Mercati emergenti una risposta ai tassi zero?

Mercati emergenti soluzione per chi cerca un rendimento accettabile?

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Mercati emergenti soluzione per chi cerca un rendimento accettabile?

La Germania emette oggi per la prima volta nella sua storia un bond a 10 anni senza cedola per 5 miliardi di euro. Berlino può permettersi questo apparente affronto al mercato, visto che sul secondario i Bund con scadenza 2026 offrono rendimenti negativi fino a un paio di decimi percentuali. Nel frattempo, i Treasuries per la medesima scadenza segnano il minimo storico, offrendo solamente l’1,36-1,37%.

Il fenomeno dei rendimenti sempre più bassi (negativi su titoli di stato per 13.000 miliardi di dollari nel pianeta) si è estremizzato con la Brexit, visto che le tensioni finanziarie internazionali hanno spinto ancora di più gli investitori a ripararsi nei beni-rifugio, ovvero in assets sicuri.

Mercati emergenti tonici dopo Brexit

Lungi dall’essere un fenomeno temporaneo, diversi analisti già parlano di “new normal” sul mercato dei tassi, anche perché le banche centrali saranno costrette a restare molto accomodanti ancora a lungo, altrimenti un minimo calo dei prezzi dei bond infliggerebbe agli obbligazionisti perdite incalcolabili.

Ma le alternative alla mancanza di rendimento esistono e si chiamano mercati emergenti. Secondo JP Morgan, gli afflussi di capitali per questi sono stati pari a 3,3 miliardi nel corso della settimana conclusasi il 7 luglio scorso, portando il saldo attivo a 12,1 miliardi quest’anno, quando nel 2015 era stato negativo per 14 miliardi.

 

 

Rendimenti bond emergenti appetibili, anche se stringono

A rinvigorire i mercati emergenti c’è la prospettiva meno vicina di un secondo rialzo dei tassi USA, che potrebbe essere rinviato persino all’anno prossimo con la Brexit. E così, il differenziale di rendimento tra i bond denominati in dollari collocati su questi mercati e i Treasuries di pari scadenza è sceso ai minimi da un anno, a 380 punti base.

I titoli di stato sui mercati emergenti hanno guadagnato dall’inizio dell’anno il 13%, mentre le borse di questi paesi hanno messo a segno già quest’anno un buon 7,5% in media, 4 volte superiore a quello dei paesi sviluppati. Certo, bisogna anche guardare all’andamento dei tassi di cambio, dove prevale negli ultimi mesi il segno meno, ma di certo possiamo affermare che un’alternativa ai tassi zero esiste, anche se comporta maggiori rischi.

 

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