Mercato immobiliare: prezzi delle case in calo nel secondo trimestre

Europa a doppia velocità anche per quanto riguarda le compravendite immobiliari. La Germania guida il mercato europeo con il 29% degli investimenti. Il settore è in crescita ma soffre nel Sud Europa a causa della crisi

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Il mercato immobiliare dell’Europa cresce dell’1,4% quest’anno, rispetto al 2012. Entro l’anno, infatti, le compravendite ammonteranno a 615 miliardi di euro, di cui 178,35 miliardi in Germania, che con una fetta del 29% si pone a capo del real estate del Vecchio Continente.

Sono questi i dati di Scenari Immobiliari, che vede l’Italia fatturare quest’anno 115 miliardi, pari al 19% del totale. E il 74% del mercato immobiliare domestico riguarda il comparto residenziale, il cui destino nel secondo semestre dipende dalla ripresa dell’economia, sebbene non si preveda che funga da stimolo per altri settori, in ogni caso.

 

Prezzi case in forte calo in Italia

D’altronde, proprio oggi l’Istat conferma lo stato di crisi, divulgando i dati sui prezzi delle case acquistate dalle famiglie nel primo trimestre, sia per scopi abitativi che speculativi. L’indice segnale un calo dell’1,2% su base congiunturale, mentre sul primo trimestre del 2012 il calo è, addirittura, del 5,7%, in accelerazione dal -5,2% dell’ultimo trimestre del 2012. A livello congiunturale si tratterebbe del sesto calo consecutivo, il quinto su base annua.

Pesano negativamente non solo la crisi in sé e la maggiore prudenza delle famiglie nell’acquistare un immobile (vedasi anche la questione IMU), bensì pure la maggiore difficoltà di accesso al credito, che ha contribuito notevolmente a ridurre del 25,7% il numero delle transazioni nel 2012, per un crollo di 27 miliardi di euro. E ancora nei primi tre mesi di quest’anno l’Agenzia delle Entrate ha confermato un calo delle compravendite del 14%.

 

Un’Europa a doppia velocità anche sulle compravendite immobiliari

Più in generale, in Europa il comparto residenziale va bene solo al Nord e in Gran Bretagna, Turchia e Svizzera; male, invece, al Sud. Certo, esistono differenziazioni anche interne ai singoli stati, come nel caso della Gran Bretagna, dove a spingere positivamente è quasi del tutto Londra; così come in Spagna il crollo riguarda più il comparto medio e basso, mentre il residenziale di lusso cede di meno.

 

Prezzi case in Germania: resta alto il rischio bolla

[fumettoforumleft]Da sottolineare, poi, come vi sia un rischio bolla in Germania e in Turchia. In particolare, il mercato immobiliare tedesco non è mai stato particolarmente vivace, dato che meno di un tedesco su due possiede un’abitazione, con punte minime del 12% a Berlino. E dalla riunificazione alla crisi del 2009, i prezzi delle case si sono mantenuti quasi del tutto stabili, salvo accelerare nell’ultimo quinquennio, facendo scattare, appunto, l’allarme bolla, creatasi probabilmente anche per effetto della discesa dei tassi sui mutui, in seguito alla crisi del debito dell’Eurozona, che ha beneficiato il Nord dell’unione monetaria.

Quanto agli uffici, la dinamica sembra essere più stabile complessivamente, anche se al Nord è più positiva. In generale, però, si assiste a un gap tra immobili primari, ossia nuovi e centrali, beneficiati da una domanda vivace, e immobili secondari, edifici più vecchi e più periferici, che portano maggiormente il peso della crisi.

E se, invece, le prospettive sembrano deboli per i negozi e i shopping center, nonostante un trend sostanzialmente positivo, a crescere sono, in particolare, i canoni di locazione in città come Mosca, Istanbul, Londra e le principali città tedesche, ma con riferimento agli immobili primari.

Ricordiamo, infine, come nei paesi Piigs si sia registrato dal 2012 in poi una vera e propria fuga degli investimenti verso il Nord, in particolare, con destinazione Berlino e altre città della Germania. Tale esportazione di capitali per l’acquisto di case e uffici all’estero è stata determinata sia dalla maggiore tassazione degli immobili un pò in tutto il Sud Europa, sia anche per i prezzi relativamente bassi di molte realtà tedesche, che lasciavano e lasciano tutt’ora presagire l’esistenza di margini di realizzo.

 

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Argomenti: Economia Italia, Economie Europa

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