Crisi dello spread tornata e l’Italia corre verso il caos

L'Italia corre dritta verso il caos istituzionale e finanziario. Si moltiplicano i segnali che l'uscita dall'euro potrebbe essere un'ipotesi per noi meno fantasiosa di quanto si creda.

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L'Italia corre dritta verso il caos istituzionale e finanziario. Si moltiplicano i segnali che l'uscita dall'euro potrebbe essere un'ipotesi per noi meno fantasiosa di quanto si creda.

Non poteva iniziare in modo più confuso questo 2017 per l’Italia, che da mercoledì ha ufficialmente due leggi elettorali in vigore, una per la Camera e l’altra per il Senato, dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato parzialmente l’Italicum. Cassato il ballottaggio e introdotto il metodo del sorteggio per i casi di elezione multipla in diversi collegi, adesso le forze politiche principali spingono un po’ tutte per correre verso elezioni anticipate senza apportare alcun correttivo all’anomalia venutasi a creare.

I mercati, fiutando il rischio caos, hanno iniziato a scontare uno scenario di ingovernabilità o forse anche di possibile arrivo al governo di una maggioranza euro-scettica. I rendimenti dei nostri titoli di stato sono tornati a salire, portandosi per la scadenza a 10 anni al livello più alto da oltre un anno e mezzo, in area 2,25%. Lo spread BTp-Bund decennale si è allargato sopra i 175 punti base, ai massimi da fine novembre, prima che si celebrasse il referendum costituzionale.

Il divario con la Spagna è divenuto quasi imbarazzante: fino a +70 bp, confermando che nell’Eurozona si sia aperto un caso Italia. Tutto questo, mentre la Commissione europea ci chiede il varo di una manovra correttiva da 3,4 miliardi, che il governo Gentiloni ha iniziato a respingere, alzando i toni e lasciando prevedere un ritorno non lontano alle urne. (Leggi anche: Rendimenti BTp ai livelli pre-referendum)

Rischio caos dopo le elezioni

Secondo un simulazione pubblicata sul Corriere della Sera di ieri, basata sulla media dei sondaggi, se oggi si andasse ad elezioni, nessuno schieramento politico avrebbe la maggioranza alla Camera. Sin qui, forse, nessuna novità. L’aspetto più interessante è che tali dati suggeriscono che non sarebbero sufficienti nemmeno le larghe intese tra PD, Forza Italia e centristi, perché insieme si fermerebbero a una decina di deputati sotto la soglia della maggioranza assoluta, così come anche le forze euro-scettiche (Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia). In sostanza, non ci sarebbero i numeri per governare nemmeno immaginando un Nazareno-bis.

Lo scenario dell’ingovernabilità, preceduto da uno scontro praticamente quasi certo tra Roma e Bruxelles sui conti pubblici e contestuale alle elezioni in Olanda, Francia e Germania, ovvero tra stati-chiave dell’Eurozona, non fa che aumentare le probabilità di una concreta uscita dell’Italia dall’euro per effetto di una situazione, sfuggitaci di mano.

I segnali ci sono, a conferma che il nostro ragionamento non è un esercizio teorico o di terrorismo mediatico. (Leggi anche: Italia fuori dall’euro? Mercati mai così pessimisti)

 

 

 

 

Draghi e alta finanza lanciano allarme Italexit

Pochi giorni fa, il governatore della BCE, Mario Draghi, ha ammonito gli stati membri, che chi volesse uscire dall’Eurozona dovrebbe prima regolare i conti relativi al Target 2, il sistema dei pagamenti intra-euro, utilizzato da banche commerciali e centrali dell’area. Per l’Italia, si tratterebbe di ripagare in un solo colpo quasi 360 miliardi di euro, il passivo più rosso dell’intera unione monetaria. Il senso di queste parole, che da un lato suonano come una minaccia, consiste nella conferma che dall’euro si potrebbe uscire, un’ammissione mai resa prima dal numero uno di Francoforte. (Leggi anche: Fuori dall’euro possibile, clamorosa svolta di Draghi)

E Mediobanca ha svolto un’analisi benefici-costi di un’eventuale uscita dall’euro dell’Italia, ipotizzando la parziale rinegoziazione del debito pubblico in lire. Non vogliamo approfondire qui le argomentazioni addotte dall’istituto, ma evidenziare che una delle banche italiane più importanti, parte del cosiddetto “salotto buono” della finanza nazionale, sia arrivata a simulare un addio dell’Italia alla moneta unica. Questo, mentre il possibile nuovo ambasciatore americano a Bruxelles, Ted Malloch, non esclude che l’euro possa collassare entro i prossimi 18 mesi, invitando il mercato a “shortarlo”, ovvero a scommettere su un suo ribasso.

Siamo alle convulsioni finali dell’Italia nell’euro?

Secondo le indagini effettuate tra gli investitori nei mesi passati, l’Italia sarebbe di gran lunga il paese percepito a maggior rischio di uscita dall’Eurozona, più che la Grecia. Una ragione di tanto crescente pessimismo ci sarà e va individuata nel mix tra debolezza economica ed euro-scetticismo montante, unitamente alla sempre più evidente ingovernabilità.

La stessa evoluzione dei mercati incrementa i rischi: i tassi stanno risalendo dai minimi storici toccati negli anni passati e per un’economia italiana ancora non ripresasi dalla crisi del 2008-’09 e alle prese con il terzo debito pubblico più alto al mondo, al netto di ogni altra considerazione sarà già complicato affrontare il nuovo corso. I dissidi partitici sulla data del voto appaiono sempre più un litigio tra chi si debba aggiudicare le spoglie del paese che ciascuno vorrebbe andare a governare, ma che probabilmente sta per vivere le ultime fasi di una lunghissima convulsione politica, economica, finanziaria e sociale, che potrebbe azzerare tutto. (Leggi anche: Italia fuori dall’euro, decisivi i prossimi 12 mesi)

 

 

 

 

 

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