Mercati emergenti vulnerabili al “tapering”. Rischio stagflazione in Brasile?

I mercati emergenti sarebbero oggi più vulnerabili degli anni Novanta a un rialzo dei tassi nell'Occidente. Preoccupa il Brasile, forse a rischio stagflazione.

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I mercati emergenti sono più vulnerabili di un decennio fa a un rialzo dei tassi nelle economie avanzate. L’allarme è stato lanciato dalla Banca per i Regolamenti Internazionali, secondo cui le nuove economie sarebbero più esposte, rispetto a quanto non lo fossero durante la crisi dell’Est Asiatico del 1998. E ciò, in conseguenza della maggiore integrazione dei mercati.

Tutto inizia con il crac di Lehman Brothers

I fatti sono noti.

Dal 2008 fino alla metà del 2013, i capitali sono fluiti abbondanti verso i mercati emergenti, a causa dei rendimenti nominali nulli o negativi negli USA, nel Regno Unito e in Giappone. Ciò ha consentito a queste economie di indebitarsi a un costo molto contenuto, mediamente pari a 250 punti base in meno dei livelli storici. I bassi tassi hanno spinto, a loro volta, le società di queste economie ad indebitarsi, tanto che sono raddoppiate le loro esposizioni in valuta locale, oggi pari a 9,1 mila miliardi di dollari.

Adesso, però, che i rendimenti tornano a crescere anche negli USA, molti capitali stanno fuggendo dai mercati emergenti e questo potrebbe provocare un tonfo delle loro valute, aggravato dalla corsa delle aziende a saldare i debiti contratti in valuta straniera per aumentare le esposizioni in valuta locale. Il fenomeno si è registrato in Russia nel 2008-’09.

Rischio stagflazione Brasile

Diversi analisti, poi, guardano con preoccupazione alla situazione economica del Brasile, la cui produzione industriale a dicembre è scesa su base mensile del 3,5%, il calo maggiore dal 2008, come fa notare Nomura. Il paese presentava un deficit fiscale di 65 miliardi di dollari nel 2013 e un saldo passivo della bilancia dei pagamenti pari al 3,7% del pil.

La crescita potrebbe rallentare al 2-2,5%, secondo Neil Shearing di Capital Economics, ma se in Cina dovesse registrarsi una frenata del pil, sorgerebbero problemi più gravi. Più in generale, il Brasile si troverebbe ad affrontare una situazione di stagflazione, simile a quella vissuta dall’Occidente negli anni Ottanta, caratterizzata da una crescita sotto tono o stagnante e un’inflazione alta. Per tornare competitivo, pronostica Marcelo Ribeiro del fondo Pentagono, il Brasile dovrebbe svalutare il real del 60-70%.

E aggiunge un poco rassicurante: “finirà male”.

La situazione delle economie emergenti, quindi, non sarebbe affatto rassicurante. E man mano che il “tapering” procederà negli USA, fino all’azzeramento degli stimoli monetari, la crisi valutaria e finanziaria potrebbe inasprirsi.

 

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