I mercati emergenti fanno un secondo miracolo ma è presto per entusiasmarsi

Forti rialzi sulle borse dei Paesi emergenti che restano comunque lontane dai massimi. Secondo gli analisti a metterci le zampino in questo secondo miracolo è stata anche la Brexit

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Forti rialzi sulle borse dei Paesi emergenti che restano comunque lontane dai massimi. Secondo gli analisti a metterci le zampino in questo secondo miracolo è stata anche la Brexit

Le borse dei paesi emergenti sono tornate ad avere un rullino di marcia che ricorda i vecchi tempi quando le economie di questi Paesi sembrano essere quasi inarrestabili. Con la sola eccezione della Cina, i dati sull’andamento delle borse degli emergenti non lasciano spazio a dubbi. Dall’inizio dell’anno, il principale paniere di riferimento della Borsa del Brasile ha segnato un aumento del 40%. Un vero e proprio salto in lungo per restare in tema Olimpiadi. Più distaccata, ma sempre su percentuali molto importanti, è la Borsa di Mosca che ha segnato un rialzo del 30%. E’ andata molto bene anche alla piazza indiana che ha messo a segno un +8%. Uscendo da perimetro dei vecchi Brics, la borsa delle Filippine è cresciuta del 20%, quella della Tailandia del 30% e quella dell’Argentina del 40%.

Complessivamente sono nelle ultime 6 settimane, i Paesi citati sono stati capaci di attrarre qualcosa come 13 miliardi di dollari di nuovi capitali.

 

Il nuovo miracolo dei Paesi emergenti

I fattori che stanno permettendo ai paesi emergenti di riprendere la loro marcia sono molteplici e variabili da caso a caso. C’è però un minimo comun denominatore che accomuna il Brasile con l’Argentina e la Russia. Secondo alcuni analisti, infatti, i paesi emergenti vengono visti più stabili rispetto all’Europa alla prese con la Brexit. L’uscita ella Gran Bretagna dall’Unione Europea, quindi, ha dato una seconda occasione alle economie emergenti.

Certamente la Brexit da sola non spiega gli impressionanti volumi di capitale di queste ultime settimane e allora si entra nelle singole specificità. I paesi sudamericani, ad esempio, stanno traendo maggiore beneficio dai recenti cambi politici e dall’implementazione di misure di contenimento della spesa pubblica.

E’ questo il caso soprattutto di Brasile ed Argentina. Con un piede nella fossa fino ad alcuni anni fa, adesso le due più grandi economie del Sud America sono in ripresa. Stesso discorso vale per la Russia. Mosca, fino ad alcuni mesi fa era alle preso con forti problemi innescati dal calo del prezzo delle materie prime. Adesso il quadro è cambiato con il prezzo del petrolio in ripartenza (Quotazione petrolio ancora in aumento: fase “toro” per il WTI).

Secondo gli analisti di Morgan Stanley “il miglior andamento della crescita mondiale, che dal 2,9% di quest’anno, l’anno prossimo passerà al 3,2%, è da attribuire agli emergenti“. Il confronto tra paesi sviluppati ed emergenti non lascia spazio a dubbi. Il prossimi anno i primi cresceranno soltanto dell’1,4% mentre i paesi emergenti dovrebbero registrare una crescita del 4,7%.

 

Previsioni paesi emergenti: uno sviluppo appeso ad un filo

Tutto rose e fiori quindi? Niente affatto perchè per quando in ripresa, i ritmi di crescita delle borse dei paesi emergenti sono ancora lontani da quelli degli anni dorati. In teoria, quindi, ci sarebbe lo spazio per una ulteriore crescita ma i rischi sono forse maggiori delle opportunità. Il taglio dei tassi da parte della Fed, infatti, potrebbe scrivere il fine corsa a questo miracolo. Oltre a questo c’è poi l’andamento del petrolio. Tanti analisti, infatti, ritengono, che i tempi per un taglio della produzione sono ancora lontani e che settembre potrebbe non essere idilliaco come agosto.

 

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