Merkel difende Draghi: Germania divisa su BCE

Lo scontro falchi-Merkel rinvigorisce mercati; la cancelliera tedesca dice "La BCE in linea con noi"

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lo scontro falchi-Merkel rinvigorisce mercati; la cancelliera tedesca dice
La BCE divide la politica tedesca come mai ancora era avvenuto dall’inizio di questa infinita crisi dei debiti sovrani europei. La conferma che anche all’interno dello stesso governo tedesco le posizioni si stanno sempre più radicalizzando le une contro le altre è giunta dalla capitale canadese Ottawa, dove ieri il cancelliere Angela Merkel era in visita, per incontrare il primo ministro Stephen Harper.

Draghi in linea con la Germania

Frau Merkel, che aveva da poco incassato le critiche proprio del collega d’oltreoceano, che la ritiene troppo rigida e poco propensa ad aiutare gli stati in difficoltà, ha difeso l’operato della BCE e del suo governatore Mario Draghi, sostenendo che esso sarebbe in perfetta linea con le convinzioni del governo di Berlino e delle altri capitali dell’Eurozona.
Se fosse arrivata in un momento diverso, la dichiarazione del cancelliere sarebbe suonata come formale e diplomatica, ma in questo caso le cose sono molto diverse, dato che essa giunge in una fase di attacco interno alla sua leadership nel partito conservatore e nel bel mezzo di proposte e prese di posizione molto dure da parte dei cosiddetti “falchi” tedeschi.
Il parlamentare bavarese della CSU, Klaus-Peter Willsch, considerato tra i più euro-scettici di Germania, ha chiesto che venga rivisto il meccanismo di voto nella banca centrale, perché ritiene che Berlino, essendo primo contribuente di Europa, dovrebbe avere diritto di veto su tutte le questioni. Willsch ha sparato a zero contro Mario Draghi, sostenendo che sotto la sua gestione, la BCE si starebbe allontanando dal suo mandato, trasformandosi in una sorta di “bad bank”, tramite l’acquisto dei titoli di stato dei Paesi in crisi. Parole in linea con la proposta del collega della FDP, Frank Schaeffler, il quale ritiene che la BCE sia fondata su un errore di costruzione, visto che permetterebbe a Cipro e Malta di godere dello stesso peso di Berlino dentro al board.
Ma chi si illude che la politica anti-Draghi sia sostenuta solo all’interno del centro-destra tedesco si sbaglia di grosso. Ieri, il responsabile al Bilancio della SPD, il partito social-democratico all’opposizione, Carsten Schneider, ha invitato la BCE a tornare al suo mandato, sostenendo che il cancelliere starebbe utilizzando Francoforte, per assistere indirettamente gli stati in crisi, mascherando così che la Germania già deve contribuire fino ad esborsi per mille miliardi di euro.
E il tiro alla Merkel continua, con il deputato Josef Schlarmann, altro esponente dell’ala conservatrice della CDU-CSU, che ha affermato che il cancelliere sarebbe una “zarina”, la quale avrebbe preso in pugno il partito, facendo fare carriera solo a quanti non la contraddicono mai. Parole avversate dal governatore dell’Assia, Volker Bouffier, secondo cui il partito di tutto avrebbe bisogno, tranne che i conservatori interni prendano il sopravvento.

