Mercati e dati macro: d’ora in poi le cattive notizie non faranno piacere

I mercati finanziari iniziano a scontare le notizie economiche per quelle che sono. L'ubriacatura di questi anni sta per cedere il passo a un risveglio piuttosto brusco.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I mercati finanziari iniziano a scontare le notizie economiche per quelle che sono. L'ubriacatura di questi anni sta per cedere il passo a un risveglio piuttosto brusco.

La crisi finanziaria esplosa nel 2008 negli USA e propagatasi nel resto del pianeta ha fatto saltare diversi schemi, spingendo le banche centrali a imbarcarsi negli ultimi anni in politiche monetarie non convenzionali, di navigare tra quelle “acque inesplorate”, per dirla con il linguaggio dei governatori.

Gli istituti, a partire dalla Federal Reserve e la Bank of England prima, seguiti da BCE, Bank of Japan, SNB, Riksbank e altri di minore dimensione, hanno varato stimoli senza precedenti, acquistando sul mercato secondario diverse categorie di assets, titoli di stato in primis.

Stimoli banche centrali per 2.500 mld all’anno

Oggi come oggi, si calcola che ogni mese vengono acquistati dalle banche centrali di tutto il pianeta assets per un controvalore di oltre 200 miliardi di dollari, di cui una novantina solo da parte della BCE. Il conto annuale è di 2.500 miliardi.

Grazie a questi stimoli, i mercati finanziari si sono potuti riprendere del tutto dalla peggiore crisi dai tempi della Grande Depressione e, anzi, gli indici azionari di Wall Street segnano in queste settimane nuovi record storici. Proprio la prospettiva di acquisti sempre più ingenti di carta sul mercato spinge gli investitori a buttarsi in titoli obbligazionari pubblici e privati, nonché azionari, consapevoli che l’elevata domanda complessiva sosterrà i prezzi, indifferentemente dai fondamentali.

Mercati in bolla finanziaria

Non stupisce, quindi, che in questi anni abbia prevalso una regola non scritta, ossia “bad news is good news”. Che cosa significa? A ogni lettura di un dato macroeconomico negativo, la reazione dei mercati andava nella direzione opposta a quella tipicamente immaginata. Il pil USA di un determinato trimestre deludeva le attese? E allora vai con l’acquisto di azioni a Wall Street. La disoccupazione nell’Eurozona si conferma alta in un dato mese? Urge acquistare azioni e obbligazioni nell’area.

Eppure, un andamento negativo dell’economia dovrebbe segnalare fondamentali deboli, spingere il mercato, quindi, a vendere e non ad acquistare. Vero, se vivessimo un mondo ordinario. Ma quello uscito fuori dalla crisi del 2008 è un pianeta alla rovescia, come dimostra la follia dei tassi negativi.

 

 

 

Mercati si stanno normalizzando?

Le cattive notizie sono state ad oggi interpretate quali buone notizie sulla presunzione che avrebbero spronato le banche centrali ad attuare stimoli più forti, ovvero ad aumentare gli acquisti di titoli e/o a tagliare ulteriormente i tassi, rendendo ancora meno caro il denaro per effettuare gli investimenti.

Questa regola inizia a non valere più, come evidenzia anche Bank of America, secondo cui d’ora in avanti “ogni dato debole riscontrerà lo scetticismo del mercato”. Come mai questa inversione di tendenza? Semplice, perché ora quasi nessuno crede più che le banche centrali abbiano a disposizione altre munizioni sufficienti da utilizzare. La famosa “scatola degli attrezzi” di cui parla spesso “Super Mario” Draghi è tutt’altro che infinitamente piena, come questi vorrebbe far credere, essendo, invece, quasi vuota.

Per molti investitori sarà un brusco risveglio

Dunque, se un dato macro risulta deludente, non conviene più strofinarsi le mani pensando a quali acquisti effettuare, in attesa di nuovi stimoli monetari. Al contrario, diventa quanto mai opportuno interrogarsi se i prezzi dei titoli in possesso siano o meno giustificati dai fondamentali, perché in assenza di interventi drastici in futuro delle banche centrali, saranno questi ultimi aspetti a tornare a prevalere sulle finalità speculative.

In un certo senso, il mondo finanziario si accingerebbe a normalizzarsi dopo anni di sbornia apparentemente senza fine. Il risveglio potrebbe essere amarissimo per quanti abbiano scommesso solo sulle cattive notizie, perché queste si riveleranno per quello che veramente significavano.

 

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Argomenti: Altre economie, Bce, bolla finanziaria, bond sovrani, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, rendimenti bond, rendimenti negativi, stimoli monetari, tassi negativi