Sui mercati azionari è tornata la volatilità, ma è una buona notizia

In ripresa i mercati azionari dopo i crolli dei giorni scorsi. Sta facendo ritorno la volatilità, ecco perché non è una cattiva notizia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
In ripresa i mercati azionari dopo i crolli dei giorni scorsi. Sta facendo ritorno la volatilità, ecco perché non è una cattiva notizia.

Wall Street ha iniziato a risalire la china, dopo avere subito lunedì uno dei suoi più marcati ribassi in una singola seduta nella sua storia, con il Dow Jones ad avere chiuso a -4,6%. La giornata di ieri ha avuto, invece, tutt’altro finale, con lo stesso indice ad essere rimbalzato del 2,33%, ma al termine di una seduta, durante la quale l’indice ha cambiato direzione ben sei volte. Rispetto al picco storico toccato il 23 gennaio scorso, la borsa americana resta in calo del 6,6%, ma il ripiegamento era arrivato al 10%. Non è detto che il rimbalzo di ieri sia stabile e che d’ora in avanti il mercato azionario negli USA e nel resto nel mondo continuerà a salire. In teoria, potrebbe essere stato alimentato solo da fattori tecnici, ovvero dal desiderio dei traders di tornare a comprare titoli ai minori prezzi a cui erano arrivati, ma senza la convinzione di tenerli a lungo in portafoglio. Lo vedremo già dalla seduta di oggi se le cose stanno così o se la ripresa sarà stabile. Di certo, sta tornando la volatilità, ovvero quell’andamento zigzagato delle quotazioni azionarie, che sembrava essere scomparso negli ultimi tempi. (Leggi anche: Volatilità mercati ai minimi storici: se fosse paralisi e non ottimismo?)

Lo scorso anno, vi avevamo dato conto del crollo della volatilità sui mercati ai minimi da 90 anni a questa parte. Cosa significa un mercato poco o affatto volatile? I titoli si muovono poco nell’una o nell’altra direzione e magari non cambiano proprio direzione per un lungo periodo. A Wall Street, era accaduto che per diversi mesi, il mercato sembrava solo acquistare e avanzare di seduta in seduta di pochissimo, quasi fosse in attesa di capire sul da farsi.

Perché la volatilità in sé non è un male

La volatilità, a dispetto dell’opinione superficiale che ci facciamo di essa, non è solo un fattore negativo nel trading, anzi è proprio quella condizione che consente a chi sta su due parti opposte del mercato di guadagnare. I titoli oscillano in alto e in basso, dando la possibilità di acquistare a corsi bassi e vendere a corsi superiori. Quando la volatilità è molto bassa, significa che il mercato tende ad assumere posizioni al suo interno parecchio omogenee. Non esiste una massa critica di investitori che preveda un andamento prossimo dei titoli diverso dagli altri. Se tutti immaginiamo che il prezzo di un’azione salga, nessuno vi scommetterà al ribasso e tutti si limiteranno ad acquistare, con la conseguenza che il prezzo salirà.

Ma bassa o nulla volatilità potrebbe essere la spia di un’incertezza profonda tra chi investe, di una sorta di paralisi. Nessuno sa davvero cosa farà il mercato d’ora in avanti, per cui acquista e vende poco. Gli scambi giornalieri si rarefanno e le fluttuazioni dei corsi saranno lievi. I guadagni e le perdite potenziali risulteranno altrettanto limitati. Uno scenario del genere può anche apparire positivo, ma rischia di creare le condizioni perfette per una tempesta finanziaria al verificarsi di eventi anche in sé poco significativi o al diffondersi di dati e notizie di secondaria importanza.

E’ accaduto proprio questo lunedì scorso. Appena il governo americano ha diffuso le stime sui salari negli USA a gennaio, cresciuti al ritmo massimo dalla recessione del 2009, ovvero del 2,9% su base annua, tutti ne hanno approfittato per vendere sulle aspettative di un’inflazione più alta e, quindi, di una stretta monetaria della Federal Reserve più incisiva per i prossimi mesi. Un pretesto per chiudere posizioni che altrimenti non avrebbe avuto senso e convenienza chiudere. E così, si è passati dal profondo rosso di lunedì al rimbalzo del giorno seguente. (Leggi anche: Perché il dollaro tornerà a rafforzarsi dopo il sell-off degli ultimi 3 mesi)

Mercati saranno più volatili

Comunque vadano le cose, la volatilità dovrebbe aumentare da qui in poi. Rispetto al recente passato, non esistono più granitiche certezze su come si muoveranno le banche centrali principali del pianeta, ora che l’inflazione sembra riprendersi ovunque e che la crescita economica appare largamente diffusa e soddisfacente in Nord America, Europa e Giappone. La diversità di previsione tra analisti e traders spingerà alcuni a vendere, altri a comprare. I guadagni e le perdite giornalieri si amplificheranno in valore percentuale e così anche i volumi scambiati. Insomma, vi sarà una vivacizzazione dei mercati finanziari, che non necessariamente deve essere percepita come negativa. E poiché la direzione dei mercati nel breve non sarà più così scontata, gli investimenti saranno forse anche più selettivi, oculati, visto che acquistare titoli diverrà una scommessa più incerta.

Il trading robotico non farà che rimarcare la volatilità futura. Posizioni chiuse o aperte automaticamente al raggiungimento di dati livelli di prezzo intensificheranno le occasioni di vendita e quelle alle quali acquistare azioni, bond, valute. L’uscita dalla lunga fase degli stimoli monetari per i principali istituti farà il resto, incrementando le incertezze e diversificando le opinioni tra gli attori del mercato. D’altra parte, veniamo da un periodo, in cui la lettura dei fondamentali è passata in secondo piano, visto che le maxi-iniezioni di liquidità sui mercati hanno generato occasioni di acquisto, indifferentemente dai rating degli emittenti e dai risultati economici ottenuti. Questa fase non è ancora del tutto finita in Europa o in Giappone, ma anche in queste due realtà sta giungendo al termine, seguendo con 3-4 anni di ritardo gli USA. Ci annoieremo di meno a seguire le borse mondiali nei prossimi tempi. (Leggi anche: Mercati azionari in calo, ecco perché prevalgono le vendite)

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Argomenti: bolla finanziaria, Economia USA