Mentre la politica ha occhi solo per il Quirinale, l’economia italiana rallenta

Dopo un 2021 superiore alle previsioni, la crescita dell'economia italiana quest'anno rischia di deludere le aspettative del governo

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Crescita dell'economia italiana rallenta

L’economia italiana ha perso vigore negli ultimi mesi. E a dirlo è il direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’IVASS, Luigi Federico Signorini. Il banchiere, intervenendo a un evento organizzato da Swiss RE, ha aggiunto che le previsioni di crescita per quest’anno dovrebbero attestarsi in prossimità del 4%. Il dato sconta l’assenza di nuove restrizioni anti-Covid, sia grazie alle vaccinazioni che per effetto della convivenza con il virus. La crescita sarebbe sostenuta a partire dalla prossima primavera dalla domanda interna.

Un PIL a +4% dopo il probabile +6,2% registrato nel 2021 sarebbe teoricamente positivo. Tuttavia, sotto questa soglia rischiamo di non recuperare del tutto le perdite accusate nel corso del 2020 a causa della pandemia. Se l’anno scorso fossimo effettivamente cresciuti del 6,2%, l’economia italiana nel 2022 non dovrebbe espandersi meno del 3,4% per azzerare tali perdite. E, soprattutto, il governo ha previsto nella Nota di aggiornamento al DEF un tasso di crescita del 4,7% per quest’anno.

Ci sarebbe, dunque, una differenza che rasenterebbe il punto percentuale. E stavolta, a differenza dello scorso anno, quando le stime iniziali furono di oltre un punto e mezzo inferiori al tasso di crescita effettivo, rischiamo una cocente delusione. Peraltro, mentre un anno fa l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi migliorò le aspettative di famiglie, imprese e mercati, in queste settimane stiamo assistendo ai primi segnali di fatica del premier. La corsa al Quirinale lo sta privando della capacità di reazione dinnanzi ad eventi come il dilagare della pandemia e il rallentamento dell’economia italiana. Per non scontentare nessuno, Draghi praticamente ha smesso di fare e parlare.

I partiti ignorano l’economia italiana

I partiti sono assorti nella scelta del prossimo presidente della Repubblica.

Le votazioni inizieranno lunedì prossimo e si spera che in pochi giorni esiteranno la fumata bianca. Comunque vada, la fase d’oro di “Super Mario” sarebbe alle spalle, sia che il premier sarà eletto presidente, sia che resti al governo. Nel primo caso, perderemmo settimane per riassettare il quadro istituzionale con l’individuazione di un nuovo premier e le reazioni dei partiti. Nel secondo, a meno che al Quirinale vada una figura di compromesso tra tutti i partiti della maggioranza, difficilmente lo stesso Draghi riuscirebbe a garantire stabilità all’esecutivo. La parte politica soccombente non avrebbe motivo per continuare a sostenerlo e le tensioni pre-elettorali monterebbero.

Nei prossimi mesi, l’economia italiana dovrà fronteggiare anche l’onda d’urto del calo degli acquisti dei BTp da parte della BCE. L’impennata dello spread di queste settimane sta già scontando tale scenario, ma eventuali e molto probabili fibrillazioni politiche spingerebbero il differenziale di rendimento fino alla soglia dei 200 punti base. Inevitabile il contraccolpo sulla domanda interna: gli investimenti frenerebbero per il maggiore costo del denaro, così come i consumi ne risentirebbero tra alta inflazione e tassi di mutui e prestiti più alti per comprare casa e beni durevoli come elettrodomestici, mobili e auto. E già a dicembre la fiducia delle imprese scricchiolava, segno che la crescita sostenuta dell’economia italiana non sia scontata anche nei prossimi trimestri.

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