Mercato del lavoro in Italia: la realtà sui dati della disoccupazione

Disoccupazione in risalita a luglio in Italia, ma occupazione in ripresa. Vediamo perché i dati appaiono contrastanti.

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Disoccupazione in risalita a luglio in Italia, ma occupazione in ripresa. Vediamo perché i dati appaiono contrastanti.

Torna a crescere il tasso di disoccupazione in Italia a luglio, passando dall’11,1% di giugno all’11,3%. Su base mensile, si registra un aumento di 61.000 unità tra quanti cercano un lavoro (+2,1%). Sale dello 0,3% al 35,5% anche la disoccupazione giovanile (15-24 anni). Ma i numeri non sono tutti negativi, anzi. Il mese scorso si è registrata una crescita anche degli occupati di 59.000 unità, i quali hanno superato per la prima volta dal 2008 la soglia dei 23 milioni.

Il tasso di occupazione sale così dello 0,1% al 58%. (Leggi anche: Lavoro in Italia e bugie della politica, ecco i numeri disastrosi)

Su base annua, la dinamica appare più che positiva: il numero degli occupati cresce di 294.000 unità (+1,3%), frutto di +378.000 lavoratori dipendenti e di -84.000 tra gli autonomi. Nel contempo, sono diminuiti anche i disoccupati, seppur solo di 17.000 unità (-0,6%) e, soprattutto, gli inattivi di 322.000 unità (-2,4%). Seguendo una tendenza in atto sin dal 2013, il tasso di inattività si riduce ulteriormente dello 0,3% (-115.000 unità) rispetto a giugno e scende al 34,4%. Nella media del trimestre maggio-luglio, si ha un calo dei disoccupati di 35.000 unità e degli inattivi della stessa misura.

Quanto all’aumento della disoccupazione a luglio, essa riguarda essenzialmente le donne, mentre resta stabile tra gli uomini. Nell’ultimo anno, poi, la crescita degli occupati ha riguardato i lavoratori over 50 (+371.000 unità) e quelli tra 15 e 24 anni (+47.000), mentre le classi di età tra i 25 e i 49 anni hanno subito una contrazione di 124.000 occupati.

Che cosa segnalano questi dati? L’occupazione continua a crescere, anche se non a ritmi sbalorditivi e meno che in economie come Spagna e Portogallo, mentre la disoccupazione tende a rimanere sostanzialmente stabile. Questa tendenza sarebbe il risultato dell’ingresso nel mondo del lavoro di soggetti, che evidentemente ne erano rimasti fuori per sfiducia, senza nemmeno cercare attivamente un impiego fino al recente passato.

Come gli inattivi incidono sulla disoccupazione

I cosiddetti “inattivi”, ovvero coloro che non lavorano e che non cercano ufficialmente un lavoro, stanno diminuendo in misura consistente, segno che l’occupazione viene alimentata proprio da questo fronte, mentre quanti un anno fa cercavano un impiego continuerebbero a rimanere disoccupati.

Seguendo questi numeri, si evincerebbe che a beneficiare della timida ripresa dell’occupazione non sarebbe chi nei mesi o anni passati ha perso il lavoro e lo ha sin da allora cercato, bensì quanti erano rimasti del tutto fuori dal mercato.

Ovviamente, la spiegazione si basa su un’analisi superficiale dei dati: in teoria, migliaia di disoccupati potrebbero avere trovato un lavoro insieme a quelli che nemmeno lo cercavano, ma nel frattempo altri lo hanno perso, compensando quasi del tutto la schiera dei primi. In altri termini, servirebbe un’accelerazione nelle assunzioni da parte delle imprese a un ritmo superiore ai licenziamenti. Solo in questo modo, avremo la certezza di ridurre il fenomeno della disoccupazione, consentendo nel frattempo anche agli ex inattivi di entrare sul mercato.

Per il resto, nessun salto di gioia: l’occupazione in Italia resta tra i più bassi di tutte le economie avanzate, inferiore alla media europea di circa il 65%, per non parlare di paesi come la Germania, dove a lavorare sono 3 tedeschi su 4 tra i 15 e i 64 anni. Proprio questo aspetto potrebbe distorcere nei prossimi mesi le statistiche ufficiali, perché se vi fosse realmente un aumento dell’occupazione, è probabile che esso riguarderebbe, come detto, sia i disoccupati, sia gli inattivi. Tuttavia, man mano che le probabilità di trovare un lavoro aumentano, molti di quanti non avevano in precedenza cercato un impiego, inizierebbero a farlo, accrescendo la platea dei disoccupati. Pertanto, più che di parlare di disoccupazione, dovremmo monitorare nel tempo il dato sugli occupati.

A tale proposito, concludiamo mostrandovi un dato: dal 2013 ad oggi, l’occupazione è passata dal 55,6% al 58%. In valore assoluto, la crescita è stata superiore alle 700.000 unità, mentre il numero dei disoccupati è diminuito di appena 300.000 unità, confermando quanto abbiamo detto sopra. (Leggi anche: L’imbarazzante ripresa del lavoro in Italia in due grafici)

 

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