Mercato dei Bitcoin a quasi 1.000 miliardi di dollari, i prezzi corrono sulla ricerca di un “nuovo oro”

"Criptovaluta" ai nuovi massimi storici ieri, a circa 51.700 dollari. E il prossimo obiettivo potrebbe essere la soglia dei 100 mila.

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Bitcoin a 51.700 dollari ieri

Non passa quasi giorno senza che si abbia l’ennesimo record per le quotazioni di Bitcoin. Ieri, hanno sfiorato i 51.700 dollari, pari a una capitalizzazione totale del mercato di oltre 950 miliardi. Quest’anno, il boom è stato del 75%, mentre nei dodici mesi parliamo di un rialzo del 400%. Alla base del rally incessante vi è la crescente adozione della “criptovaluta” da parte di un numero maggiore di investitori istituzionali. Dopo MicroStrategy e PayPal è arrivato il turno di Tesla, MasterCard e Bank of New York Mellon, mentre si specula già su Apple.

Bitcoin rimane una moneta digitale assai volatile, ragione per cui numerosi analisti e stessi investitori, oltre che autorità finanziarie e governi, negano che possa anche solo definirsi una valuta e che possa essere trattata normativamente come tale. Neppure per sogno, poi, si potrebbe paragonarla all’oro, dato che proprio l’estrema volatilità dei prezzi la rende poco idonea ad essere utilizzata come riserva di valore, a differenza del metallo, che alle spalle ha una storia di protezione dei risparmi di oltre 5.000 anni.

Tuttavia, la crescente adozione dei Bitcoin finirà inevitabilmente per renderne i prezzi più stabili. Man mano che su questo mercato vi entrano i grossi investitori, la domanda a scopo speculativo si riduce e aumenta quella legata all’investimento di lungo periodo. Peraltro, con l’esplosione delle quotazioni spingerà con ogni probabilità parte degli attuali detentori della “criptovaluta” a monetizzare i guadagni, cioè a vendere, diversificando la platea dei possessori. Ad oggi, il 2% degli account detiene quasi il 95% degli oltre 18,6 milioni di monete estratte. E la diversificazione porrebbe le basi anche per la diffusione della fiducia su un asset spesso giudicato superficialmente come rischioso per via dell’anonimato garantito a chi lo utilizza.

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Bitcoin come l’oro del nuovo millennio?

Ma perché un numero crescente di grossi investitori si sta buttando sui Bitcoin? La risposta è semplice: il mercato è alla ricerca quasi disperata di un “nuovo oro”. Tutti sono consapevoli che le banche centrali hanno perso il controllo delle loro politiche monetarie. Delle stamperie di denaro non si può fare più a meno, altrimenti andrebbero in fumo i conti di parecchi stati, aziende e banche. Siamo arrivati al paradosso che debiti quasi “spazzatura” come quello italiano offrano rendimenti negativi, cioè gli investitori devono pagare i governi per avere il “privilegio” di prestare loro denaro. La stramberia è conseguenza dell’eccessiva liquidità iniettata sui mercati dalle banche centrali.

In molti si chiedono se il dollaro possa pretendere ancora di assurgere a valuta di riserva mondiale, se la Federal Reserve ne stampa in quantità industriali per permettere al Tesoro di Washington di indebitarsi senza limiti. Storicamente, l’alternativa alle monete fiat nei momenti di crisi di fiducia è stato l’oro. Ma nel 1933, l’amministrazione Roosevelt emanò l’Ordine Esecutivo 602, attraverso il quale rese illegale la compravendita del metallo prezioso, se non per fini strettamente legati alla gioielleria e in quantità limitate. Il divieto rimase in vigore fino al 1964, praticamente oltre un trentennio.

Quale fu la ratio di tale legge? Impedire agli americani di ripararsi in un bene-rifugio alternativo al dollaro, mentre con il New Deal il loro governo spendeva e spandeva senza precedenti. La finanza è conscia che un simile provvedimento verrebbe imposto dalle principali autorità del pianeta da un momento all’altro, pur di conservare la fiducia nelle rispettive monete, tra cui anche l’euro, la sterlina, lo yen, etc. Dunque, l’oro è sì un bene-rifugio, ma potenzialmente soggetto a restrizioni. Da qui, la necessità di attrezzarsi con alternative sfuggenti al controllo delle banche centrali e dei governi: le “criptovalute”. In realtà, anch’esse potrebbero essere messe fuori legge, come i governi di India e Nigeria stanno cercando di fare in questi giorni. Tuttavia, vi sarà sempre uno stato in cui il “mining” e l’apertura di un conto per investire in Bitcoin resterà possibile. A differenza dell’oro, almeno quello fisico, che all’atto del suo acquisto rischierebbe di essere sequestrato dalle autorità, gli account che riconducono alle “criptovalute” non potrebbero essere neppure “congelati” in assenza delle credenziali di accesso. E i prezzi corrono, sostenuti dal timore che scoppi presto la gigantesca bolla finanziaria globale.

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