Mercati volatili, BTp e titoli bancari in altalena: che succede all’Italia?

L'altalena sui mercati finanziari disorienta. Ma cosa succede ai BTp e alle banche italiane?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'altalena sui mercati finanziari disorienta. Ma cosa succede ai BTp e alle banche italiane?

Che cosa succede sui mercati finanziari? Lo spread BTp-Bund a 10 anni è passato dai 192 punti base del lunedì pomeriggio ai meno di 172 bp di questa mattina, mentre i rendimenti decennali dei nostri titoli di stato sono arrivati vicini al 2,20% nel corso della settimana scorsa, scendendo all’1,94% di queste ore. Il differenziale con la Spagna oscilla intorno ai 50 bp, con punte di 55-56 e minimi poco superiori ai 40 bp, come oggi.

In altalena anche i titoli bancari, che lunedì perdevano quasi il 4% e ieri salivano di oltre il 4%, mentre oggi appaiono sostanzialmente stabili. Nel frattempo, l’indice Ftse Mib ha perso quasi il 2% e guadagnato all’incirca la stessa percentuale, il tutto in un paio di sedute. (Leggi anche: Spread e rendimenti BTp, cosa farà Draghi se vince il “no”)

Volatilità prima del referendum

Ma che succede? La parola-chiave dei mercati in questa fase è “volatilità”. Avvicinandoci al referendum costituzionale di domenica, gli investitori scontano lo scenario più probabile, almeno secondo i sondaggi, ossia una vittoria del “no”. Tuttavia, le sue implicazioni appaiono molto diverse, a seconda di quanto lasciano trapelare gli ambienti politici italiani, quelli europei e la BCE.

Ieri, ad esempio, l’appetito per i BTp è tornato con l’indiscrezione riportata da Reuters, secondo la quale la BCE aumenterebbe gli acquisti dei nostri bond, nel caso le riforme istituzionali del governo Renzi fossero bocciate e si registrasse sul mercato un massiccio sell-off ai loro danni. (Leggi anche: Crisi BTp, le mosse di Draghi dopo il referendum)

 

 

 

Mercati volatili anche dopo il referendum

Agli investitori, per essere brutali, non frega proprio niente che vinca il “sì” o il “no”, ma interessa che nell’uno o nell’altro caso vi sia stabilità politica e che il governo venga guidato da forze “business-friendly”, quindi, favorevoli a riforme economiche liberali. Tutto il resto è noia, direbbe il compianto cantautore romano.

C’è un aspetto allarmante, però, di questa fase negativa per la finanza tricolore. Come nel 2011, l’Italia sarebbe tornata nel mirino dei mercati, in quanto considerata “ventre molle” dell’Eurozona. Non si tratta di essere capro espiatorio, quanto di venire percepiti l’anello debole di una catena malandata. Se devo scommettere contro il destino dell’euro, lo faccio puntando contro gli assets più a rischio, che nel caso specifico sarebbero i BTp e le azioni delle banche italiane. (Leggi anche: Italia fuori dall’euro? Mercati mai così pessimisti)

Il saliscendi continuerà probabilmente anche dopo il referendum, perché tra novità politiche romane, decisioni della BCE in tema di “quantitative easing” e rialzo dei tassi USA, le ripercussioni sui nostri titoli saranno diverse e d’impatto. E i mercati scruteranno ogni movimento a Roma, come a Bruxelles e Francoforte, per capire se davvero le banche italiane verranno lasciate al loro destino o se saranno adottate iniziative alternative ai bail-in.

 

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Argomenti: bond sovrani, Crisi economica Italia, Economia Italia, quantitative easing, rendimenti bond, Spread

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