Mercato del lavoro: Italia ultima per la produttività, quale sarà il ruolo dei robot

Dal settimo rapporto dell’Istat è risultato che dal 2000 al 2016 la produttività è cresciuta solo dello 0,4%.

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Dal settimo rapporto dell’Istat è risultato che dal 2000 al 2016 la produttività è cresciuta solo dello 0,4%.

L’Italia si conferma scarsa anche per quanto riguarda la produttività sul lavoro. Secondo un rapporto sulla competitività dell’Istat, il nostro paese pecca sulla produttività e questo incide molto sull’economia. Come sempre sono i dati con gli altri paesi a preoccupare molto.

Produttività scarsa, Italia ultima secondo Istat

Dal settimo rapporto dell’Istat, infatti, è risultato che dal 2000 al 2016 la produttività è cresciuta solo dello 0,4% contro il 15% della Francia, Regno Unito e Spagna e il 18,3% in Germania.

Nel 2018 la crescita dell’economia italiana ha subito una battuta d’arresto e di conseguenza la differenza con gli altri paesi europei è tornata a crescere dopo due anni in cui sembrava migliorata.

“Sul fronte della competitività né il costo del lavoro né l’evoluzione dei prezzi sembrano avere svolto un ruolo di freno per il paese” ha fatto notare l’Istat. Quello che appare certo dal rapporto è che “Prevale ancora la quota di imprese che nel corso del 2018 hanno aumentato il proprio fatturato, il capitale fisico e gli occupati a elevata qualifica professionale, ma la percentuale di chi segnala riduzioni di fatturato è in crescita rispetto al 2017”.

L’impatto dei robot, l’Italia perderà molti posti di lavoro

In Italia, oltretutto, il problema non è solo relativo alla produttività ma anche all’impatto che i robot avranno sul mercato del lavoro. Sembra, infatti, almeno secondo quanto riporta il rapporto “Intelligenza artificiale, innovazione, lavoro”, curato da Federmanager Academy in collaborazione con MIT technology review che nei prossimi anni il nostro paese subirà la perdita di molti posti di lavoro a causa dell’intelligenza artificiale. Ad avere la peggio saranno operai non specializzati, i bancari e i commercianti mentre le figure che emergeranno e avranno sicuramente più opportunità troviamo data scientist,  E-commerce manager e analista di sistemi informatici.

Secondo i manager intervistati si prevedono riduzioni nel settore bancario, nell’automotive e nel manifatturiero tradizionale mentre aumenteranno quelli nell’Ict, in quello della consulenza e in quello ambientale. Secondo il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla: “Sta crescendo la consapevolezza dei manager verso gli effetti della trasformazione in atto, ma non è ancora adeguata.

Per questo dobbiamo investire in formazione a 360°, in corsi mirati all’adeguamento delle competenze manageriali. Siamo convinti che i manager svolgano un ruolo fondamentale per innovare l’impresa: bisogna partire da loro per poi diffondere le competenze digitali in tutta l’organizzazione e innovare i modelli di business”.

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