Mercati euforici per elezioni meno vicine, ma ecco perché sbagliano

La riforma della legge elettorale nel senso proporzionale "è morta". Dopo la bagarre di ieri alla Camera, i mercati hanno tirato un sospiro di sollievo, ma non ne hanno motivo, anzi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La riforma della legge elettorale nel senso proporzionale

“La riforma della legge elettorale è morta”. Parole pesanti quelle di Emanuele Fiano del PD, dopo che la Camera ha approvato ieri un emendamento a scrutino segreto, presentato da Forza Italia e con il parere contrario del governo, mirante ad estendere il nuovo sistema elettorale al Trentino-Alto-Adige. Tra franchi tiratori e accusate al Movimento 5 Stelle di avere tradito la parola data, nel partito di Matteo Renzi non vi è alcun dubbio che il modello proporzionale di cui si è discusso nelle ultime settimane non avrebbe più alcuna chance di passare al vaglio del Parlamento.

E così, dopo che ci eravamo andati vicino, grazie a un’intesa più unica che rara tra i principali schieramenti politici, la riforma si allontana tutto ad un tratto e con essa anche le elezioni anticipate. Almeno così l’hanno percepita i mercati finanziari, che ieri hanno reagito alla bagarre a Montecitorio con un calo dello spread BTp-Bund a 191-192 punti base sulla scadenza decennale dai 200 bp della seduta precedente, così come con una riduzione dei rendimenti decennali nostrani di una decina di punti al 2,18%. La stessa Piazza Affari segnava un timido rialzo nel primo pomeriggio, sostenuta anche dall’esito del board della BCE, che ha lasciato invariati i tassi e gli stimoli monetari, pur mutando il linguaggio utilizzato nel comunicato finale con l’eliminazione del riferimento ai “tassi futuri più bassi”. (Leggi anche: Come Draghi potrebbe allontanare le elezioni anticipate)

Mercati più sereni, ma non ne avrebbero motivo

Eppure, l’ultimo sentimento che dovrebbe prevalere in queste ore dovrebbe essere l’euforia. Diverse le ragioni per le quali non stare sereni. In primo luogo, sarà piuttosto difficile che il Parlamento adesso trovi una nuova intesa per riscrivere la legge elettorale, visto che questa era stata trovata faticosamente e sulla base di un baratto tra Forza Italia e PD, con il quale la prima accettava le elezioni anticipate in autunno e il secondo avallava un ritorno al proporzionale.

Adesso, l’ipotesi più realistica è che si torni a votare con il Consultellum, ovvero con un sistema elettorale differente tra Camera e Senato e che nei fatti sarebbe un proporzionale quasi puro, tale da aumentare la frammentazione partitica in Parlamento e da rendere quasi certa l’ingovernabilità. Un paese con un debito pubblico a 2.260 miliardi e alle prese con una super-manovra da 20 miliardi per evitare una stangata dell’IVA dall’anno prossimo, la prospettiva di una mancanza di governo per mesi reca con sé il rischio di un tracollo economico da un lato e di una riaccensione della crisi dello spread dall’altro. (Leggi anche: Draghi premier, legge elettorale e amministrative: perché Renzi rischia di finire male)

Legislatura finita, con o senza elezioni

Altro aspetto, le elezioni anticipate. Siamo sicuri che non arrivino ugualmente in autunno? Le tensioni nella maggioranza sono alle stelle tra PD da una parte e centristi e sinistra dall’altra, ma anche all’interno dello stesso PD. Il segretario Matteo Renzi avrebbe maturato l’idea di staccare la spina all’esecutivo, vuoi per la smania di andare alle urne per non farsi rosolare a fuoco lento da una manovra impopolare e da una maggioranza ormai paralizzata dalle divergenze, vuoi anche perché intende dare vita a una nuova fase politica, che cancelli la sua sconfitta al referendum costituzionale e lo riveda nelle vesti di premier.

L’inconsistenza politica sfoggiata dal Parlamento al primo vaglio della riforma elettorale sarebbe solo un assaggio di quello che accadrebbe nella prossima legislatura, quando la distribuzione dei seggi sarà più frammentata, tranne lo scenario improbabile che una lista raggiunga il 40% dei consensi, ottenendo il premio di maggioranza. Non solo non sarà possibile avere un governo guidato da un solo schieramento, ma sarebbe anche improbabile che le eventuali intese tra PD e Forza Italia risultino abbastanza larghe da consentire la nascita di una maggioranza parlamentare stabile. (Leggi anche: Primarie PD, trionfo Renzi avvicina elezioni e dopo sarà stangata)

Rischio caos dopo le elezioni

I mercati finanziari hanno tirato ieri un sospiro di sollievo per la percezione di elezioni anticipate meno probabili, ma hanno sostanzialmente celebrato l’incapacità della politica italiana di anche solo darsi regole minime per il rinnovo del Parlamento, caso unico in tutto il mondo occidentale e forse al mondo. C’è poco da rallegrarsi, perché se è vero che gli investitori puntino sulla vittoria al prossimo giro dei partiti europeisti, è indubbio che questo scenario rischia per loro di essere meno probabile con elezioni a scadenza naturale della legislatura, quando gli italiani avranno iniziato ad assaggiare gli effetti della manovra da 20 miliardi, siano essi in forma di aumenti dell’IVA o di altre imposte e/o di tagli alla spesa pubblica. (Leggi anche: Renzi e Berlusconi pronti a governare insieme, nascondendo la stangata fiscale)

D’altra parte, non è nemmeno detto che, per quanto visto sopra, le elezioni non verranno anticipate, anzi sembra ormai insostenibile una legislatura senza alcuna spinta propulsiva della sua maggioranza e che da mesi si arrovella a dibattere senza alcuna conclusione sulle regole del gioco, le formule politiche più idonee e i candidati più appetibili per l’uno o l’altro schieramento. I mercati festeggino pure, ma non hanno capito che la maggioranza sembra di lavorare per il solo obiettivo di fare arrivare i grillini al governo.

 

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Argomenti: bond sovrani, Politica italiana, rendimenti bond, Spread

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