Mercato immobiliare nel Regno Unito non minacciato dalla Brexit

La Brexit non sarebbe una minaccia reale al mercato immobiliare britannico e lo dimostrano gli stessi programmi elettorali dei partiti, oltre ai dati economici. Elvinvest punta già su alcune realtà dell'Inghilterra fuori da Londra.

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La Brexit non sarebbe una minaccia reale al mercato immobiliare britannico e lo dimostrano gli stessi programmi elettorali dei partiti, oltre ai dati economici. Elvinvest punta già su alcune realtà dell'Inghilterra fuori da Londra.

La Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, è davvero una minaccia per il mercato immobiliare britannico? A quanto pare, malgrado i timori di questi anni, le cose starebbero diversamente da come le abbiamo descritte. Vero, i prezzi delle case a Londra si sono contratti dal 2017 in poi e a settembre hanno registrato un calo annuo dello 0,4% e uno mensile dello 0,1%, il maggiore di tutto il paese. Tuttavia, nello stesso mese i prezzi degli immobili UK nel loro complesso hanno registrato una crescita annuale del 2,4%, dimezzata rispetto alla media quinquennale del 4,8%, ma a frenare c’è stato per l’appunto il mercato londinese. Esso risente delle incertezze legate alle modalità con cui la Brexit avverrà probabilmente agli inizi dell’anno prossimo.

Poiché Londra ospita la City, principale piazza finanziaria nel mondo, i dubbi permangono a tutt’oggi sull’accordo con Bruxelles per impedire una chiusura dei rispettivi mercati sul fronte dei capitali. Detto ciò e dando per probabile un’uscita dalla UE regolata da un accordo di transizione tra le parti, il mercato immobiliare britannico resterebbe improntato a previsioni positive. L’economia domestica sta rallentando, come nel resto del mondo avanzato e in Cina, ma i fondamentali appaiono più che positivi. Nel trimestre maggio-luglio, il tasso di disoccupazione risulta sceso al 3,8%, il livello più basso da 45 anni a questa parte, mentre gli stipendi sono cresciuti del 4%, ai massimi dal 2008.

Considerando che l’inflazione nel frattempo sia scesa a ottobre all’1,5%, i redditi dei sudditi di Sua Maestà starebbero crescendo in termini reali di almeno un paio di punti percentuali su base annua, per cui la disponibilità delle famiglie aumenta e ciò dovrebbe sostenere la domanda di immobili in tutto il regno.

E così dicono i dati, se è vero che i prezzi delle case stiano correndo in città come Leicester, Manchester e Liverpool, registrando a settembre rispettivamente +4,5%, +4,4% e +4,3% rispetto allo stesso mese del 2018, quando la crescita annuale era stata del 6%, del 5,1% e del 4,3%. Nel complesso, quindi, queste città vanno molto meglio la media nazionale, anche se rallentano anch’esse, con l’eccezione di Liverpool.

Non a caso, nella recente intervista rilasciata dal Dott. Gianmaria Panini, fondatore di Elvinvest, proprio queste due realtà erano state indicate quali promettenti per gli investimenti immobiliari nel Regno Unito e, più in generale, nel panorama europeo. (Leggi intervista: La bolla dei mercati finanziari ci costringe a riflettere su come investire).

E Liverpool figura anche tra le città con il minore sconto preteso dagli acquirenti sul prezzo di vendita, cioè all’incirca del 2-3% contro una media nazionale del 3,8% e in crescita dal 2,2% del 2016. Questo avviene su quei mercati che registrano scambi sostenuti, ovvero in cui domanda e offerta s’incontrano più facilmente. Per contro, in diverse aree di Londra servono fino a oltre 3 mesi per vendere casa e gli sconti richiesti superano il 5%, a dimostrazione di come i dati nazionali siano gravati in negativo da quelli della capitale. In città come Liverpool, Manchester, Cardiff, Leeds, Birmingham, Sheffield, Nottingham e Leiceste, le prospettive rimangono positive per il mercato immobiliare. In queste realtà urbane, i tempi di vendita si attestano a 8-9 settimane, meno delle 12 su base nazionale. Per contro, a Londra, Oxford e Aberdeen, essi superano le 14 settimane.

Se il Regno Unito avesse un problema di mercato immobiliare, i suoi politici non si affannerebbero a presentare programmi che vanno tutti nella direzione di calmierarne i prezzi. In vista delle elezioni generali del 12 dicembre, i laburisti promettono la costruzione di 100.000 alloggi popolari e di 50.000 a canoni di locazione accessibili ogni anno. I conservatori, probabili vincitori, si sono impegnati a lanciare mutui a tasso fisso e lungo termine che finanzino fino al 95% del valore commerciale degli immobili, ma al contempo hanno svelato che imporranno una sovrattassa del 3% agli acquirenti stranieri di case britanniche, proprio al fine di indebolirne la domanda.

Dunque, anche se la Brexit sembra ormai la prospettiva più probabile entro i prossimi mesi, i prezzi degli immobili non solo non vengono attesi in calo, ma si teme che continuino a salire, gravando eccessivamente sui redditi delle famiglie. Da qui, i proclami elettorali di queste settimane. Se questo è vero, le opportunità di investimento resterebbero intatte anche con il divorzio tra Londra e Bruxelles. E c’è di più: la sterlina dovrebbe beneficiare della chiarezza sulla Brexit dopo tre anni e mezzo di incertezze sul futuro. Il tasso di cambio contro l’euro ha guadagnato il 7,5% in appena tre mesi e mezzo, guarda caso in coincidenza con il decollo delle trattative tra il premier Boris Johnson e i commissari europei per giungere a un accordo.

E si consideri che la sterlina resti di quasi il 20% più debole rispetto alla fine del 2015, quando il mercato non aveva nemmeno scontato la celebrazione di un referendum sulla Brexit. Dunque, il potenziale di crescita per la valuta britannica esiste e contribuirebbe a rendere gli investimenti immobiliari nel Regno Unito ancora più allettanti, anche nel caso di prezzi solo in moderata crescita. Per quanto stia accadendo negli ultimi tempi, dovremmo supporre che l’indice nazionale verrà sostenuto anche per il prossimo futuro da città inglesi come Manchester e Liverpool, meno da Londra, dove il boom degli ultimi decenni potrebbe doversi prendere una pausa non breve per fare i conti con l’uscita dalla UE.

Ad ogni modo, c’è ottimismo sul Regno Unito dopo la Brexit. Elvinvest è tra i soggetti del mercato che crede nell’economia britannica dopo che sarà verosimilmente uscita dalla UE nei primi mesi del 2020, fiutandone le potenzialità finanziarie, commerciali e, appunto, immobiliari. La società elvetica sta investendo in alcuni progetti di riqualificazione e valorizzazione di immobili nell’est dell’Inghilterra, dove anche fattori demografici spingono a prevedere quotazioni in crescita su questo mercato.

 

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