Germania divisa

Ma cosa sta accadendo in Germania? E quali potrebbero essere le ripercussioni di una tale divisione interna? Iniziamo col dire che siamo in un anno pre-elettorale, con il rinnovo del Bundestag previsto per il settembre 2013. Stando ai sondaggi, Frau Merkel batterebbe qualsiasi avversario con circa 20 punti di vantaggio, ma è chiaro che gli alleati liberali della FDP, da sempre euro-scettici e filo-austerity, cercheranno di capitalizzare il più possibile il malcontento dei tedeschi verso i salvataggi degli stati del sud, anche perché gli stessi sondaggi li danno a rischio scomparsa.
Dal canto suo, l’opposizione social-democratica ha compreso che non si potrà sperare di vincere le elezioni, puntando su sentimenti di solidarietà verso gli stati in crisi e per questo i toni si sono induriti, tanto da scavalcare in qualche caso a destra le posizioni della stessa Merkel.
Ma lo scenario sembra abbastanza mutevole anche fuori dalla Germania. I socialisti olandesi, dati in testa alle elezioni di settembre, annunciano che in caso di vittoria sottoporranno a referendum il Fiscal Compact, ossia le misure fiscali di convergenza tra gli stati dell’Eurozona. In Austria, invece, il ministro degli Esteri, Michael Spindelegger, propone di introdurre nei Trattati un meccanismo per potere espellere uno stato dall’Eurozona, cosa che al momento non esiste e che secondo l’uomo sarebbe alla base della crisi di sfiducia dei mercati, i quali si troverebbero dinnanzi a un’ipotesi non regolamentata, né prevista. Secondo Spindelegger, Austria, Germania, Olanda, Lussemburgo e Finlandia sarebbero favorevoli a una tale norma e l’avrebbero già avanzata.

Mercati rinvigoriti dalle divisioni della Germania

Sta di fatto che le contrapposizioni interne a Berlino hanno rinvigorito le borse e gli stessi titoli di stato periferici, con il divario dei rendimenti BTp-Bund sotto quota 430 punti in queste ore, sul tratto decennale. Il perché di questo timido rimbalzo, che certo non può essere considerato un vero recupero dei nostri bond, è semplice: le parole della Merkel lasciano sperare che il cancelliere sfidi una volta per tutte i falchi della sua amministrazione e s’impegni a sostenere convintamente le misure anti-crisi del governatore Draghi.
Tuttavia, a leggere bene la vicenda, tutto possiamo fare, tranne che farci prendere da un’eu(ro)foria ingiustificata, come spesso è avvenuto in questi mesi. Se da un lato il cancelliere ha difeso l’operato della BCE, dall’altro restano diverse incognite, mentre lo scontro tra Germania e resto dell’Eurozona rischia di spostarsi adesso sulla Grecia.
Per prima cosa, la stessa Francoforte dovrà ancora passare per la decisione dei giudici costituzionali di Karsruhe sul funzionamento dell’Esm, il Fondo salva-stati, che Draghi vorrebbe utilizzare per l’acquisto di BTp e Bonos di medio-lungo termine. E’ abbastanza probabile che la Corte darà un via libera, subordinato all’approvazione specifica del Bundestag, come già sentenziato mesi or sono. A quel punto, i falchi farebbero sentire la loro voce e potrebbero essere determinanti per irrigidire la posizione ufficiale del governo di Frau Merkel. Resta da vedere, poi, la posizione della SPD, che già la volta scorsa si è dimostrata determinante per il governo. Stando alle ultime sue posizioni, non è escluso che l’SPD sia tentata di lasciare il cerino nelle mani della maggioranza.
Altro punto: la Grecia. Nessuno, dicasi nessuno, in Germania vuole pagare un solo centesimo in più per aiutare Atene. In particolare, liberali della FDP e conservatori della CSU chiedono esplicitamente che essa venga sbattuta fuori dall’Eurozona, prima che fallisca. Questo implica che molto difficilmente la Merkel potrà acconsentire alle richieste che il collega greco Antonis Samaras le sottoporrà all’incontro a Berlino della prossima settimana, quando le invocherà due anni di tempo in più per raggiungere il pareggio di bilancio. Questa misura necessiterebbe di maggiori aiuti per 20 miliardi, che per i tedeschi rappresentano quasi 5 miliardi e mezzo di euro da sborsare. E con le elezioni alle porte non se ne parla nemmeno. Quindi, Atene rischia seriamente di vedere non accolta la propria richiesta di ammorbidire il Memorandum, con il rischio concreto che il Paese esca dall’Euro entro l’autunno.
Ancora una volta, quindi, il destino dell’euro e dei titoli di stato italiani e spagnoli passerà per la Germania. E il percorso si mostra tutt’altro

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Argomenti: Crisi Euro