM da semplice istituto intergovernativo e oggi diretto dal tedesco Klaus Regling a una sorta di Fondo Monetario Europeo, il corrispondente regionale dell’FMI. Sul punto, la cancelliera non è contraria, ma si oppone alle modalità avanzate da Bruxelles, ovvero all’attivazione dell’art.352 del Trattato europeo per i casi di emergenza. Al contrario, Frau Merkel vorrebbe che la trasformazione avvenisse con una modifica del Trattato europeo, cosa che implicherebbe il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali e che per i detrattori significherebbe allungare di molto i tempi, forse anche affossando la proposta sul nascere. E ieri, nel corso del suo intervento, Macron ha messo in guardia dal proseguire con questa strategia del rinviare i problemi, giudicandola un errore. Chiaro riferimento alla linea tedesca di questi anni, che ha cercato di dribblare le soluzioni in campo semplicemente non entrando mai nel merito.

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Per i conservatori tedeschi, sarebbe inaccettabile che l’ESM fosse sottoposto al controllo della Commissione, invocando che rimanga intergovernativo. Perché? Essi temono che i commissari lo utilizzerebbero per far fluire più facilmente aiuti in favore degli stati in difficoltà finanziaria, esponendo i contribuenti tedeschi a rischi maggiori. Al contrario, se il fondo rimanesse nelle mani dei governi, il suo utilizzo sarebbe sostanzialmente oggetto di negoziazione tra le cancellerie e la Germania avrebbe modo di chiudere i cordoni della borsa, se lo volesse.

E la cancelliera ha ribadito all’incontro con i suoi deputati l’ostilità anche verso le altre due misure proposte dall’Eliseo, ovvero l’istituzione di un ministro delle Finanze unico e di un bilancio comune nell’Eurozona. Insomma, tra i due principali leader europei è scontro sulle riforme delle istituzioni comunitarie e, in particolare, dell’unione monetaria, quando manca un giorno all’incontro bilaterale che si terrà domani a Berlino. La Merkel si mostra intenzionata a ritrovare maggiore sintonia con il suo partito, dopo mesi di tensioni per l’opposizione crescente dell’ala destra, a seguito del deludente risultato elettorale del settembre scorso. In generale, i conservatori sono incalzati sui temi europei dagli euro-scettici dell’AfD e dai liberali dell’FDP, entrambi critici verso le proposte di Macron.

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Interessante un’espressione della cancelliera di queste ore: “siamo il partito dell’Europa, ma non dobbiamo avere paura di criticarla, se serve”. Come dire, il fatto di essere europeisti non implica che la Germania debba accettare passivamente qualunque proposta arrivi da Bruxelles o dalle altre cancellerie. E il presidente del partito al Bundestag, Volker Cauder, ha chiarito il concetto, sostenendo che prima di chiedere il completamento dell’unione bancaria con l’introduzione di una garanzia comune sui depositi, è necessario che le banche di altri paesi abbassino i rischi. Contrariati gli alleati socialdemocratici, che con Carsten Schneider hanno chiesto ai conservatori di evitare perdite di tempo e di fornire una riposta a Macron da qui a breve. Silente il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, anch’egli socialdemocratico, ma che nei giorni scorsi aveva dichiarato che “non tutte le proposte di Macron sono fattibili”.

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E l’Italia? E’ la grande assente dal dibattito, complice la mancanza di un governo nel pieno delle funzioni. In teoria, sembrerebbe che dovremmo fare il tifo per le proposte di Macron e dei commissari, eppure la storia sarebbe diversa da come la immaginiamo. Una maggiore integrazione politica nell’Eurozona, che passasse attraverso un ministro unico delle Finanze, un bilancio comune e un fondo europeo controllato dalla Commissione, ridurrebbe i già scarsi spazi di manovra che possediamo in politica fiscale e, soprattutto, ci porrebbe in una condizione di sudditanza rispetto ai diktat di Bruxelles. Se i tedeschi temono che le regole del Patto di stabilità finirebbero per essere disattese per eccesso di politicizzazione, il contrario resta uno scenario possibile. In ogni caso, rischieremmo di contribuire ad alimentare un fondo non risolutivo dei problemi degli stati membri e che all’occorrenza non potremmo nemmeno utilizzare, date le dimensioni dell’economia e del debito italiani. E allora, che si temporeggi pure. Nulla di buono sembra sortire da propositi di riforma, che sembrano scritti apposta per imbrigliare i governi nazionali in una gabbia dalle sbarre ancora più spesse.

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Economia Europa, Francia, Germania

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