Rendimenti titoli di stato, la reazione alla “reflazione” nell’Eurozona

L'inflazione è tornata nell'Eurozona e procede a passi più veloci delle attese. Come hanno reagito i titoli di stato?

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L'inflazione è tornata nell'Eurozona e procede a passi più veloci delle attese. Come hanno reagito i titoli di stato?

L’inflazione nell’Eurozona è salita all’1,1% a dicembre dal +0,6% del mese precedente, segnalando un’accelerazione dei prezzi nell’unione monetaria superiore alle attese. In Germania è schizzata all’1,7%, mentre nella stessa Spagna, che fino all’agosto scorso è stata in deflazione per ben tre anni, è più che raddoppiata in un solo mese, passando dal +0,7% al +1,5%. Colpo d’acceleratore anche in Italia, ma a un più contenuto +0,5%.

E’ reflazione, dunque. Quale impatto sul mercato dei titoli di stato, che ha già accusato un deciso calo dalla fine dell’estate scorsa proprio per il surriscaldamento delle aspettative d’inflazione? (Leggi anche: Quantitative easing a rischio, ecco perché)

In una sola seduta, i rendimenti dei titoli di stato decennali tedeschi sono saliti di 8 punti base allo 0,28%, mentre quelli italiani sulla stessa scadenza hanno segnato un rialzo di 13 bp all’1,88%. Curioso il caso dei Bonos spagnoli, che a fronte di un’inflazione più che raddoppiata, hanno reagito con un calo di quasi 6 bp nelle ultime due sedute all’1,44%.

Bonos spagnoli non ripiegano sulla reflazione

Come mai? E’ come se il mercato stesse concentrandosi più sulle prospettive di crescita dell’economia spagnola, che quest’anno dovrebbe espandersi del 2,5%, pur in rallentamento dal +3,2% del biennio precedente. Contenuti, poi, sono anche gli importi in scadenza dei titoli del debito pubblico a Madrid, pari al 10% del pil nel 2017, decisamente inferiori rispetto a circa il 15% dell’Italia. E la nostra economia è attesa crescere quest’anno tre volte meno di quella spagnola. (Leggi anche: Crescita economica senza governo, la sfida possibile dimostrata dalla Spagna)

Gli stimoli monetari della BCE, d’altra parte, proseguono per tutto il 2017 e impediscono ai titoli di stato di accusare un calo dei prezzi (aumento dei rendimenti) eccessivo. Non si spiegherebbe altrimenti la diversa reazione scatenatasi sul mercato dei Treasuries dalla vittoria di Donald Trump, rispetto alla quale i rendimenti decennali dei titoli di stato USA sono saliti di 60 bp al 2,45%. Va detto, però, che dalla metà di agosto ad oggi, già i rendimenti italiani sono cresciuti di quasi 80 bp sul tratto decennale e anche gli altri bond dell’Eurozona avevano scontato la reflazione.

 

 

 

 

Divergenza tra Treasuries e Bund

Anche in America l’inflazione sta tendendo al target del 2% e le aspettative si sono surriscaldate negli ultimissimi mesi con l’elezione del tycoon, che ha promesso politiche favorevoli alla crescita economica. A differenza dell’Eurozona, però, lì la Federal Reserve sta alzando i tassi e ha smesso da oltre due anni di acquistare bond sul mercato. Inevitabile la divergenza crescente tra Treasuries e Bund, che nella seduta di ieri sfiorava i 220 bp sui 10 anni, ai massimi dal 1990. I traders non stanno comprando (ancora) un minore accomodamento monetario nell’Eurozona, come dimostra il cambio euro-dollaro nei pressi di 1,04. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro, parità o rimbalzo?)

 

 

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